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Le nuove sanzioni a stelle e strisce contro il gasdotto russo-germanico Nord Stream 2, ideate per esercitare maggiore pressione sulla Russia senza inimicarsi la Germania, hanno fatto aumentare dell’8,7% il gas naturale europeo (Dutch) con le valutazioni nuovamente sopra quota 90 euro al kilowatt/ora. Anche per questa ragione (ma non solo) la Casa Bianca starebbe pensando di eliminarle. Appare evidente che, dopo le rilevazioni sul prezzo del petrolio, la marcia indietro dell’amministrazione Usa sulle nuove sanzioni potrebbero avere l’effetto di sminare il terreno dei rincari e dare più tempo a Kiev per un’altra operazione legata all’energia con “vista” Egeo. 

SANZIONI

Fino a ieri le sanzioni vertevano casi specifici e già individuati. Come la Transadria Ltd., con sede a Cipro ma ritenuta una società di comodo russa, presente in un paper inviato al Congresso per il lavoro svolto da una delle sue navi, la Marlin, al pari della Blue Ship, anch’essa citata per il suo lavoro sull’oleodotto ma non sanzionata perché appartiene a un’azienda tedesca. Da un lato c’è chi sostiene come le nuove sanzioni sarebbero state programmate in ritardo, visto e considerato che il Nord Stream 2 è completato ormai da due mesi; dall’altro resta in piedi la tesi Usa che rappresenti una minaccia per l’indipendenza energetica europea.

Sul punto i critici dell’amministrazione Biden al Congresso, guidati dal senatore repubblicano Ted Cruz, continuano a premere perché gli Stati Uniti prendano una posizione più dura contro il progetto. La risposta del Segretario di Stato Antony Blinken, però, non lascia spazio di manovra: “Anche se l’amministrazione continua ad opporsi al gasdotto Nord Stream 2, anche attraverso le nostre sanzioni, continuiamo a lavorare con la Germania e altri alleati e partner per ridurre i rischi posti dal gasdotto verso l’Ucraina e i paesi in prima linea della Nato e dell’Ue e per respingere le attività russe dannose, anche nella sfera energetica”.

GASDOTTO

Le nuove sanzioni “sul Nord Stream 2 sono una continuazione del linguaggio sanzionatorio, a cui Washington ostinatamente non vuole rinunciare in alcun modo”, ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che “questo è qualcosa che consideriamo estremamente negativo, illegale e sbagliato soprattutto sullo sfondo di intensi tentativi di sviluppare il dialogo precedentemente perso”.

Un dialogo che tocca anche altri aspetti, come la diversificazione dell’approvvigionamento energetico per il vecchio continente che, oggi più che mai, passa anche dalla Grecia su cui gli Usa puntano molto. Il volume di gnl americano in arrivo nell’Egeo infatti aumenta costantemente, per questa ragione gli avversari degli Usa vorrebbero impedire la privatizzazione del porto greco di Alexandroupolis, accanto al quale c’è un deposito di gas per lo stoccaggio nello scalo di Kavala. Il tutto a pochi chilometri dalle pipeline del Tap e dalla via Carpatia. 

Ma a Mosca sta passando anche un altro messaggio: ovvero che tale situazione possa ritardare l’operatività del Nord Stream 2 per alcuni mesi, al fine di consentire agli Stati Uniti di modernizzare il settore energetico dell’Ucraina. In quel caso Kiev potrebbe avere più tempo per tentare di negoziare un nuovo accordo sul transito del gas con la Russia.

@FDepalo

Gioco di nervi sul Nord Stream 2. Via le sanzioni Usa per dare più tempo a Kiev?

Mosca teme che ritardare l’operatività del gasdotto per alcuni mesi abbia come obiettivo il consentire agli Stati Uniti di modernizzare il settore energetico dell’Ucraina

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