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Il bureau per l’industria e la sicurezza del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha aggiornato la sua lista di entità impegnate in attività che minacciano la sicurezza nazionale o gli interessi di politica estera degli Stati Uniti. E nella black list sono finite quattro aziende tra le quali spiccano le israeliane Nso Group, nota per aver sviluppato lo spyware Pegasus utilizzato contro diversi leader mondiali da alcuni governi, e Candiru.

Undici i possibili Stati clienti di Nso Group: Arabia Saudita, Azerbaijan, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Ruanda, Togo e Ungheria. Nel mirino, invece, sono finiti il telefono del presidente francese Emmanuel Macron, sotto controllo nel 2019 dall’intelligence marocchina, e quello dei familiari di Jamal Khashoggi, reporter e attivista ucciso nel 2018 dentro il consolato saudita di Istanbul, in Turchia.

Le due aziende “sono stati aggiunte alla Entity List sulla base delle prove che queste entità hanno sviluppato e fornito spyware a governi stranieri che hanno usato questi strumenti per prendere di mira in modo doloso funzionari governativi, giornalisti, imprenditori, attivisti, accademici e lavoratori delle ambasciate”, si legge in una nota diffusa dal dipartimento del Commercio. “Questi strumenti hanno anche permesso a governi stranieri di condurre una repressione transnazionale, pratica dei governi autoritari che prendono di mira dissidenti, giornalisti e attivisti al di fuori dei loro confini sovrani per mettere a tacere il dissenso. Tali pratiche minacciano l’ordine internazionale basato sulle regole”.

La black list del dipartimento del Commercio viene utilizzata per limitare l’esportazione, la riesportazione e il trasferimento nel Paese di articoli legati a soggetti o entità coinvolte in attività contrarie alla sicurezza nazionale o agli interessi di politica estera degli Stati Uniti, ricorda il dipartimento nella nota.

Nso Group si è detto “sconcertato dalla decisione, dato che le nostre tecnologie sostengono gli interessi e le politiche di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, prevenendo il terrorismo e il crimine, e quindi ci impegneremo affinché questa decisione venga annullata”, ha dichiarato un portavoce.

Nella black list finiscono, oltre alle due aziende israeliane, anche la russa Positive Technologies e Computer Security Initiative Consultancy Pte, di Singapore, coinvolte in traffici di strumenti informatici utilizzati per ottenere l’accesso non autorizzato ai sistemi informativi, minacciando la privacy e la sicurezza di individui e organizzazioni in tutto il mondo.

Gina Raimondo, segretaria al Commercio degli Stati Uniti, commentando l’aggiornamento della lista ha spiegato: “Gli Stati Uniti si impegnano a utilizzare in modo aggressivo i controlli sulle esportazioni per rendere responsabili le aziende che sviluppano, trattano o utilizzano tecnologie per condurre attività dannose che minacciano la sicurezza informatica dei membri della società civile, dissidenti, funzionari governativi e organizzazioni qui e all’estero”.

Barak Ravid, corrispondente diplomatico della testata israeliana Walla News e firma del giornale statunitense Axios, ha rivelato che il governo israeliano è stato avvertito soltanto un’ora prima dell’annuncio dell’inserimento delle due aziende israeliane nella black list. “Non stiamo prendendo provvedimenti contro i Paesi o i governi in cui si trovano queste entità”, ha comunque specificato il dipartimento di Stato americano.

Ma il segnale al governo di Naftali Bennet sembra chiaro, visto che spesso – e neppure troppo silenziosamente – a Washington si è sospettato che il via libera dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu alla vendita di Pegasus ai Paesi del Golfo sia stata utilizzata come leva per raggiungere, un anno fa, gli Accordi di Abramo e la normalizzazione dei rapporti tra quegli Stati e quello ebraico.

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