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L’Italia c’è, dalla Cina agli Stati Uniti, passando per l’Africa il made in Italy è l’asso nella manica di un Paese che prova a lasciarsi alle spalle la peggior crisi socio-economica da otto decenni a oggi. Gli economisti lo chiamano il bello e ben fatto, ovvero prodotti italiani di qualità venduti nei principali mercati del mondo. Un tesoro tra le mani, che può rivelarsi un’arma vincente contro recessione e declino.

Da questo sono partite le riflessioni emerse dal convegno Esportare la dolce vita, organizzato questa mattina presso la sede di Confindustria in collaborazione con Sace e Unicredit, e al quale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il ceo di Sace, Pierfrancesco Latini, la vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, Barbara Beltrame Giacomello, l’architetto Dante Benini e gli imprenditori Micaela Pallini, Roberto Liscia e Andrea Panconesi.

CHE TESORO DI MADE IN ITALY

Oggi il bello e ben fatto italiano, secondo il rapporto presentato in occasione dell’evento, vale 135 miliardi di euro e rappresenta una parte consistente delle esportazioni complessive dell’Italia ed è trasversale a tutti i principali comparti dal Made in Italy, seppure in maniera più marcata nei settori del Fashion, Food and Furniture. Le eccellenze italiane si dirigono prevalentemente verso i mercati avanzati, che insieme ne assorbono circa 114 miliardi di euro. Ammonta invece a oltre 20 miliardi di euro il quantitativo di eccellenze esportato verso i paesi emergenti, che, per il loro dinamismo offrono margini di crescita maggiori, a fronte comunque di rischi più elevati.

Più nel dettaglio, i paesi avanzati rappresentano mercati più grandi e domandano con maggiore intensità i beni del BBF. Gli Stati Uniti sono il mercato con il più alto potenziale in termini assolu­ti, 15,5 miliardi di euro di possibile export aggiuntivo. Potenziale elevato anche per Francia, Germania e Regno Unito, che com­plessivamente valgono 13,7 miliardi di euro di potenziale.

TENTAZIONE CINESE

Ovviamente le attenzioni sono focalizzate sulla Cina, mercato da 1,4 miliardi di consumatori. Il primo Paese per potenziale è la Cina con 3,9 miliardi di euro di export ag­giuntivo possibile. Nel dettaglio, a fronte di un potenziale totale di 8,6 miliardi, l’export già realizzato è il 60% circa (4,7 miliardi), mentre è ancora sfruttabile il 40% del potenziale di crescita del BBF. Tra i paesi emergenti, la Cina è quello che offre maggiori margini di migliora­mento anche nel medio-lungo termine. Le stime sullo stock attuale della classe media benestante e sull’aumento dei nuovi ricchi al 2025 e 2030, mostrano che i mercati asiatici sono gli asso­luti protagonisti tra i mercati emergenti. La Cina si colloca al primo posto sia per dimensione attuale della classe benestante (265,6 milioni) che per la crescita nel prossimo quinquennio (70,2 milioni).

“La Cina si conferma un’osservata speciale per l’Italia, come Paese emergente a alto potenziale di export ma anche principale competitor”, si legge nel rapporto. “Insieme alla Germania, Usa, Francia e Spagna è infatti tra i principali competitor nelle ca­tegorie merceologiche. Le eccellenze italiane restano abbastanza protette, ma l’upgrading dei prodotti cinesi è sempre più pressante. Nel 2020, la Cina è stato uno dei pochi paesi al mondo a registrare una crescita positiva (oltre il 2%) e, secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, nell’anno in corso farà regi­strare un tasso di crescita del Pil superiore all’8%”.

L’ITALIA CHE PIACE

Il ceo di Sace, Latini, ha dato la sua lettura. “Il rapporto presentato oggi da Confindustria, che include anche il contributo dell’Ufficio Studi di Sace, si focalizza sul macro settore del bello e ben fatto, vale a dire le 3F, Fashion, Food, Furniture, in primis, a cui aggiungiamo la Ceramica, la Cosmetica, la Nautica e l’Automotive, che insieme rappresentano 135 miliardi di euro delle nostre vendite all’estero (il 30% del totale) e sono un grande punto di forza del nostro Paese e un tratto distintivo del nostro export”.

Secondo Latini, in merito al Sud Est asiatico, “non possiamo non parlare del grande potenziale dell’area Rcep, l’accordo di libero scambio tra i dieci Paesi del gruppo Asean e cinque dei loro partner commerciali: Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud.  L’accordo Rcep contribuirà a rafforzare i legami commerciali tra le economie che hanno aderito, rendendole più solide e incrementando la loro capacità di consumo”. Un passaggio che “porterà ad un aumento della domanda di import di beni di qualità e di questo incremento generale ne beneficeranno i settori del Bello e Ben fatto italiano”.

PMI ALL’ASSALTO

Luigi Di Maio ha invece focalizzato l’attenzione sulle pmi. Perché “è necessario favorire la presenza delle nostre piccole e medie imprese sui mercati internazionali, ribadendo anche la centralità della dimensione digitale e dell’e-commerce per rafforzarne la competitività. Il potenziamento di capitale e capacità digitali di aziende e operatori italiani è al centro del Patto per l’Export, la strategia di sistema messa a punto dal ministero degli Affari Esteri. Una strategia che inizia a mostrare la sua efficacia, attraverso i risultati positivi dell’export italiano nei primi mesi del 2021”, ha detto Di Maio.

Nei primi 5 mesi del 2021, “abbiamo registrato un 23,9 per cento di crescita dell’export rispetto ad un anno fa. Nel primo trimestre 2021, le esportazioni dell’Italia sono aumentate del 4,6 per cento rispetto al 2020”, ha proseguito.  Non è finita. “Il mese di aprile, in particolare, ha fatto segnare un vero boom per i prodotti italiani all’estero, tanto che il primo quadrimestre 2021 ha superato i risultati dello stesso periodo del 2019, già di per sè anno record, con 6,5 miliardi di euro di export in più”.

Più made in Italy contro la pandemia. Le proposte da Confindustria

Nella sede di Confindustria presentato il rapporto Esportare la dolce vita, in collaborazione con Sace e Unicredit. Tra cosmetica, food e moda un export che vale 135 miliardi di euro, vero antidoto contro la recessione. Gli spunti di Luigi Di Maio e Pierfrancesco Latini

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