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Cosa accadrebbe se Shell dovesse perdere l’appello tra dieci anni? Qualcuno andrà a misurare nel frattempo a che punto sarà giunta la transizione energetica che la sentenza olandese ha prescritto alla compagnia? Se lo chiede Massimo Nicolazzi, manager con alle spalle una solida esperienza nel settore degli idrocarburi, (Eni e Lukoil), che affida a Formiche.net una riflessione sugli effetti del dispositivo contro la compagnia, su cui si stanno creando una serie di riverberi peculiari, visto che prescrive una condotta anziché condannare ad un risarcimento.

C’è il rischio che una pronuncia giudiziaria si anteponga a programmi aziendali e a strategie di soggetti privati anche in un settore come l’energia?

Non sarebbe la prima volta. Il ragionamento dei giudici olandesi apre la porta a una serie di cause contro le amministrazioni statali, più che contro le società petrolifere. Forse non ce ne siamo accorti, ma negli ultimi anni alcuni tribunali in giro per il mondo, compresa la Corte Tedesca, hanno ricostruito una serie di trattati internazionali come immediatamente vincolanti per gli Stati, in quanto implicavano diritti individuali direttamente accessibili al cittadino. Ovvero, le prescrizioni climatiche sono in buona parte basate sul fatto che il clima è stato assunto dalle corti tra i diritti dell’uomo. In quanto tale, è da sbandierare contro quegli stati che hanno sottoscritto trattati impegnativi in relazione ai diritti umani.

Il problema della sentenza olandese contro Shell è anche che si intende da applicare nell’immediato?

I problemi sono molteplici. Il primo è che la sentenza Shell prende le mosse da una norma relativa dalla causazione di danno ingiusto, e fino ad oggi norme di questo genere sono state chieste per ottenere un risarcimento rispetto al danno subito. Questa fondamentalmente è una sentenza che non ammette alcun risarcimento.

Quindi dove impatta?

Dice che al momento il comportamento non è unlawful, ma lo diventerà se non ridurrà del 40% le sue emissioni entro il 2030. È una sentenza che prescrive una condotta anziché condannare ad un risarcimento. Circa l’immediata esecutività vorrei capire cosa accadrà.

Se Shell perdesse l’appello tra dieci anni?

A quel punto vorrei sapere se qualcuno andrà davvero a misurare dove nel frattempo sarà arrivata la riduzione delle emissioni, come da dispositivo. Oppure se la compagnia ogni tre mesi dovrà andare in Tribunale per illustrare i propri progressi. È evidente che sfuggono il senso e la modalità della provvisoria esecutorietà.

Shell ha promesso di appellarsi alla decisione del tribunale olandese, ma i prezzi del petrolio sono andati in negativo lo scorso anno e hanno messo le aziende nelle condizioni di riprogrammare tutto. Oggi però risalgono. Cosa vuol dire per i mercati?

Non moltissimo. Giorni fa in un’analisi su Bloomberg green si preconizzava, per via di sentenze e riduzioni di emissioni, che nel giro di una quindicina d’anni le majors occidentali debbano scomparire. Ma anche che le società di Stato dei Paesi produttori stanno aumentando gli investimenti in esplorazioni petrolifere, passo che le società occidentali non possono più fare, proprio per bilanciare la mancanza di investimenti dei soggetti tradizionali e non far venir meno volumi importanti di produzioni. Da questo punto di vista, alla fine cambiano i player ma non cambia il mercato.

Ovvero?

Ci sarà più petrolio gestito direttamente dai sauditi, e meno gestito da Exxon.

Domanda di petrolio: la Cina è abbondantemente tornata sopra i livelli pre virus. Inoltre dopo il 2021 la domanda aumenterà, come riferiscono gli ultimi report. I nuovi investimenti come procedono? E’ l’Artico il nuovo banco di prova?

Secondo me su giacimenti difficili non ci andrà più nessuno perché c’è un tema di riduzione nel medio termine dei consumi: quanto accelerato, non so dirlo. Dipenderà da quanto in fretta i cittadini acquisteranno le auto elettriche. In questo momento la previsione più accreditata è che arriveremo al picco della domanda e dei consumi nel giro di 2-3 anni: poi ci sarà non uno sprofondo, ma un lento declino. E sicuramente per alimentare la domanda in quel tempo di lento declino avremo bisogno di nuove scoperte, dal momento che non potremo farcela con quello che è in produzione adesso. In questo gioco credo che investiranno molto i paesi produttori tradizionali e su giacimenti convenzionali. La prospettiva del declino fa sì che l’Artico resti difficile da toccare con progetti ventennali.

Quale altra sfida quella sentenza aprirà per le compagnie energetiche che già avevano annunciato iniziative green?

Se guardo alle società petrolifere europee, come Total, Bp e Eni, osservo che si sono mosse in netto anticipo rispetto a quelle statunitensi nella diversificazione. Il problema è che rispetto al livello zero la diversificazione dovrebbe essere pressoché totale. Se vorranno mantenere quella traiettoria non sarà sufficiente acquistare pale eoliche, ma dovranno mettere i tappi ad alcuni giacimenti da dove stanno producendo al momento, oppure cedere ad una società di Stato. La traduzione in russo o in arabo della sentenza olandese non credo avrà particolari effetti, se non forse di gioia da parte dei lettori.

twitter@FDepalo

MASSIMO NICOLAZZI , rinnovabili, energetica

Sentenza Shell, rischi a catena per compagnie e mercati. Parla Nicolazzi

L’esperto manager a Formiche.net: “È una sentenza che prescrive una condotta anziché condannare ad un risarcimento. In prospettiva ci sarà più petrolio gestito direttamente dai sauditi, e meno gestito da Exxon”

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