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La crisi in Myanmar continua. Dall’inizio delle proteste contro il colpo di Stato del 1° febbraio, più di 800 persone sono state uccise negli scontri con le forze di sicurezza. Il bilancio è stato fornito dall’Associazione di assistenza ai prigionieri politici, che denuncia l’aumento delle violenze tra l’esercito e i ribelli e la probabilità che il numero di morti siano purtroppo ancora più alto.

NUOVE SANZIONI AMERICANE

Per proseguire con la pressione nei confronti del regime al potere in Myanmar, gli Stati Uniti hanno deciso nuove sanzioni contro un gruppo di membri della giunta al potere.

La blacklist del Dipartimento del Tesoro americano include 16 persone che fanno parte del Consiglio di amministrazione statale, che saranno colpite con sanzioni finanziarie: congelamento dei beni sul territorio statunitense e divieto di transazioni finanziarie.

IL CONTROLLO DELLA GIUNTA

I militari sono il cuore del regime birmano. L’esercito controlla “la vita, la mente e le finanze dei loro soldati”, come si legge in un ampio articolo pubblicato sul sito dell’emittente tedesca Deutsche Welle (DW).

La pubblicazione ha parlato con tre defezionisti, tramite messaggi e video, per capire la strategia di sorveglianza dei militari, nonostante l’irregolarità del servizio internet, ostacolato dall’esercito per bloccare l’opposizione.

“I disertori dicono di essere rimasti scioccati dalla violenta repressione dei manifestanti – si legge su DW -. I tre uomini descrivono una vita di clausura, rigorosamente controllata, basata su una rigorosa gerarchia generale. I soldati, dicono, sono tenuti a vivere nelle basi dell’esercito e possono andarsene solo se autorizzati dai superiori. L’esercito detta ciò che i soldati e le loro famiglie ‘indossano, dicono e in cui credono, anche come decorare la vostra casa’, ha detto un uomo. ‘Possono controllare la tua casa in qualsiasi momento’, ha aggiunto”.

La squadra di monitoraggio all’interno dell’esercito utilizza Facebook per sorvegliare i soldati e le attività delle loro famiglie, esaminando ogni singolo like, condivisione e post. Perché i soldati sono costretti a consegnare i loro dati di accesso al social network e i numeri di telefono di registrazione.

IL PROGETTO DI “INTERNET NAZIONALE”

Questo “desiderio” di controllo sui servizio internet ha spinto la giunta militare birmana a elaborare un progetto per realizzare una rete di internet nazionale, ovviamente sottoposto al loro controllo. In questo modo, sarà nelle loro mani il controllo di accesso alle attività economiche digitali e la limitazione delle interazioni dell’opposizione.

Un report del Gruppo di crisi internazionale con sede a Bruxelles, citato dall’agenzia Nova, sostiene che i militari birmani hanno invece una “white list” con i nominativi delle persone che possono accedere ai servizi internet.

Questa analisi segue la dichiarazione della Global Network Initiative, che riunisce circa 60 provider, aziende di telecomunicazione e gruppi della società civile, con il Myanmar Centre for Responsible Business, che ha contestato il progetto dei militari.

Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, Thomas Andrews, sostiene che “le imprese, sia individualmente che collettivamente, dovrebbero esercitare la massima influenza sulle forze armate in Myanmar per fermare ciò che l’Alto commissario per i diritti umani ha affermato che potrebbe equivalere a crimini contro l’umanità”. Andrews ha concluso che “le entrate che i militari guadagnano dalle imprese nazionali ed estere aumentano sostanzialmente la loro capacità di eseguire queste gravi violazioni”.

Myanmar, l'ossessione del regime per il controllo della rete

La giunta militare birmana avanza un progetto per un “internet nazionale”, una rete locale che permetterà il controllo dei servizi digitali (soprattutto economici) e le comunicazioni e interazioni tra l’opposizione. Le nuove sanzioni dagli Usa

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