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Ma davvero è giunto il momento agognato di interrogarci sulla comparsa di un federatore delle non “magnifiche sorti e progressive” del Pd e delle 5 Stelle? Ovvio, comunque, e prioritario, rilevare che quell’importantissimo compito e ruolo non toccherà certamente a un uomo. Una donna sarà la federatrice di un centro-sinistra (uhm, mi sento a disagio con le collocazioni spaziali), di gialli e rossi.

“Gialli” che, secondo Di Maio, sono moderati, ma ha anche detto liberali? Forse, sì, per rassicurare il Corriere della Sera dove sono tutti più liberali che si può e, infatti, intrecciano dialoghi e interviste con i diversamente liberali Giorgia Meloni e Matteo Salvini, e “rossi”, parola che non fa parte del lessico di Enrico Letta, diciamo rosé come lo champagne de Paris. I gialli stanno, forse, cambiando, come le cipolle, il terzo o quarto dei loro strati, con la regia di Grillo e sotto la guida elegante e forbita di Giuseppe Conte. Purtroppo, Rousseau recalcitra e di altri partecipazionisti in giro non se ne vedono. Eppure, quella è la zona nella quale i giunti al compimento del secondo insuperabile (sic) mandato si metteranno all’opera con profitto tutti, ma proprio tutti (o forse no) i leader dell’entusiasmante legislatura 2018-2023 che li ha visti presenti, attivi, esuberanti in tre molto diversi governi, alla Shakespeare: “Governanti per tutte le stagioni”.

La cultura politica del Movimento 5 Stelle 2.0 per un mondo nuovo post-Covid sta per arrivare. Alquanto lontanina, invece, sembra la formulazione (ri-formulazione farebbe erroneamente sospettare che già ce ne sia una) della cultura politica per il Pd di Letta. Tutti in attesa dei contributi delle donne, mentre si disboscano i rami secchi: la velleitaria “vocazione maggioritaria”, che ha pure portato iella, e traballano rami che pure sarebbero, se adeguatamente curati, in grado di dare frutti politici, come le primarie “fatte bene”. No, non ho nulla da aggiungere qui se non l’auspicio che Letta dedichi un po’ di attenzione proprio alle primarie che, a determinate condizioni, dimostrerebbero grande efficacia nel fare partecipare i potenziali elettori e sostenitori di un’alleanza, non perinde ac cadaver, con i pentastellati, costruita sulle idee, sulle soluzioni, sulle persone migliori (non tutti i migliori sono al governo) nelle più importanti situazioni locali. A Torino e a Roma potrà Letta dire no alla ricandidatura di due donne? Comunque, le proposte delle donne del Pd stanno per arrivare soddisfacendo attese spasmodiche.

Al momento, non vedo e non sento elaborazioni nuove e trascinanti. Mi pare sia in onda il tradizionale dico e non dico, anche perché c’è poco da dire se non vengono differenziate le indicazioni e le proposte con riferimento ai livelli di governo e non vengono chiarite le condizioni di alleanze tuttora non facili. Qualche riflessione sulla cultura delle coalizioni, esiste un’abbondante convincente letteratura sulla formazione e il funzionamento dei governi di coalizione, mi parrebbe opportuna. Conte manifesta alcune propensioni nella direzione giusta, ma l’intendenza non pare già disposta a seguire. Letta sicuramente sa che ne esiste la necessità. Chi ha più filo tesserà più tela, ma è sulla qualità del filo, che per il momento appena si intravede, che è lecito nutrire un tot di riserve.

Il federatore di Pd e M5S non sarà Conte. La versione di Pasquino

Quell’importantissimo compito e ruolo di federatore non toccherà certamente a un uomo. Una donna sarà la federatrice di un centro-sinistra, di gialli e rossi. Eppure, poco si può dire se non vengono differenziate le indicazioni e le proposte con riferimento ai livelli di governo e non vengono chiarite le condizioni di alleanze tuttora non facili. L’analisi di Gianfranco Pasquino

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