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Molti stanno giustamente analizzando le conseguenze di politica interna che la disponibilità di Giuseppe Conte a guidare il Movimento 5 Stelle comporta. In pochi hanno invece colto l’impatto a livello europeo, dove nei prossimi mesi si gioca il futuro del nostro Paese.

Durante la sua lectio magistralis a Firenze l’ex premier ha parlato di ‘europeismo critico’ utilizzando, non a caso, queste parole: “C’è euforia per le professioni di fede ‘europeiste’ che si sono moltiplicate, in Italia, in queste ultime settimane, tanto più che alcune di queste sono giunte inopinate. Ma l’europeismo non è una moda. Il modo migliore per contrastare i ripiegamenti identitari è lavorare, con lungimirante concretezza, per rafforzare la credibilità e l’affidabilità della comune casa europea. Altrimenti, quando il vento cambierà e torneranno a spirare i venti nazionalisti, sarà molto complicato riuscire a contrastarli con la forza di soluzioni solide ed efficaci”.

Il ragionamento di Conte tende a stanare gli europeismi di facciata e gli opportunismi di chi, come per esempio la Lega, per mesi ha contrastato le misure europee di ripresa dalla pandemia salvo poi fare dietrofront in zona Cesarini quando, con l’arrivo di Draghi, ha capito che le elezioni si allontanavano.

I tamburi sovranisti riprenderanno a rullare presto per due ragioni. Innanzitutto perché gli uomini di Salvini sono al governo e possono fare danni. Da questo punto di vista, noi siamo la garanzia che su ambiente, legalità, diritti e giustizia non verranno fatti passi indietro.

Inoltre i fari del sovranismo europeo e mondiale – Orban, Kaczyński, Bolsonaro – sono sempre saldamente al potere. Il nazionalismo sovranista sarebbe un danno enorme per il tessuto economico italiano formato da oltre 4 milioni di piccole e medie imprese che hanno l’export nel dna.

Per scongiurare questo pericolo bisogna organizzarsi e reagire coltivando il seme dell’esperienza positiva di governo con Pd e Leu. Decideremo insieme agli europarlamentari del Pd modalità e tempistiche di un dialogo rafforzato anche al Parlamento europeo individuando nuovi obiettivi politici per difendere i diritti, l’ambiente, le conquiste del Recovery Fund.

L’esperienza del governo Conte 2, il suo europeismo concreto e fattivo, fatto di riforme per sostenere gli investimenti e la crescita economica, sarà la nostra bussola. È grazie all’ex Presidente del Consiglio e alla suo sapiente tela di alleanze costruita in Europa che si è arrivati al Recovery Fund e ai 209 miliardi assegnati all’Italia, la quota più alta fra tutti i Paesi membri. Continuare a impegnarsi in politica è dunque un atto di amore per l’Italia e per l’Europa stessa perché la stagione delle riforme è ancora lungi dall’essere terminata.

Mercoledì la Commissione europea pubblicherà i criteri che intende adottare per decidere se prolungare la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita anche nel 2022.

Dietro questa decisione si gioca un braccio di ferro decisivo per il futuro dell’Italia e dell’Europa stessa. Se i vecchi criteri di Maastricht dovessero tornare sic et simpliciter a ben 25 Stati membri su 27 verrebbe inviata una lettera con una procedura di infrazione.

Uno scenario lunare. La pandemia ha cambiato il mondo e le priorità e il tema del debito contratto durante questi mesi di pandemia va affrontato assieme a quello della transizione sostenibile che non avrà successo se non ci saranno ulteriori spazi fiscali consentiti a livello dei bilanci nazionali.

Noi proponiamo lo scorporo degli investimenti verdi dal calcolo del deficit di bilancio, così da creare le condizioni tecniche e amministrative affinché tutti i Paesi possano contribuire alla riduzione delle emissioni in proporzione ai loro abitanti e non alla loro capacità economica.

Siamo sicuri che nel progetto rifondativo che Conte presenterà alla comunità del Movimento 5 Stelle ci saranno tutte queste battaglie. In difesa dell’Italia e dell’Europa.

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