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Il governo etiope dice di aver preso il controllo di Makalle, la capitale del Tigray, la provincia ribelle dove le forze governative combattono da tre settimane contro il Fronte di liberazione del Tigray (Tplf). Venerdì, scaduto un ultimatum, Addis Abeba ha lanciato quella che il primo ministro Abiy Ahmed ha definito “l’offensiva finale” per sconfiggere il ribelli (che per lunghi anni sono stati la leadership del paese). Oggi Abiy Ahmed annuncia la conquista della capitale tigrina e annuncia che è partita la caccia all’uomo dei capi militari e politici della provincia. Da Makalle, dove vivono oltre 500 mila persone, e dal Tigray non arrivano conferme a questa dichiarazione del governo etiope, perché l’area è sottoposta a un blocco delle telecomunicazioni da inizio novembre che ha ridotto le informazioni.

In una dichiarazione inviata alla Reuters, i leader tigrini hanno fatto sapere che “combatteremo fino alla morte”, indicando che la situazione non è sotto controllo per i governativi. Abiy Ahmed — che rivendica di aver evitato un bagno di sangue — dice che migliaia di militari catturati dal Tplf sono stati liberati, e l’aeroporto e gli uffici dell’amministrazione regionale sono stati liberati: non si parla invece di vittime, che secondo alcune informazioni arrivate alla BBC sarebbero centinaia (tra i due fronti e i civili). Ieri sera sono anche circolate informazioni (non confermate) di esplosioni nel centro di Asmara, la capitale dell’Eritrea già finita sotto i missili tigrini perché considerata alleata di Addis Abeba. L’allargamento del conflitto sul quadrante regionale e il rischio dell’inizio di lunghe attività di guerriglia sono le grandi preoccupazioni internazionali. L’altro timore riguarda la crisi umanitaria: l’Onu ha chiesto corridoi umanitari anche per assistere le migliaia di profughi.

Il conflitto è legato a tensioni di lunga data tra il governo dell’Etiopia e il Tplf, che era la forza politica (armata) dominante nel paese fino a quando Abiy Ahmed è salito al potere nel 2018 e ha introdotto riforme di vasta portata. L’inizio di quella che sembra una resa dei conti si deve al rinvio di un’elezione nazionale a causa del coronavirus, a giugno: il Tplf ha detto che il mandato del governo a governare era scaduto, e a settembre il partito ha tenuto le proprie elezioni, che il governo ha definito “illegali”. Da lì ci sono state provocazioni e mosse che poi sono sfociate nello scontro aperto, che al di là delle dichiarazioni di Abiy Ahmed potrebbe essere tutt’altro che risolto.

(Foto: Twitter, @AbiyAhmedAli)

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