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Con un editoriale pubblicato sul magazine del ministero dell’Energia da lui diretto, Alexander Novak è tornato ad affrontare un suo vecchio pallino: la creazione di una Opec del gas. Un’associazione multinazionale che possa creare un cartello dell’oro blu, agendo in modo simile a quella del petrolio su ciò che riguarda controllo di prezzi e produzioni. Parlando del ruolo della cooperazione energetica internazionale nell’economia mondiale, nonché delle principali direzioni della politica energetica estera, Novak ha scritto che per creare “coalizioni e accordi per bilanciare il mercato” potrebbe essere sfruttata come base un’entità già esistente: il Gas Exporting Countries Forum (Gecf). Si tratta di un sistema che coinvolge undici membri (oltre alla Russia ci sono per esempio Qatar, Algeria, Nigeria, Emirati Arabi, Iran, Indonesia, Venezuela) e nove osservatori come Norvegia e Azerbaigian — paesi con in mano grosse fette di mercato, adesso e in futuro. In totale il Gecf controlla il 72 per cento dei giacimenti conosciuti, il 55 delle esportazioni che passano per i vari gasdotti nel mondo, il 61 di quelle del Gnl. Numeri utili per un organismo che si troverebbe a gestire l’eccesso di offerta che si è creato — e perdurerà.

L’idea di Mosca ha chiaramente un doppio fine. Da un lato serve realmente per sostenere i prezzi. Il mercato del gas è soggetto alle contrazioni frutto della decarbonizzazione (secondo l’Agenzia internazionale dell’energia entro il 2030 il calo sarà dell’8 per cento), ma subisce nel termine più immediato l’effetto del Covid — sommatoria complessa analizzata già a fine marzo, in piena prima ondata, in un report di Sace (Cdp) ripreso su queste colonne. Il gas si trova in una fase in cui “molti accordi di lungo termine (anche per forniture via gasdotto) sono vicini a scadenza e quelli rinnovati di recente riguardano quasi sempre volumi e periodi temporali ridotti”, scrive sul Sole 24 Ore Sissi Bellomo, la più esperta giornalista italiana sul mondo dell’energia. L‘altro lato della vicenda per il Cremlino è quello a più stretto interesse geopolitico. Mosca ha già utilizzato l’Opec+ per costruire partnership interessate con i vari paesi membri, a cominciare dagli accordi con i sauditi e con gli emiratini, ma anche per rafforzare quelle con Iran e Venezuela per dirne alcuni. Come ricorda Bellomo, nell’Opec del gas la Russia avrebbe per esempio possibilità di lavorarsi più da vicino il Qatar, super-competitor nel mondo gasifero e attore molto interessante nel quadro geopolitico — alleato della Turchia e isolato nel Golfo, partner americano e interlocutore attivo su molti campi di investimento internazionali (tutte carte in regola per farlo essere attraente agli occhi russi).

Ecco perché la Russia vuole un’Opec del gas

Con un editoriale pubblicato sul magazine del ministero dell’Energia da lui diretto, Alexander Novak è tornato ad affrontare un suo vecchio pallino: la creazione di una Opec del gas. Un’associazione multinazionale che possa creare un cartello dell’oro blu, agendo in modo simile a quella del petrolio su ciò che riguarda controllo di prezzi e produzioni. Parlando del ruolo della cooperazione energetica internazionale nell'economia mondiale, nonché…

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