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Il downgrade di Fitch del debito italiano non preoccupa l’Europa, ma è la dimostrazione di cosa potrebbe succedere se l’Italia non potesse contare sulle istituzioni Ue, Banca centrale in testa. I paesi con economie più forti di fatto garantiscono il nostro debito, senza l’ombrello dell’Europa per noi non sarebbe facile accedere ai mercati finanziari. Ora bisogna cogliere l’opportunità del piano da 540 miliardi deciso dal Consiglio europeo, compreso il Mes. Carlo Corazza è il capo dell’ufficio in Italia dell’Europarlamento. Approdato a Roma in un momento poco favorevole per la reputazione dell’Unione in Italia. Colpa – spiega – delle campagne di disinformazione di Cina e Russia.

Tra gli effetti economici della pandemia e Agenzie di rating pessimiste, secondo lei ci sono

Io sono convinto possa farcela. Onestamente la mia risposta sarebbe più dubitativa se l’Italia fosse fuori dalla cornice europea, non protetta dall’ombrello della Bce, se non condividesse un sistema con economie più robuste, a tripla A, come quella tedesca, austriaca finlandese, che stanno in qualche modo garantendo per l’Italia. Se la Bce può fare interventi sul mercato, se da giugno saranno operativi gli strumenti finanziati con titoli con tripla A è anche grazie al fatto che i nostri soci hanno economie più solide della nostra. Senza la Bce non credo che avremmo lo stesso accesso ai mercati e lo stesso controllo del nostro debito pubblico.

Ha fatto cenno al piano varato dall’Eurogruppo, il Parlamento europeo lo ha valutato positivamente…

Il presidente del Parlamento David Sassoli ha detto da subito che si tratta di strumenti positivi, non c’è nessuna trappola o retropensiero e nessuna intenzione di mandare la Troika in Italia.

Quindi ingiustificate anche le proteste italiane contro il Mes?

La nuova linea di credito del Mes, senza condizioni e destinata alle spese sanitarie dirette e indirette viene concessa a tutti con gli stessi criteri, ci sarà un contratto standard. L’Italia è ovviamente libera di chiedere o meno il prestito ma a me pare evidente che se c’è un paese che ha interesse a ottenere un prestito con interessi vicini allo zero è proprio l’Italia, non chi può farlo rivolgendosi al mercato finanziario autonomamente come la Germania.

Che ruolo ha avuto il Parlamento nella definizione degli strumenti?

Con la risoluzione del 17 aprile ha spinto le altre istituzioni ad un’azione coordinata contro la pandemia da attuare con strumenti comuni.

Perché strumenti comuni se l’epidemia ha colpito i Paesi europei in modo diverso?

Perché in un momento come questo, con Paesi che hanno più margini fiscali e altri che ne hanno meno non potevamo permettere che i primi, ad esempio la Germania, aiutassero le loro imprese in misura maggiore rispetto a ai secondi, ad esempio l’Italia, la Spagna e la Francia. Con la sospensione del patto di stabilità e con forti deroghe agli aiuti di stato è chiaro che avremmo avvantaggiato economie forti come quella tedesca. La Germania già oggi totalizza la metà degli aiuti di stato nazionali legati all’emergenza Covid all’interno dell’Ue. Oggi invece abbiamo un sistema europeo da 540 miliardi di euro, tra prestiti della Bei e il piano Sure della Commissione europea. Poi gli acquisti della Bce da 1.110 miliardi. Che, è bene ricordarlo, non rispettano il capital key, cioè il principio secondo il quale gli acquisti di titoli di debito devono avvenire in proporzione alla quota di capitale della Bce detenuta da ciascuno stato. Già oggi la Bce sta acquistando più titoli italiani che tedeschi. A marzo 12 miliardi di obbligazioni italiane contro due miliardi di Bund,

Corazza, il Parlamento europeo può svolgere un ruolo?

Dietro alla posizione del Parlamento europeo ci sono le grandi famiglie politiche europee che governano i singoli stati. I popolari, i socialisti, i liberali. Anche per questo il Consiglio europeo del 23 aprile è andato bene, con un accordo politico sul recovery fund che può valere fino a 1.500 miliardi, anche con finanziamenti a fondo perduto e l’emissione di recovery bond. Non c’è tanta differenza con i coronabond chiesti dall’Italia. Sono strumenti di mutualizzazione dei costi della crisi, di solidarietà europea.

Come spiega una percezione così negativa in Italia?

C’è un’azione molto forte sulla disinformazione, spinta dalla Russia e dalla Cina. Sono Stati terzi che hanno interesse a un’Europa più debole e divisa. Paradossale che in Italia si consideri amico un Paese come la Cina e nemico un partner storico come la Germania, un paese con il quale ci sono legami economici indissolubili. La Germania ci aiuta, vero che potrebbe fare di più, ma dire che è un Paese nemico significa affermare il falso, soprattutto alla luce dell’emergenza covid. Non dimentichiamo che è stato l’unico Paese a farsi carico di sessanta pazienti italiani in piena pandemia.

L’Italia ha bisogno dell’Europa (Fitch lo dimostra). Parla Corazza

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