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Dopo oltre un anno di stallo e tre tornate elettorali, Israele ha un governo. Di “emergenza nazionale” per affrontare il coronavirus, dicono il premier uscente e confermato Benjamin Netanyahu e il suo ex rivale Benny Gantz: una formulazione pensata per superare gli scontri passati fra i due – basti pensare che Blu e bianco, la formazione guidata dall’ex capo di stato maggiore, è nata con l’obiettivo dichiarato di mettere fine al regno di Re Bibi.

Netanyahu fino a poche settimane fa era dato per spacciato, la sua carriera finita. Invece, secondo l’intesa firmata oggi rimarrà premier per i primi 18 mesi, poi toccherà a Gantz secondo cui l’intesa ha “impedito le quarte elezioni: proteggeremo la democrazia, combatteremo il coronavirus e ci prenderemo cura dei cittadini israeliani”. Duro il commento di Yair Lapid, ex alleato di Gantz alle elezioni, che ha condannato l’accordo: “Così il compromesso sulla Commissione delle nomine giudiziarie è che Bibi sceglie tutti i suoi rappresentanti. Gantz e Ashkenazi hanno acconsentito a permettere all’incriminato di indicare i giudici che lo giudicheranno sulle sue questioni”, ha sottolineato il leader di Yesh Atid, facendo riferimento alle imputazioni per corruzione, frode e abuso di fiducia a carico di Netanyahu in tre casi. 

Nei primi diciotto mesi l’ex capo di stato maggiore sarà ministro della Difesa mentre il suo numero due nel partito, Gabi Ashkenazi, guiderà la diplomazia. Gantz lascerà la presidenza della Knesset a Yariv Levin del Likud, il partito di Netanyahu, a cui spettano anche i ministeri della Finanze (che andrà all’attuale ministro degli Esteri Yisrael Katz) e della Pubblica sicurezza (con Miri Regev). Sarà invece Avi Nissenkorn di Blu e bianco il nuovo ministro della Giustizia, casella fondamentale visti i processi che riguardano Netanyahu. Una concessione in cambio della quale il premier ha ottenuto garanzie sulla formazione della Commissione per la nomina dei giudici: tra le priorità di Netanyahu, infatti, c’è la nomina di un nuovo procuratore generale. C’è addirittura chi sostiene che vorrebbe modificare la composizione della Corte suprema. 

Alcune settimane fa Barak Ravid, corrispondente diplomatico dell’emittente televisiva israeliana Channel 13, aveva spiegato Formiche.net che “pochissime persone credono davvero che Netanyahu rispetti l’accordo di rotazione”. “Perfino all’interno del Likud sono in pochissimi quelli che credono lo farà”. C’è solo una possibilità, aggiungeva il corrispondente di Channel 13: “L’unico scenario che vede Netanyahu rispettare la rotazione è quello in cui Gantz promette che sarà lui prossimo presidente sostituendo Reuven Rivlin tra poco più di un anno”. L’incarico del presidente Rivlin, infatti, scade nel luglio del 2021, tempismo perfetto per l’accordo tra i due. E, sottolineava Ravid, “il presidente gode dell’immunità dai processi. Di conseguenza, questa è un’ottima opzione per Netanyahu per fermare i procedimenti a suo carico”.

E quanto al rapporto con Washington? Come spiega Ravid su Twitter l’accordo prevede che le intese con l’amministrazione Trump sull’annessione di parte della West Bank (cosa che Netanyahu ritiene parte della sua eredità politica) verranno discusse nel governo e in Parlamento dal primo giugno. Tra i due le posizioni sono diverse: Netanyahu vuole che il nuovo governo annetta la Valle del Giordano e gli insediamenti nella West Bank. Gantz, invece, è contrario all’annessione e chiede che venga preservato lo status quo nella West Bank. L’intesa parla di “dialogo” con la comunità internazionale ma il tempo scorre: e, sottolinea Ravid, Netanyahu vuole fare in fretta, prima delle elezioni negli Stati Uniti, per timore che Joe Biden possa vincere e cambiare le carte. Secondo Martin Indyk, ex ambasciatore statunitense in Israele ai tempi della presidenza di Bill Clinton oggi fellow del Council on Foreign Relations, sarà molto facile che tutto si chiuda in tempi rapidi: “Trump darà luce verde all’annessione per assicurarsi il sostegno degli evangelici in vista del voto di novembre”, ha scritto Indyk su Twitter.

Israele, intesa Netanyahu-Gantz. E Bibi punta alla presidenza nel 2021

Dopo oltre un anno di stallo e tre tornate elettorali, Israele ha un governo. Di “emergenza nazionale” per affrontare il coronavirus, dicono il premier uscente e confermato Benjamin Netanyahu e il suo ex rivale Benny Gantz: una formulazione pensata per superare gli scontri passati fra i due - basti pensare che Blu e bianco, la formazione guidata dall’ex capo di…

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