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Un guizzo della Farnesina ha ottenuto che a Roma oggi si snodi un doppio incontro sulla Libia. Il signore della guerra della Cirenaica, Khalifa Haftar, è arrivato nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi, ricevuto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Successivamente, in serata (dopo le 18:30), è previsto l’arrivo del premier libico, Fayez Serraj, che scenderà da Bruxelles, dove è in corso parallelamente un altro incontro con l’Alto rappresentate per la politica estera Ue, Josep Borrell – successivamente Serraj vedrà il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

Haftar e Serraj, rivali da nove mesi in guerra aperta – da quando il primo ha lanciato l’operazione di conquista di Tripoli – non si incontreranno a Roma. Il capo del governo legittimamente riconosciuto dovrebbe essere ricevuto quando già il capo miliziano dell’Est avrà lasciato la capitale italiana.

Il doppio faccia a faccia libico arriva in un momento che sembra cruciale per il conflitto. L’intensità dei combattimenti è cresciuta; Haftar sta avanzando e negli ultimi giorni ha ottenuto guadagni territoriali importanti; in campo è entrata con forza la Turchia, pronta a dare assistenza militare a Tripoli (e Misurata); gli sponsor dietro all’uomo forte della Cirenaica, Egitto ed Emirati su tutti, stanno spingendo il loro cavallo.

I vertici di Roma e Bruxelles triangolano altri due importanti incontri odierni. A Istanbul, Recep Tayyp Erdogan e Vladimir Putin parlano anche di Libia durante uno delle loro classiche riunioni fiume. In questa in occasione il motivo è l’inaugurazione del gasdotto Turkish Stream, ma l’aumento esponenziale dell’assertività di Ankara e l’impegno russo alle spalle di Haftar come mediatore per l’interesse dei suoi sponsor, configura il bilaterale come passaggio importante anche per il dossier libico – soprattutto dopo la visita siriana di Putin, che ieri ha voluto tastare con mano un altro dossier condiviso, pure questo da fronti opposti, con la Turchia.

Contemporaneamente sempre oggi, dopo aver incontrato ieri anche l’omologo turco, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, che sta cercando di recuperare il terreno perso sul fascicolo libico anche portandolo in cima all’agenda Ue, sarà al Cairo (dove vedrà i partner di EastMed) e poi in Tunisia e Algeria. Tre punti focali per la crisi in Libia disposti in modo diverso sui fronti: l’Egitto come detto è schiettissimo con Haftar – per via degli interessi geopolitici sulla Cirenaica – Tunisi e Algeri più vicini a Tripoli, ma impegnati soprattutto a evitare il dilagare della crisi, e dei suoi effetti collaterali (terrorismo, destabilizzazione politica, migrazioni), all’interno dei propri confini.

Lo scatto in avanti italiano, con Chigi che sembra intenzionato a riprendere in mano le carte, è un fattore interessante anche alla luce del debole allineamento raggiunto dalla riunione ministeriale in sede europea. I capi della diplomazia di Regno Unito, Germania, Francia e Italia hanno concordato su una dichiarazione congiunta che passa più come una serie di formule buone ma ferme (l’appello al dialogo, la richiesta di cessate il fuoco, il riaffermare l’embargo sulle armi), che una via verso la soluzione reale. L’Ue ha chiesto di fermare le interferenze esterne, ma a Tripoli l’aiuto militare offerto dai turchi sembra un fattore più interessante che la diplomazia.

Doppio incontro sulla Libia a Palazzo Chigi. Conte riceve Haftar e Serraj

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