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Secondo gli scienziati e gli esperti, il contagio da coronavirus nel nostro Paese sta attraversando il cosiddetto “plateau”.  Siamo, cioè, in una fase di “piatta”, di lento rallentamento, sull’altipiano. E non abbiamo ancora iniziato la discesa. Quindi, avvertono sempre gli esperti, non bisogna affrettare i tempi per la “riapertura”.

Questo però non significa non dover pensare alla fase due, quando alcune attività, anche se gradualmente, potranno di nuovo essere avviate. Lo chiedono con insistenza gli imprenditori di alcune Regioni del Nord (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna) ma frenano i sindacatati, preoccupati della salute dei lavoratori prima che delle conseguenze economiche. Per un quadro più ampio e dettagliato sul domani, si rimanda al numero di aprile di Formiche (Anticorpi – Ripartire più forti dopo la pandemia), dedicato ai cambiamenti generati dalla pandemia, che prova a “restituire un’immagine delle conseguenze che questa avrà sugli equilibri sociali, economici e geopolitici nazionali e internazionali, ipotizzando alcune soluzioni possibili affinchè il loro impatto negativo possa essere ammortizzato e superato”.

Qui mi limito a registrare alcune proposte contenute in un dossier, Pandemia e sfide green del nostro tempo, presentato oggi in web conference dal Green City Network e dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, nel quale vengono esaminati i cambiamenti nei consumi e negli stili di vita, le sfide dell’economia circolare, della decarbonizzazione, della mobilità sostenibile, della gestione dei rifiuti e una riflessione sul futuro del nostro abitare ripensando i cosiddetti spazi intermedi (terrazzi, balconi, giardini condominiali, ecc.).

“Durante questa pandemia abbiamo capito quanto siano importanti e delicati i consumi alimentari”, ha detto Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile. “Non possiamo continuare con alti sprechi e alti impatti. Stesso discorso per la gestione dei rifiuti e il loro riciclo. Vi presteremo maggiore attenzione e trarremmo una spinta verso l’economia circolare e metteremo in crisi i passi avanti compiuti prima della pandemia? Le emissioni di gas serra torneranno a crescere? Il traffico riprenderà come prima o possiamo rendere la mobilità nelle nostre città meni inquinante e meno congestionata?”

Il rapporto tra uomo e cibo, spiega il dossier, dovrà essere ripensato se è vero che nel 2050 le grandi aree urbane ospiteranno il 70% della popolazione mondiale. Ed è l’occasione per realizzare una analisi attenta delle diverse criticità determinate da alcuni modelli di produzione agricola e zootecnica e da “imprevidenti distorsioni dei comportamenti alimentari che negli ultimi anni hanno pericolosamente incrementato la loro pericolosità”.

Proseguendo con il modello tradizionale di consumo, l’Onu avverte che da qui al 2050 gli abitanti del nostro pianeta consumeranno risorse pari a tre pianeti. Discorso analogo per la gestione dei rifiuti: è necessario preservare il carattere di servizio essenziale strategico della raccolta differenziata e del riciclo, nonostante le difficoltà organizzative e logistiche, dovute alla carenza di personale e alla riduzione dei trasporti.

Il riciclo dei rifiuti è un perno fondamentale di un modello di economia circolare, necessaria e conveniente per il futuro dell’economia dell’Italia. “Potremmo vivere questo periodo di forzata sperimentazione collettiva”, ha detto Fabrizio Tucci, coordinatore del gruppo internazionale del Green City Network, “come occasione da cogliere per decidere di produrre nuove forme e nuovi spazi dell’abitare, migliori per la collettività, più giusti e più inclusivi per le fasce più deboli, e più in linea con gli obiettivi propri di quelli che definiamo green city approach”.

Nella seconda parte del dossier, infatti, vengono proposte alcune riflessioni sul come sia cambiato l’utilizzo degli spazi nelle abitazioni durante la pandemia per pensare a come questi cambiamenti possano influire sulla nostra visione e progettazione dell’abitare anche dopo la pandemia. Gli spazi abitativi attrezzati per lo smart working, l’abitazione concepita non più solo come dormitorio, ma anche luogo di lavoro, studio, cultura, di svago e socialità.

E ancora ripensare all’importanza dello spazio urbano che assicuri prossimità delle residenze ai servizi, alle strutture lavorative e ricreative, così da ridurre al minimo gli spostamenti da una zona all’altra della città, attraverso la promozione dell’uso di trasporti sempre più ecologici. Nel frattempo alcuni consigli pratici nei consumi per sostenere il cambiamento verso un’economia circolare. Un’attenta gestione della dispensa e della spesa, facendo attenzione alle date di scadenza dei prodotti, evitando avanzi cucinando le giuste quantità e fare un’accurata raccolta differenziata degli scarti alimentari. A livello politico, introdurre lo spreco alimentare nelle strategie per la riduzione delle emissioni di gas serra contro i cambiamenti climatici, organizzare e partecipare a cali di vendita diretta a livello locale, supportando le filiere di prossimità e promuovere campagne di sensibilizzazione sull’ spreco alimentare e sull’educazione alimentare.

Pandemia e sfide green. Cosa cambierà dopo il virus

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