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Forse ci siamo. Dopo mesi, anni, di frizioni, Italia e Francia sono pronte a mettere nero su bianco una ritrovata collaborazione. Sono, forse, lontani i tempi delle tensioni lungo l’asse Roma-Parigi, sulle questioni della grande industria strategica. Da Fincantieri-Stx alle scalate francesi alle nostre aziende. Ora è tempo di regole comuni, per dire basta alle incomprensioni su settori cruciali quali industria pesante, migrazioni, finanza e, ovviamente, cantieristica. E così, il prossimo 27 febbraio, in occasione del bilaterale Italia-Francia, verrà illustrato il cosiddetto Trattato del Quirinale (qui l’intervista al ministro per gli Affari Ue, Enzo Amendola), al quale sta lavorando un gruppo di saggi coordinato da Franco Bassanini, presidente di Open Fiber ed ex numero uno di Cdp.

FRANCIA, GERMANIA E…ITALIA

L’obiettivo, decisamente ambizioso, è quello replicare quell’asse franco-tedesco che da 50 anni abbondanti (nato nel 1963 con il trattato dell’Eliseo e aggiornato lo scorso anno con quello di Aquisgrana) domina l’Europa, veicolandone le decisioni. Di qui la volontà di Roma e Parigi di dotarsi di consultazioni bilaterali periodiche, a mezzo trattato, che possano nei fatti spegnere sul nascere ogni focolaio di divergenze su scelte industriali di rilievo. All’inizio del 2018 è stata istituita una commissione bilaterale di esperti incaricati di elaborare questo testo, ma l’iniziativa si è poi completamente arenata con il cambio di maggioranza in Italia nella primavera del 2018, concisa con l’avvento del governo gialloverde il quale ha dato vita a una crescita di un’opposizione politica spesso espressa da dichiarazioni critiche fra Emmanuel Macron e Matteo Salvini. Entrambi i leader hanno utilizzato il rigetto dell’altro come cemento ideologico per il proprio campo. Così siamo anche giunti a uno dei momenti più difficili in termini di relazioni fra i due Paesi, con l’assenza di un vertice bilaterale nel 2018. Ora però, i tempi sembrano cambiati. Formiche.net ha sentito il parere del presidente della Commissioni Affari Ue del Senato in quota M5S, Ettore Licheri.

FINALMENTE IL TRATTATO

“Italia e Francia”, spiega il senatore grillino, “sono Paesi che storicamente possiedono importanti asset strategici all’estero, sia in materia infrastrutturale che in tema energetico. Spesso questi interessi si sono uniti talvolta purtroppo andando in collisione. Il proposito di stilare un patto del Quirinale, sulla falsariga di quello dell’Eliseo, risale a molti anni fa ma per vicende alterne non si è mai concretato. E comunque, una cornice pattizia che disciplini i nostri rapporti non può che essere salutata favorevolmente”.

IL REBUS SCALATE

Licheri mette però in chiaro un concetto. Chi pensa che il Trattato del Quirinale possa porre fine ad anni di assalti francesi alle nostre aziende, si sbaglia di grosso. Quasi a dire che ormai il danno è fatto. “Un trattato non riequilibra mai le sorti economiche di questa o di quella parte. Un trattato regolamenta semplicemente i rapporti tra due o più soggetti. Quanto all’acquisizione francese di alcune aziende italiane, piuttosto che sul Paese acquirente io punterei l’indice su una politica economica italiana debole e su una conclamata deregolamentazione del mercato. Uno dei meriti del governo Conte è stato senz’altro quello di aver rafforzato la presenza dello Stato nel mercato, a sostegno delle nostre principali aziende contro le vocazioni predatorie dei colossi esteri”. L’Europa, conclude il senatore pentastellato, deve puntare a nuovi assi per la coesione. Quello Roma-Parigi è certamente un inizio. “Faccio l’esempio dell’immigrazione. L’Ue deve avere il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo degli egoismi nazionali, superando finalmente Dublino e l’assurdo principio dell’accoglienza nel paese di primo sbarco attivando un meccanismo di ricollocamenti automatici e obbligatori, e deve anche gestire i rimpatri tramite Frontex e incentivi Ue ai paesi sicuri e finanziare un piano europeo di aiuti ai paesi d’origine per prevenire i flussi”.

Bene l'asse industriale Francia-Italia. Ma sulle scalate... Parla Licheri (M5S)

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