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Nello stallo della pausa natalizia le dimissioni di Lorenzo Fioramonti hanno rimesso in moto la partita a scacchi della politica italiana. Da una parte, spiega a Formiche.net Alessandro Campi, politologo, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia, Beppe Grillo cerca di fagocitare la sinistra italiana sfruttando il “tapirulan” delle Sardine. Dall’altra il premier Giuseppe Conte prepara il terreno in Parlamento per una sua discesa in campo, a sinistra. In mezzo il centrodestra, che ha un solo modo per puntare a Palazzo Chigi.

Professore, l’addio di Fioramonti sarà indolore per il governo?

L’unico riflesso politico è dato dall’eventuale formazione di un gruppo parlamentare autonomo in accordo con Conte. Qui si aprirebbe uno scenario politicamente interessante.

Continui.

Si tratterebbe di fatto di una manovra a danno di Di Maio. E certificherebbe l’intenzione di Conte di rafforzarsi in Parlamento. L’avvocato ha capito che non basta essere presidente del Consiglio per creare i presupposti di una sua futura candidatura, magari in una lista a suo nome alleata con il Pd.

E se quella dell’ex ministro fosse una semplice promessa mantenuta?

Se priviamo di significato politico le dimissioni resta poco da commentare. Fioramonti non aveva scelta, ha fatto una promessa forse un po’ improvvida a inizio mandato. Non solo non sono stati stanziati i tre miliardi di euro che chiedeva per l’istruzione, ma è saltato anche il piano straordinario per le assunzioni di ricercatori, un provvedimento molto atteso.

Conte non si è ancora espresso. C’è davvero un piano dietro i movimenti alla Camera?

Il premier sta giocando una strana partita. Non è da escludere che il suo obiettivo ultimo sia il Quirinale. In un passaggio intermedio deve fare sponda al Pd, partito al quale si è indubbiamente avvicinato. E per farlo deve necessariamente percepirsi come leader e antagonista di Luigi Di Maio, sfruttando un malessere obiettivo nel Movimento verso la sua leadership.

C’è stato un imponente riassetto organizzativo nel Movimento. Non basta?

Queste operazioni coordinate da una decina di teste servono a poco. Servirebbe una persona che prenda in mano il processo e lo guidi. Impossibile per un ministro degli Esteri.

Ci sono Grillo e Casaleggio. Anche se cresce la fronda di chi mette in dubbio la loro leadership.

Temo che questo sia un nodo irrisolvibile, le critiche lasciano il tempo che trovano. La Lega dopo 25 anni si è riuscita a emancipare da Bossi, i Cinque Stelle non riusciranno mai a emanciparsi dal Grillo e Casaleggio, è un tandem costitutivo, quasi una formula alchemica.

Perché?

Non dimentichiamo che Casaleggio detiene il marchio del Movimento. Un’anomalia nel panorama politico europeo: una società privata ha in mano le chiavi legali di un movimento politico.

Campi, crede che Grillo sia convinto della svolta a sinistra del Movimento?

Grillo vuole mangiarsi il Pd, profittare di questo momento di smarrimento epocale della sinistra per fagocitarla, un po’ come ha fatto la Lega con il mondo berlusconiano. La sinistra socialdemocratica, riformista, a difesa dello Stato sociale che difende Zingaretti è considerata novecentesca da Grillo.

I punti di attrito non mancano. La prescrizione, ad esempio.

Uno scontro che farà venire i nodi al pettine di due culture politiche che su questi temi hanno posizioni antitetiche. Se il Pd dovesse cedere ancora una volta, come ha già fatto sul terreno dell’antipolitica con il taglio dei parlamentari, spianerebbe la strada a una lenta, progressiva fagocitazione da parte dei Cinque Stelle.

Non ci staremo dimenticando delle Sardine?

Le Sardine sono una forma di grillismo light, la prova che la cultura politica del Movimento è fiorita anche al di fuori del suo circuito. Globalismo, web, rivoluzione green, antipolitica, ci sono tutti i tratti identitari dei Cinque Stelle delle origini.

Tutti?

Manca lo spirito di rabbia, la polemica. E soprattutto la forza trascinatrice e la carica eversiva di Grillo. Ma lo sfondo narrativo, quello di una palingenesi dolce, della creazione di un mondo nuovo, non è così dissimile.

Insomma, Grillo vuole mangiarsi anche le Sardine?

Diciamo che sono il suo tapirulan verso la sinistra istituzionale. Il Movimento sta grillizzando un’area politica, e ha iniziato a farlo dalla piazza.

Manca un mese alle regionali in Emilia-Romagna. Le Sardine stanno facendo un favore a Salvini o Bonaccini?

Difficile fare previsioni. Salvini ha sempre guadagnato dalla radicalizzazione dello scontro politico, lui stesso in Emilia-Romagna l’ha favorita in tutti i modi. Credo però che sia un errore porre i due fronti sullo stesso piano. Da una parte c’è un partito con il 33% dei consensi, dall’altra un movimento di piazza che ancora non ha una chiara proiezione nei sondaggi.

Chiudiamo con il centrodestra. I numeri ispirano ottimismo ma la coalizione perde pezzi ed è divisa al suo interno.

Non è la prima volta, Berlusconi, Salvini e Meloni hanno sempre trovato una sintesi nei momenti topici. Il problema semmai è un altro.

Quale?

Salvini era il leader di un partito al 5%, oggi del 33%. Quando sei alla guida del primo partito in Italia devi fermarti e capire dove vuoi andare. Una stagione della Lega si è chiusa. Ora è il momento di studiare un nuovo approccio comunicativo.

In pochi credono alla “rivoluzione moderata” della Lega.

È giusto così, nessuno si può realisticamente aspettare una mossa del genere da Salvini. È innegabile però che la crisi di agosto ha dimostrato che la Lega radicale e di lotta non convince gli ambienti istituzionali italiani e soprattutto internazionali.

Che alternativa c’è?

L’unica prospettiva seria mi sembra quella di un partito conservatore di massa. Salvini può diventare federatore di una vasta area politica. Una forza che potenzialmente riunisce il 50% dell’elettorato non può essere solo radicale e antagonista. Con un blocco moderato-conservatore di cui Forza Italia costituisca la componente liberale il Carroccio può davvero voltare pagina.

Grillo, Conte e Fioramonti. E se fosse solo una corsa a sinistra? Parla Campi

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