Skip to main content

Dalla lontana California, precisamente San Diego, dove si è tenuto all’inizio di quest’anno il più importante congresso di economisti del mondo, è giunta una serie di avvertimenti che i governanti della politica economica italiana farebbero bene ad ascoltare se veramente intendono tirare il Paese fuori dalla palude della stagnazione economica.

Considerare nell’attuale programma economico italiano un incremento del Pil dello 0,6% per quest’anno e di appena l’1% per il prossimo come primi segni di un ritorno alla crescita è pura illusione, perché in realtà sono segni di perdurante stagnazione e per giunta fortemente condizionati dagli sviluppi dell’economia dei maggiori paesi. Il crescente protezionismo dell’America di Trump, la debole congiuntura in Europa, l’esaurimento della spinta derivante da una politica monetaria ultra-accomodante e l’impatto di imprevisti come la pandemia cinese mostrano che non si può sperare né nella crescita altrui per trainare la propria, né sulle mezze, se non errate, misure di politica economica, come si è fatto nell’ultimo ventennio.

Lo spunto per il dibattito californiano è stato dato paradossalmente dai timori sull’evoluzione della più importante e attualmente più florida economia al mondo, quella americana, che permane in una fase di espansione in controtendenza col rallentamento delle altre maggiori aree. Dopo un decennio di espansione e la più lunga fase positiva che si sia vista dal dopoguerra, il timore di diversi economisti e banchieri centrali è che intervenga un sostanziale rallentamento, se non proprio una recessione. In breve, non vi sono le condizioni per dare nuovo alimento a questa lunga congiuntura positiva per molti motivi. Lo spazio di manovra della politica monetaria è molto ristretto negli Usa ed esaurito in Europa e Giappone, nel senso che ogni ulteriore allentamento si dimostra incapace di riportare alla crescita, mentre è stato decisivo nel prevenire una grande recessione. Dal lato del bilancio pubblico gli americani stentano a far decollare un nuovo pacchetto di stimoli, ad esempio per un programma di grandi investimenti in infrastrutture, sia perché il disavanzo federale si è gonfiato fin quasi alla parità col Pil, sia per disaccordi con l’opposizione nel Congresso. Dimenticano, tuttavia, che in virtù del dominio del dollaro nei portafogli internazionali, vi è ancora abbastanza spazio per il finanziamento di ulteriori disavanzi.

Ma la domanda che gli americani si pongono è perché l’economia non torna a crescere a 3% e più. La risposta che viene data dagli esperti sta in alcuni fattori strutturali: il declino demografico, l’invecchiamento della popolazione, la rivoluzione tecnologica in atto che, oltre a tendere ad allargare le disparità salariali, non riesce a diffondersi tra tutte le imprese per il predominio dei giganti delle ICT e dell’innovazione, che fa sì che il più competitivo tecnologicamente cattura gran parte del mercato.

In contrasto, alcuni ben noti economisti, come L. Summers, non abbandonano l’idea che le economie più sviluppate siano entrate in una stagnazione secolare e propongono di uscirne con un rinnovato uso della spesa pubblica in deficit. In breve, propone meccanismi di stabilizzazione semiautomatica, in virtù dei quali se la crescita è al di sotto di quella potenziale o la disoccupazione supera certe soglie, come avviene oggi in Italia, si innescherebbero automaticamente misure come un temporaneo abbassamento dell’Iva, sovvenzioni per la rottamazione delle auto e per maggiori investimenti nella digitalizzazione, aumento della domanda pubblica di beni e servizi, ed altro, piuttosto che ricorrere a elargizioni di denaro ai meno abbienti. Altri, in contrasto, raccomandano misure strutturali, nuovi impulsi agli investimenti, non solo nelle infrastrutture, ma nel finanziamento della ricerca ed innovazione, nell’abbassare il costo dei mutui ipotecari e nel sovvenzionare l’investimento nell’istruzione sia dei giovani, sia per la formazione continua dei lavoratori.

In alcune proposizioni si vede la consueta impostazione macroeconomica volta a scoraggiare la formazione di un eccesso di risparmio nazionale sulla spesa per investimenti, che è quello che si nota anche in Italia e si evidenzia nel surplus della sua bilancia corrente con l’estero che ha raggiunto 2,7 % del Pil. Ma in un contesto attuale in cui l’accomodamento monetario non riesce a innescare la crescita e le politiche di ulteriori disavanzi di bilancio non sono ben accette per i rigonfi livelli di debito accumulato, come in Italia, l’attenzione va spostata sulle politiche mirate su strutture di sistema, fattori produttivi e sistema imprese. Sono le cosiddette politiche dell’offerta che devono essere al centro del decisore politico, particolarmente quello italiano, e che sono rese più urgenti dall’affievolirsi del ruolo propulsivo del commercio mondiale di fronte alle nuove barriere commerciali erette nei grandi mercati. Le politiche della domanda sono, invece, il loro necessario complemento per alleviare i costi per quanti sono colpiti dalle riforme di struttura e dalla transizione alla nuova economia digitale.

L’attuale governo italiano, purtroppo, si è erroneamente concentrato nel sostegno della domanda, in particolare ha peggiorato il saldo primario di bilancio del 2,1% del PIL e dilatato i trasferimenti alle famiglie sia col reddito di cittadinanza che con le pensioni, quindi più denaro a chi tende a spenderlo in consumi. Di contro, ha ridimensionato il sostegno alla ricerca e all’innovazione, pur lanciando il nuovo programma per l’economia verde. Gli incentivi agli investimenti innovativi sono stati limitati e dilazionati nel tempo, il piano integrato energia e clima nella sua forma finale è stato depotenziato, l’alleggerimento del cuneo fiscale è ritardato e va in buona parte a beneficio del lavoro, non si parla di riforme di sistema che possano favorire l’imprenditoria e un diffuso rinnovamento tecnologico, se non qualche modesto incremento dei finanziamenti per la formazione 4.0, mentre permane l’incertezza sulla continuità degli aiuti per i prossimi anni.

Da quale fattore, pertanto, dovrebbe partire la scintilla per una nuova era di crescita? Non dalla domanda estera sempre più condizionata dal protezionismo, non da un nuovo dinamismo imprenditoriale e da un contesto più favorevole all’iniziativa imprenditoriale e all’investimento, non dal miglioramento della qualità e regolazione dei fattori produttivi, non dal proiettarsi tra i leaders nell’adozione di tecnologie fortemente innovative tanto nel privato che nel pubblico. Allora, il Paese non potrà che continuare a languire nella stagnazione.

La lezione di economia del prof. Zecchini (da San Diego). Per uscire dalla lunga stagnazione

Dalla lontana California, precisamente San Diego, dove si è tenuto all’inizio di quest’anno il più importante congresso di economisti del mondo, è giunta una serie di avvertimenti che i governanti della politica economica italiana farebbero bene ad ascoltare se veramente intendono tirare il Paese fuori dalla palude della stagnazione economica. Considerare nell’attuale programma economico italiano un incremento del Pil dello…

L’Europa prova a salvare l’Iran deal. Ecco perché Borrell vola a Teheran

Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell (nella foto), domani sarà a Teheran. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri iraniano senza dare ulteriori dettagli. Ma è chiaro che la visita nella Repubblica islamica dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue ha come argomento fulcro il Jcpoa (acronimo dell’accordo sul congelamento del programma nucleare iraniano deciso nel 2015 e cofirmato da…

Chi è Ali Babacan, il vicepremier che (forse) sfiderà Erdogan alle presidenziali turche

Novità nella politica turca, anche se in realtà era già stata annunciata da un po’. Ma questa sembrerebbe davvero essere la volta buona. Ali Babacan (nella foto), vicepremier, già ministro dell’Economia e una delle figure chiave della scena politica turca sta per presentare il suo partito. Lo hanno rivelato alcuni membri del suo staff, spiegando che la presentazione ufficiale potrebbe…

La Base dei neo-nazi negli Usa? Nella Russia di Putin. Ecco perché non sorprende

Cosa c'entra la Russia con una delle più pericoloso organizzazione eversive negli Stati Uniti, il gruppo di estrema destra noto come "The Base"? Beh, tanto per cominciare, stando a quanto hanno scoperto BBC e Guardian il leader della Base – lo stesso nome di al Qaeda, per dire, ma marinata in salsa neo-nazi – vive in Russia. Sia chiama Rinaldo Nazzaro…

I luoghi santi a Gerusalemme secondo il Piano di Trump. L’analisi di Molinaro

Di Enrico Molinaro

Incompetenza giuridica o genio diplomatico? La questione sorge analizzando in dettaglio la Sezione Cinque (dedicata a Gerusalemme) del cosiddetto Accordo del secolo (Deal of the century) lanciato ufficialmente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 28 Gennaio 2020 col nome Pace per la prosperità. Una visione per migliorare la vita dei popoli palestinese ed israeliano. Le incongruenze e contraddizioni…

La guerra alle porte dell'Europa. L'analisi del generale Graziano

Di Claudio Graziano

Nuovi tipi di minacce asimmetriche, ibride, trasversali per definizione, rese particolarmente insidiose dalla loro natura mutevole, si aggiungono a quelle tradizionali che permangono e sono quelle che determinano la deterrenza e la difesa collettiva. L’instabilità e l’imprevedibilità sono variabili onnipresenti. Il ritmo elevato dei cambiamenti rende improcrastinabile la creazione di una difesa comune. In un contesto geopolitico in così rapida…

Allarme terrorismo, due attentati tra Londra e Belgio di nuovo sotto attacco

Londra e il Belgio si confermano obiettivi privilegiati del terrorismo con attacchi di individui armati anche solo di coltello. È quanto avvenuto nel pomeriggio di oggi a Streatham, nella periferia meridionale della capitale britannica: un uomo ha ferito a coltellate tre persone ed è stato poi ucciso dalla polizia, forse dopo un inseguimento. Scotland Yard ha subito parlato di terrorismo. Secondo…

I meridionali antimeridionalisti. Il dibattito sul Sud letto dal prof. Pirro

Nel momento in cui il governo Conte 2 è impegnato a rilanciare lo sviluppo dell’Italia meridionale sia con provvedimenti inseriti nella Legge di bilancio e sia con l’ormai imminente a messa a punto di un Piano per il Sud - alimentando in tal modo grandi attese, ma anche vivaci polemiche sulla sua reale consistenza - irrompono nel dibattito meridionalistico due…

La lobby in Italia? Ecco come regolarla. La roadmap dell’American Chamber

Se ne parla da anni, anzi da decenni, ma finora non si è mai andati oltre la presentazione di numerose proposte di legge - ben 65 dalla prima risalente addirittura al 1976 - e il varo di sporadiche misure tra loro scoordinate e di regola basate sul principio della volontarietà. L'attività di lobbying in Italia è da sempre guardata con…

Ecco la guerra del futuro. Arrivano le Multi domain operations

Di Stefano Cont

Nel mondo della pianificazione strategica spesso si tende a coniare neologismi o formule brevi come "effect based operations", "network centric warfare" o "holistic approach". Dovrebbero sintetizzare o caratterizzare importanti momenti di cambiamento nel modo di gestire gli affari militari o, più correttamente, gli aspetti di sicurezza nazionale. Talvolta, gli slogan o le buzzword rimangono tali, ovvero non rappresentano un reale…

×

Iscriviti alla newsletter