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Il mistero del Natale è più ampio di quel che normalmente ho pensato. Per quanto io abbia sempre sentito il racconto che si è affermato nei secoli è che il progetto di Dio era di mostrarci un bambino che nasce nella stirpe di Davide ma in condizioni a dir poco estreme, in povertà, adagiato in una mangiatoia e poi perseguitato.

Ma l’Angelus di Papa Francesco di ieri ci ha indicato un’altra scelta. Il progetto di Dio ha scelto il concepimento nel ventre di una donna promessa sposa ma non sposata. È normale dedurne che questo poteva produrre scandalo, addirittura il ripudio da parte di Giuseppe. Maria per fedeltà al disegno divino ha rischiato tutte le conseguenze del caso. Le leggi del tempo e le possibili conseguenze del ripudio sono note, contemplavano anche la morte. Dunque il protagonismo di Giuseppe nel progetto di salvezza appare proprio sottovalutato: il suo rifiuto di una logica e la sua accettazione di un’altra logica è almeno di notevole importanza. A questo riguardo Francesco ha detto: “L’esempio di questo uomo mite e saggio ci esorta ad alzare lo sguardo e spingerlo oltre. Si tratta di recuperare la logica sorprendente di Dio che, lontano da piccoli o grandi calcoli, è fatta di apertura verso orizzonti nuovi, verso Cristo e la sua Parola”. Così mi sono chiesto: quale logica ha rifiutato Giuseppe? Mi sembra che abbia rifiutato la logica della rigidità. C’era una legge, ma l’altra logica gli chiedeva di non essere rigido e lui ha accettato. Di mezzo ai suoi occhi, per me, c’erano l’onore e il ruolo sociale, del maschio e della femmina.

Giuseppe evidentemente ha accettato anche che l’annunciazione sia avvenuta senza il suo consenso, responsabilizzando direttamente Maria, che non è “sua” proprietà. Non è parte del messaggio? Considerando i tempi e i costumi del tempo è un fatto enorme.

Sappiamo tutti da sempre che l’annuncio è stato fatto a Maria, non a Giuseppe. La grandezza rispetto all’ordine sociale è dunque anche quella di Giuseppe. Non solo credere, ma accettare ciò che questo significa per il senso di sé.

Se Giuseppe si fosse separato da Maria cosa sarebbe successo? Cosa avrebbe significato per il mondo e per lui stesso ragionare con rigidità? Non è questo un messaggio poco considerato nel Natale?

Ho pensato a questa capacità di Giuseppe di non essere rigido, di accettare un’altra logica, perché, forse arbitrariamente, mi sono tornate in mente le parole che ha detto Francesco stesso nelle ore trascorse, nei suoi auguri alla Curia Romana, senza alcun riferimento alla Natività: “Occorre mettere in guardia dalla tentazione di assumere l’atteggiamento della rigidità. La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. Ricordiamo sempre che dietro ogni rigidità giace qualche squilibrio. La rigidità e lo squilibro si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. E oggi questa tentazione della rigidità è diventata tanto attuale”.

Il Natale, San Giuseppe e la rigidità

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