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Sul Mes “si fa ciò che è utile all’Italia, senza dubbio. Mantenendo però con forza la nostra identità nazionale e la sovranità che ancora ci appartiene”. Non poteva essere più chiara la posizione del sottosegretario all’Economia in quota M5S, Alessio Villarosa, rilasciata a Formiche.net, proprio sul Mes, il Meccanismo di stabilità, più comunemente conosciuto come Fondo salva Stati. Tra meno di un mese la riforma del Meccanismo tanto contestato verrà sottoscritta dai Paesi membri e proprio oggi sono stati diffusi i contenuti della risoluzione che impegna il governo a rispettare precisi vincoli in favore dell’Italia nell’ambito della firma, al fine di evitare che il Mes si trasformi in una trappola mortale per il nostro Paese.

Il Movimento Cinque Stelle si è battuto in queste settimane per allungare i tempi della riforma e approvare una risoluzione che ne annacquasse i contenuti. Come spiega lo stesso Villarosa, “lo strumento ha parecchi lati oscuri e va sicuramente migliorato per far si che sia utile per tutti i Paesi europei in egual modo. Se così non fosse non sarebbe accettabile“. Secondo il sottosegretario, dunque, il Mes non va respinto a priori, ma trasformato in qualcosa di utile e poco nocivo in caso di utilizzo. Mettendo per un attimo da parte il Mes, il sottosegretario grillino si sofferma anche su altri due fronti caldi di questi giorni.

Primo, il cammino della manovra, che proprio oggi ha iniziato il suo percorso al Senato. Il rischio imboscata, c’è sempre, ma forse vale la pensa essere ottimisti, è il pensiero di Villarosa. “Pensiamo si possa trovare una sintesi tra tutte le forze politiche che come il decreto fiscale porti, anche a seguito di lunghe sedute, a una chiusura nei tempi previsti. Chi farà imboscate risponderà ai cittadini che sono molto vigili in questi periodi”, spiega il sottosegretario. Altra questione, lo scontro tutto interno al governo sulla plastic e sugar tax, ambedue posticipate di sei mesi dopo un accordo di maggioranza fortemente voluto da Italia Viva. “Nessuna crisi di nervi, la norma va scritta sicuramente meglio ma l’intervento è meritevole è importante, il pianeta non può aspettare e deve essere complementare all’incentivazione di ciò che non inquina”.

Tornando al Mes, la bozza della risoluzione mira ad attutirne gli effetti, qualora l’Italia fosse costretta a ricorrervi. Tanto per cominciare, via quella fastidiosa ristrutturazione del debito sovrano, condizione necessaria per ottenere gli aiuti. E dunque “escludere qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico”, si legge in un passaggio della risoluzione. Secondo, nella malaugurata ipotesi che l’Italia si trovasse costretta a richiedere l’intervento del Mes (a cui il nostro Paese ha versato ad oggi 14 miliardi di euro) deve essere previsto un passaggio forzato in ambedue i rami del Parlamento.

In altre parole, “prevedere il pieno coinvolgimento delle Camere in una eventuale richiesta di attivazione del Mes con una procedura chiara di coordinamento e di approvazione”. Terzo e ultimo step della risoluzione, le banche, che con 400 miliardi di Btp in pancia sono particolarmente esposte alla gestione del nostro debito sovrano. Senza considerare che l’unione bancaria europea prevede, qualora passasse la proposta tedesca (ma l’Italia è pronta a mettere il veto), l’agganciamento dei titoli iscritti a bilancio al profilo di rischio del debito sovrano. La risoluzione sul Mes mira anche per questo a impedire “interventi di carattere restrittivo sulla dotazione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari e comunque la ponderazione dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale”.

Intanto, mentre il countdown per la manovra (e per il Mes) è iniziato, Fitch avverte l’Italia. “Vi è un alto rischio che il governo di coalizione guidato da Pd-M5S non svolga l’intero mandato. I negoziati sulla legge di bilancio per il 2020 hanno portato alla luce tensioni all’interno della coalizione e lo stesso è avvenuto per il dibattito sul Mes. Riteniamo che vi sia un alto rischio che il governo non arrivi a fine corsa, anche alla luce delle elezioni regionali a inizio 2020, a partire dall’Emilia Romagna il 26 gennaio”.

 

Il Mes va riscritto e guai a fare imboscate sulla manovra. Parla Villarosa

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