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In inglese lo chiamano tit for tat, traducibile con il nostro “occhio per occhio, dente per dente”. Un po’ quello che sta pensando di fare l’amministrazione americana con l’Unione europea, qualora quest’ultima decida di continuare con la linea dura sul digitale. Il Dipartimento di Stato americano starebbe infatti esercitando una pressione notevole affinché cambino le regole europee, considerate troppo stringenti e liberticide soprattutto contro le aziende statunitensi.

A Bruxelles sono sempre stati chiari: non importa se davanti ci sono colossi come Apple, Google o Amazon, tutti devono rispettare la legge. Come quelle contenute nel Digital Services Act (Dsa), che chiede alle grandi piattaforme di rimanere dentro gli standard comunitari e dimostrare le misure adottate per mitigare i rischi derivanti dai loro strumenti, come i contenuti illegali e la disinformazione. “Ovviamente non ci piace l’idea che gli europei censurino i propri cittadini, ma la preoccupazione principale riguarda questi effetti collaterali che influenzano le politiche di moderazione dei contenuti e una serie di questioni relative alla libertà di parola negli Stati Uniti”, fa sapere il sottosegretario di Stato americano Darren Beattie, sicuro di come “all’interno del Dsa ce ne sono di preoccupanti”.

Le istruzioni impartite dal Dipartimento di Stato sono quelle di considerare la legislazione europea come una minaccia, seguendo la linea tracciata a Monaco dal vicepresidente JD Vance quando accusava l’Europa di voler censurare le persone. Da un documento ottenuto dal Wall Street Journal è emerso che i diplomatici americani hanno notificato all’Osce la “preoccupazione per i tentativi di utilizzare il Dsa e altri mezzi per penalizzare le piattaforme di libertà di parola che si rifiutano di censurare i contenuti”. Per questo, il loro governo “adotterà misure per garantire che le aziende americane non siano costrette a imporre con la forza un regime di censura europeo che è dannoso per gli interessi statunitensi, europei e mondiali”.

Sullo sfondo, dunque, si preannuncia un duro scontro tra due visioni opposte. “Le aziende tecnologiche americane fanno molti profitti in Europa, in alcuni casi per alcune è un mercato ancor più profittevole”, spiega a Formiche.net Brando Benifei, eurodeputato del Partito democratico. “Pretendere che operino all’interno di regole definite dall’Ue e non dagli Stati Uniti mi sembra dunque ragionevole. Penso faccia bene la Commissione europea a tenere il punto sul fatto che le normative digitali create per tutelare alcuni principi cardine per noi europei – come la difesa della democrazia, la tutela dei consumatori e dei lavoratori, la lotta alla disinformazione – non siano messe in discussione. Credo sia giusto e ragionevole mantenere questo equilibrio”.

L’alternativa potrebbe essere peggiore. “Dovrebbe essere riaperto il discorso sulla modalità di accesso dei servizi digitali americani in Europa”, aggiunge Benifei sottolineando che in questo modo si andrebbe a creare uno scenario che farebbe male a entrambi. “Un conflitto con l’America è da evitare, non è un terreno su cui arrivare. Questo richiede uno sforzo nel confronto da parte di entrambi”. Trovando il meglio dei due approcci e cercando un minimo comun denominatore.

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