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La Forever Sharing, controllata del Gruppo Zhonglu di Shangai, ha formalizzato l’ingresso in Helbiz, uno dei leader nella gestione di soluzioni per la micromobilità urbana.

Helbiz Inc. è stata fondata da imprenditori italiani. Il gruppo Zhonglu è primo produttore cinese di veicoli elettrici intelligenti per la mobilità sharing e Forever svolgerà un ruolo chiave nell’espansione di Helbiz sui mercati asiatici e su altri mercati primari.

Qualche tempo fa gli elettrodomestici Candy erano stati ceduti ai cinesi di Qingdao Haier per 475 milioni di euro. Era l’ultima grande azienda italiana del “bianco”. È stata la forza europea di Candy con marchi come Hoover e Rasieres ad attrarre i cinesi perché conseguiva un fatturato consistente principalmente all’estero (Uk e Francia). La ex Officine Meccaniche Eden Fumagalli gruppo da 1,14 miliardi di fatturato con 4.660 dipendenti e 6 stabilimenti in Europa passava così ai cinesi di Haier. Quella di Fumagalli di Brugherio era il quarto grande gruppo del “made in Italy”. La prima a passare in mani straniere era stata la Zanussi.

Prima ancora i cinesi  si erano aggiudicati, salvandola per la verità, le cucine Berloni ed il gruppo Shig-weichai, aveva acquistato il pacchetto di maggioranza della Ferretti, la grande firma (che era fortemente indebitata) degli yacht destinati al mercato medio-alto. Iniziativa quasi gemella di quella portata avanti dal potentissimo altro gruppo cinese, quello di Zomlion (cinque miliardi di euro di fatturato nel settore macchine per costruzione) che ha rilevato la Cifa (betoniere e macchine per l’edilizia). Un’operazione di notevole consistenza è quella che ha messo a segno State Grid International D.L. (SGID), operatore finanziario internazionale della State Grid Corporation of China – controllata dal governo cinese – che ha acquistato una quota del 35% del capitale sociale di Cdp Reti Spa, a un prezzo pari a 2.101 milioni di euro. Inoltre i cinesi hanno fatto shopping nelle Pmi più innovative: Plati Elettroforniture di Madone (provincia di Bergamo) acquistata da Shenzen Deren Electronic; la Compagnia Italiana Forme Acciaio di Senago, nel Milanese, rilevata da Changsha Zoomlion Heavy Industry; i motocicli Benelli di Pesaro da Qianjiang Group; la bolognese Omas (penne) acquisita da Xinyu Hengdeli; la Sixty di Chieti (abbigliamento) da Crescent Hydepark; la Pinco Pallino (vestiti per bimbi, a Entratico, nella Bergamasca) comprata da Lunar Capital; la parmense Caruso (abiti da uomo di alta gamma) da Fosun International; nel 2013 la toscana Fosber (macchine per la produzione di imballaggi) dal Guangdong Dong Fang. Shangai Electric Corporation già nel 2014 aveva acquistato il 40% di Ansaldo Energia e Peolple’s Bank of China ha intorno al 2% in Mediobanca, FLA, Enel, Eni, Telecom Italia, Generali, Prysmian.

Nel carrello della cinese Bright Food, è finita la maggioranza della Salov della famiglia Fontana che vanta brand storici del calibro di Sagra e, sopratutto, Filippo Berio. Salov vende e produce olio di oliva e prodotti derivati in una sessantina di Paesi ed è leader di mercato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Gli ultimi marchi di olio italiano, quindi, prendono la direzione della Cina. Inoltre va segnalata l’acquisizione da parte di Chem China del controllo del gruppo Pirelli con un’operazione del valore complessivo di 7,4 miliardi di euro, considerando anche la successiva Opa che ha portato al delisting dell’impresa milanese.

Prima ancora, il gruppo cinese Deren Electronic, che alla Borsa di Shenzen capitalizza quasi 2 miliardi di euro, ha acquistato il 60% del capitale di Meta System, impresa di Reggio Emilia attiva dal 1973 nel mercato automotive. Sempre in Emilia, Foton Lovol – il principale produttore cinese di macchine agricole, con un fatturato di 3,2 miliardi di euro – ha invece acquisito la Goldoni di Carpi, che con i trattori “Universal” aveva contribuito a fare la storia della meccanizzazione agricola italiana.

L’acquisizione di Goldoni è seguita a quelle dello storico marchio piacentino Arbos e della Matermacc di San Vito al Tagliamento, tutte realizzate attraverso la Lovol Arbos Group di Calderara Reno, base operativa del gruppo cinese in Europa. In precedenza, nel corso del 2014 Wanbao Group Compressor aveva rilevato le attività di ACC Compressor, un tempo leader mondiale nel settore dei compressori per frigoriferi. Sempre dal 2014 è rientrata nel controllo cinese anche OM Carrelli Elevatori, a seguito dell’acquisizione della controllante tedesca Kion da parte del gruppo Shandong Heavy Industry Group (SHIG-Weichai). Anche la banca dei farmacisti (Farbanca) un tempo della Popolare di Vicenza, è diventata cinese. New Seres Apennines, società controllata da China Cefc, ha acquistato l’intera partecipazione detenuta da Popolare di Vicenza, pari al 70,77% del capitale sociale. Ad ottobre 2018 la Zhongneng Vehicle Group ha acquistato la Moto Morini, storico marchio delle due ruote specializzato nei veicoli di piccola cilindrata. (N.d.a. I dati sono tratti da Riccardo Pedrizzi “Il Salvadanaio. Manuale di sopravvivenza economica” Guida Editore – 2018.)

Ad oggi sono quasi settecento le imprese italiane controllate da trecento gruppi cinesi o di Hong Kong (quasi tutti a capitali cinesi). Dal Duemila i gruppi dei due Paesi hanno investito in Italia 16,2 miliardi di euro, terza piazza in Europa dopo Gran Bretagna e Germania, il giro d’affari delle società italiane controllate da soci cinesi e di Hong Kong è di 22 miliardi, i dipendenti sono 32.600.

E non abbiamo visto ancora gli effetti degli accordi del memorandum che il governo Conte ha sottoscritto con i rappresentanti della Repubblica cinese e che vanno sotto il nome della “Nuova Via della Seta”.

 

 

 

 

Così la Cina si accaparra le aziende italiane. L'analisi di Pedrizzi

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