Skip to main content

Nel rebus della crisi, Salvini deve affrontare un altro puzzle. Come cioè combinare il necessario rapporto con Forza Italia (decisivo proprio in queste ore) e quello con il neo movimento costituito dal governatore ligure Toti. L’ex ministro della Difesa Mario Mauro, intervistato da Formiche.net, mette l’accento su due elementi “politici” che si stagliano nel dibattito di questi giorni: il fatto che l’opzione Ursula sia già morta in pancia e l’assenza in Italia di una politica di centro che sia perno per gli interessi del Paese anche nell’ambito delle alleanze internazionali.

Da queste colonne lo speaker di FI, Giorgio Mulè, ha chiuso all’ipotesi Ursula (Pd, Fi e M5s per modificare il Rosatellum): le urne sono davvero così scontate?

Credo che Salvini si sia mosso sulla base di un accordo con FI perché altrimenti non capirei l’azzardo, non sul piano dei consensi ma su quello dei numeri in Parlamento. La prima sua necessità è che non si formi una maggioranza alternativa. Il tentativo di dire che non esiste più il centrodestra cozza con le garanzie che la Lega cerca per poter portare avanti il proprio progetto. Prima ancora di sapere se sono vicine le urne, credo sia utile sapere se si può immaginare l’esistenza di una maggioranza che possa, il più velocemente possibile, raccogliere il testimone del governo. Questo è molto difficile da poter prevedere senza riformare il centrodestra. Ma c’è un conto che non torna in tutto ciò.

Quale?

All’interno di questo schieramento che fine farà l’opzione Toti? Se Salvini ne avrà bisogno, soprattutto guardando alla presidenza del Senato affinché il tentativo di forzare la mano in aula funzioni, allora ciò include che Toti possa rappresentare l’evoluzione del soggetto di FI verso qualcosa di più disponibile ai desiderata di Salvini.

Pronti a un governo del presidente con il Pd, dice la Lombardi (M5s): pro e contro?

Non vedo pro, nel senso che sarebbe una maggioranza formata da un’area politica travagliata: quando Zingaretti ha detto di voler dialogare col M5s Renzi ha detto no. Ora che lo dice Renzi è Zingaretti a chiudere. L’unica cosa chiara al momento è che Renzi e Zingaretti sono l’uno contro l’altro e ciò indipendentemente dal contributo che i grillini potranno offrire al dibattito. Per cui varare una maggioranza politica con queste caratteristiche comporterebbe la messa sulla scena di una squadra in cui uno dei due contraenti è già di per sé dilaniato, qualcosa di ancor più debole e imprevedibile rispetto al governo gialloverde.

Renzi e Grillo convergono sul fatto che sia “folle” andare al voto…

Da un lato abbiamo la natura conservatrice del Parlamento che non si lascia liquidare con facilità. D’altro canto stiamo parlando di due leader che sono due giocatori d’azzardo. Il calcolo che possono fare si riassume con un proverbio: a brigante, brigante e mezzo. La mossa di Salvini li ha evidentemente spiazzati e provano a reagire con qualcosa di ancora più audace. Detto questo, è un fatto oggettivo che stanno mettendo l’Italia in una forte tensione che la espone sui mercati internazionali, facendo emergere con forza tutte le contraddizioni del governo che ha promesso una rinascita sul piano economico ma facendo sempre più debito. All’esterno questi passaggi politici italiani non solo non sono compresi, ma vengono ritenuti destabilizzanti dall’intero quadro dell’Eurozona.

Le non posizioni italiane su molti dossier di politica estera (Venezuela, Cina, Iran, Libia) sono una oggettiva pregiudiziale per il M5S?

Sono ciò che li limita come fenomeno politico, perché impedisce loro di avere un’interlocuzione a livello adeguato. Chi se la sentirebbe di avere rapporti stabili con una forza politica che non si risolve di fronte alla vicenda venezuelana, o che non capisce come la partecipazione al programma F-35 sia determinante per il proprio aspetto strategico nell’area euromediterranea? Nonostante le prove date dal premier, che si è esposto personalmente fino a risolvere la questione della Tav, il senso di smarrimento che il continuo cambio di posizioni provoca, risolve la condizione italiana non tanto nello scontro con una delle super potenze, quanto nella sua completa irrilevanza politica.

L’appello del Foglio, per una destra non truce, come e da chi potrà essere raccolto?

Credo sia un dibattitto intellettuale e non al momento fisso nella realtà. Per dirla tutta, pensiamo per un momento al sentimento che c’era nel Paese sino a pochi giorni fa: la valutazione da parte della larga maggioranza degli italiani sull’operato del governo Conte era sostanzialmente positiva, stando ai sondaggi. Addirittura penso che la decisione di Salvini di farla finita coi grillini sia parsa a questa parte dell’elettorato una decisione in contraddizione con i propri pronunciamenti di tipo populista.

Con quali scenari?

Questo mi fa pensare che Salvini dovrebbe fare molta attenzione ai cosiddetti giochi di Palazzo, che giochi non sono ma legittime prerogative parlamentari. E allo stesso tempo anche agli umori dell’elettorato che potrebbe non perdonargli, per paradosso, di aver fatto cadere intenzionalmente un governo che magari non ha brillato, ma che nella valutazione dell’opinione pubblica era oggetto di gradimento generale.

Nella vita politica italiana manca un elemento che dia stabilità al quadro? E dove reperirlo?

Il tema è stato più volte ipotizzato da vari analisti e non è un tema peregrino, perché senza una forte opzione politica di centro l’Italia procederà attraverso colpi ad effetto attraverso sollecitazioni incapaci di stabilizzare, ad esempio, i conti pubblici garantendo nel tempo una effettiva ripresa economica. Questo problema resterebbe intatto anche se si andasse ad elezioni, anzi, in quel caso verrebbe accentuato.

Con quali conseguenze?

Non tanto circa la nascita di questo o quel partito di centro che possa ridare quell’equilibro, ma circa il fatto che le leadership di turno siano capaci di una politica di centro. Ovvero una politica che sappia diventare il perno dell’interesse nazionale, di relazioni internazionali, di interlocuzioni con il sistema delle imprese su scala globale, dando effettivamente prospettive certe alla vita del Paese.

twitter@FDepalo

 

Salvini, Forza Italia e Toti. Appunti per il centrodestra che verrà. Parla Mario Mauro

Nel rebus della crisi, Salvini deve affrontare un altro puzzle. Come cioè combinare il necessario rapporto con Forza Italia (decisivo proprio in queste ore) e quello con il neo movimento costituito dal governatore ligure Toti. L'ex ministro della Difesa Mario Mauro, intervistato da Formiche.net, mette l'accento su due elementi “politici” che si stagliano nel dibattito di questi giorni: il fatto che l'opzione Ursula sia…

Da F-35 a Tempest. La crisi e le necessità della difesa secondo Nones

Da anni tutti sostengono di condividere la tesi che la difesa sia un “sistema” di cui fanno parte le istituzioni, presidenza della Repubblica, governo e Parlamento (che definiscono la nostra politica militare e il relativo finanziamento), le Forze armate (che, con la loro organizzazione e i loro equipaggiamenti, rappresentano lo “strumento militare” a tutela della difesa e della sicurezza del…

Lo Spazio nella crisi di governo. I rischi (e le mosse francesi) secondo Spagnulo

A un mese esatto dal primo incidente del lanciatore Vega (il cui sviluppo è stato finanziato al 65% dallo Stato italiano) non si hanno ancora novità dalla commissione d’inchiesta che è stata formata a Parigi subito dopo il lancio fallito. A poche ore dall’incidente, il governo italiano aveva emesso una nota ufficiale per esprimere il "pieno supporto ad Avio per…

Più censura per tutti (anche per Google). È Putin, bellezza

Il governo russo ha chiesto a Google di non promuovere quelli che ha chiamato "eventi di massa illegali" su YouTube, ossia di non far circolare le manifestazioni che hanno invaso le strade di Mosca per chiedere elezioni libere sabato. Ne parla in anteprima la Reuters. Il watchdog delle comunicazioni statali Roscomnadzor ha contestato che le persone usassero le notifiche push di YouTube per promuovere…

Crisi di governo e possibili scenari: dirige il Colle

Rieccola, la temutissima crisi di governo. Eppure, in un Paese che ha visto succedersi 65 Presidenti del Consiglio dal primo Governo De Gasperi ad oggi, dovremmo esserci abituati. È pur vero che i tempi della rottura dell’alleanza che compone(va) il Governo Conte sono una novità, come una novità potrebbe essere la data delle elezioni politiche che, in modo assolutamente inusuale,…

Aden non basta. Come continua il conflitto in Yemen. L’analisi di Cinzia Bianco

La situazione in Yemen si complica. La coalizione che combatte dal 2015 i ribelli nordisti Houthi (sostenuti parzialmente dall'Iran) ha un ulteriore nodo da sciogliere. Gli Emirati Arabi, che nei mesi scorsi hanno lanciato un importante ritiro delle proprie truppe dallo Yemen, appoggiano più o meno informalmente le istanze di un gruppo separatista che vuole l'indipendenza nel sud del Paese. Nei…

Un’armata di ferro digitale. Così Huawei risponde a Trump

Un’armata di ferro per una nuova lunga marcia: se non è una dichiarazione di guerra (digitale), poco ci manca. La circolare diffusa dal fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, è una chiamata alle armi per i propri dipendenti, tutti coinvolti in un piano di riorganizzazione che permetta di rispondere alle varie misure messe in campo dagli Stati Uniti di Donald Trump.…

Bendinelli e Zanetti. Due italiani per la Coppa del mondo Ultratriathlon Deca-Ironman

Appuntamento dal 22 al 31 agosto per la Coppa del mondo di Ultratriathlon Deca-Ironman, che si svolgerà sulle Alpi svizzere di Sangallo. L’Ironman è un tipo di triathlon con una maggiorazione di chilometri nelle tre sezioni della gara. Il Deca-Ironman, dieci volte un Ironman. Giampaolo 'Papo' Bendinelli e Luca Zanetti sono i due super atleti italiani impegnati nella gara. "A Giampaolo…

Il dilemma del prigioniero

Per orientarsi nell’intricata vicenda politica nazionale di questi giorni è necessario dare una risposta il più possibile univoca alla seguente domanda: perché ora? Perché proprio adesso Salvini ha deciso di staccare la spina? Senza una chiave di lettura di questa ragione, è difficile compiere un’analisi affidabile della situazione ed immaginare ipotesi per il prossimo futuro. Fra le varie motivazioni che…

Renzi, il ritorno del leader che detta la linea. E spuntano i mal di pancia nel Pd

Un governo istituzionale, quasi di responsabilità nazionale e targato Pd-M5S e magari Forza Italia, con cui impedire l'aumento dell'Iva e tagliare i parlamentari e poi il voto. L'idea di Matteo Renzi sta facendo rumore, dentro e fuori il Pd. L'intervista al Corriere con cui l'ex premier e leader dem dice no al voto e propone un governo forse eclettico (ma forse anche…

×

Iscriviti alla newsletter