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Il presidente russo, Vladimir Putin, cerca di uscire da uno dei peggiori momenti della sua ventennale presa sul potere con una mossa muscolare: una visita a Sebastopoli, in Crimea, la penisola ucraina che la Russia ha illegittimamente annesso nel 2014 scatenando la guerra che nelle province orientali del Paese ha prodotto oltre diecimila morti e aprendo a una stagione delicatissima nei rapporti con l’Occidente. Una vicenda che infuoca un dossier ancora caldissimo.

“La Crimea e Sebastopoli sono parte integrante del territorio sovrano dell’Ucraina. Nessun viaggio di funzionari russi è in grado di cambiare lo status di questi territori definiti dalla Costituzione e dalle leggi dell’Ucraina, invece tali provocazioni sono una ulteriore dimostrazione della negligenza dei principi e delle regole del diritto internazionale da parte dalla Federazione Russa, tra cui la Carta delle Nazioni Unite, le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nonché gli obblighi della Federazione Russa ai sensi dei suoi obblighi bilaterali. E trattati multilaterali di cui l’Ucraina e la Federazione Russa fanno parte”, commenta con  Formiche.net l’ambasciata ucraina in Italia.

Anche il governo di Kiev — che considera la Crimea un territorio “temporaneamente occupato” — ha già espresso la sua “forte protesta” per la visita. Il presidente russo ha visitato ieri un raduno motociclistico, in occasione del decimo anniversario dell’evento. Il leader russo è arrivato alla riunione su una moto del produttore russo Ural e in compagnia delle autorità illegittime della Crimea, tra cui il leader della penisola, Sergey Aksinov che era nel sidecar del veicolo guidato da Putin.

Il mondo dei motociclisti — e delle gang collegate — è uno zoccolo duro del calante elettorato putiniano. Gruppi come “I Lupi della Notte” sono una sorta di braccio armato del puntinismo: ultranazionalisti con tendenze violente, sostengono l’annessione della Crimea, ritengono la Nato un’organizzazione criminale, Stalin un eroe. Su di loto pendono accuse del governo statunitense per il coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina orientale. Putin ieri è entrato in Crimea proprio a fianco del leader del gruppo, Aleksander Zaldostanov, meglio noto come “Il chirurgo”. Entrambi portavano una bandiera russa sulle moto.

Mentre migliaia di persone manifestavano in piazza a Mosca la contrarietà della popolazione all’esclusione forzata di molti elementi delle opposizioni dalle liste per le prossime amministrative, e mentre nel Mar Bianco si consuma un probabile disastro nucleare tenuto in sordina dal Cremlino, Putin si è mosso in Crimea per arringare la folla in questa tentata dimostrazione di forza.

Al di là dell’aspetto propagandistico con cui lo Zar storpia la realtà, un presidente russo che cavalca bandiera in mano un territorio anacronisticamente conquistato attraverso un’invasione armata nel 2014 — sebbene mascherata — meriterebbe una condanna sonante e severa dall’Unione europea, che dal 2015 sta cercando di implementare gli accordi di Minsk sul deconflicting, per anni stracciati dal supporto clandestino che Mosca fornisce ai separatisti del Donbas. E sicuramente anche l’Italia potrebbe prendere un’iniziativa diretta per condannare la provocazione e allentare i sospetti sui contatti politici tra il governo e il Cremlino.

(Foto: kremlin.en)

 

Putin in Crimea. Italia e Ue condannino la provocazione

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