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Chi definisce Antonio Fallico il più potente italiano in Russia non deve temere smentita. Presidente dell’associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, beniamino di Giovanni Bazoli, è uno dei pochissimi italiani che possono vantare la stima del Cremlino. Da dodici anni è patron del Forum Eurasiatico di Verona, kermesse divenuta un punto di riferimento imprescindibile per il mondo industriale e imprenditoriale che fa la spola fra Roma e Mosca. Un appuntamento che vede in campo i grandi protagonisti dell’economia russa e italiana, ma anche tanta politica. Compresa qualche polemica.

Presidente, fra gli ospiti d’onore del Forum ci sono due oligarchi russi sotto sanzioni del Dipartimento del Tesoro Usa, l’ad di Rosneft Igor Sechin e il presidente di Novatek Leonid Mikhelson. Non crede che la loro presenza possa creare un caso diplomatico con gli Stati Uniti?

Non ci risulta che Mikhelson sia sotto sanzioni. Il caso di Sechin è noto. Ma è altresì noto che lavora con l’Italia molto intensamente, diverse aziende italiane hanno commesse miliardarie con Rosneft e lo stesso vale per Novatek. Siamo un forum inclusivo, non siamo né filorussi né filoamericani, cerchiamo di rappresentare per quanto possibile gli interessi nazionali, europei e delle aziende italiane.

Quest’anno l’edizione presenta un parterre più politico del solito. C’è anche Igor Karaganov, ex fidato consigliere di Putin.

Credo il format sia ancora più aperto rispetto all’anno scorso. Karaganov è un grande pensatore e darà una testimonianza nel campo geopolitico. Non abbiamo sempre le stesse idee ma ho grande stima di lui.

In Italia si sente continuamente parlare di Russia per il cosiddetto “caso Moscopoli”. Lei che idea si è fatto della vicenda?

Io sono diametralmente lontano e all’oscuro da queste presunte trattative che più che una spy-story mi ricordano un film di Totò. Degli italiani chiamati in causa non ne ho mai incontrato uno nella mia vita di business.

E dei russi?

Ho sentito nominare oligarchi ritenuti “vicini” al presidente Vladimir Putin. Nulla di vero. Al massimo si tratta di personalità conosciute nel mondo ultranazionalista, e dunque ben distanti dal presidente. Chi si è fidato di loro ha fatto i conti senza l’oste.

Nelle inchieste ricorre il nome di Konstantin Malofeev, giovane e potente oligarca nazionalista.

È stato indicato come contraltare del presidente, a me non risulta. Non l’ho mai sentito nominare a Mosca.

Dunque non crede ci sia un rapporto speciale fra Lega e governo russo?

Come ho già spiegato in passato, non ho mai creduto alla genuinità di queste posizioni. L’attaccamento strumentale di alcune forze sovraniste e xenofobe discredita la Russia.

Anche quest’anno ricorrerà il tema delle sanzioni Ue. L’Italia le ha puntualmente rinnovate in seno al Consiglio Europeo, nonostante i propositi del precedente governo.

È vero, formalmente sono state prorogate fino ad ottobre del 2020. Stiamo però assistendo a una progressiva apertura dell’Europa nei confronti della Russia. È stata ad esempio riammessa a maggioranza nel Consiglio d’Europa dopo cinque anni d’esclusione. Un altro importante segnale di distensione è giunto dagli Stati Uniti, quando il presidente Donald Trump al G7 di Biarritz ha auspicato un ritorno al formato G8 con la Russia.

Un ritorno condizionato al rispetto degli accordi di Minsk del 2014, che secondo gli Stati Uniti e i loro alleati europei la Russia continua a violare.

Non parlerei di accordi violati, entrambe le parti devono fare passi avanti. Poroschenko pagava il prezzo di una maggioranza molto risicata nella Rada. Zelensky è un presidente più pragmatico, farà di tutto per adottare un sistema di autonomia parziale per le due province del Donbas.

Il gas sarà ancora una volta il grande protagonista del Forum. L’Italia sta puntando molto sul condotto Tap dall’Azerbaijan. È la strada giusta?

Diversificare gli investimenti è sempre una cosa saggia, anche se un fornitore o compratore si è dimostrato affidabile. Purtroppo il Tap è un gasdotto che non ha la certezza della fornitura di gas. L’Azerbaijan fatica a soddisfare il mercato interno e a onorare i contratti con i Paesi esteri come la Turchia.

Immagina un coinvolgimento russo nel progetto?

Al momento la Russia è fuori da questa partita, ha investito molto sul North Stream 2. Ormai il gasdotto è completato per il 92-93%, potrebbe essere inaugurato già per giugno-luglio 2020. Le controversie internazionali intorno a questo progetto stanno venendo meno, gli Stati Uniti hanno assunto un atteggiamento non conflittuale nei confronti della Germania. Anche l’Italia potrebbe beneficiare dall’hub tedesco.

Spesso la Russia è stata accusata di aprire e chiudere i rubinetti del gas come strumento di pressione politica.

Conosco i protagonisti del settore in Russia. Gazprom ad esempio è stata destinataria di simili accuse, anche se non ha mai usato la fornitura di gas come elemento di pressione. Ha un contenzioso aperto con Naftogaz, sono fiducioso che a breve si risolverà. Molti dei ritardi nei pagamenti dell’Ucraina sono dovuti alla disastrosa crisi economica che l’ha colpita. Al momento la Russia non vieta in nessun modo il transito del suo gas in territorio ucraino.

In questi giorni si sono inseguiti rumors di una possibile cessione di Eni alla francese Total. Sarebbe un errore?

Credo sia un bene che Eni resti italiana. In questi anni molte realtà sistemiche del Paese sono passate in mano ad altre aziende europee e non. Quando un’azienda italiana è in grado di autogestirsi e di fare il suo mestiere, ed Eni lo sa fare molto bene da tempo, è auspicabile che rimanga in Italia.

Gas, sanzioni e G8. Così la Russia può tornare europea. Parla Antonio Fallico

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