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Le agenzie stampa battono i comunicati ufficiali ma ufficiosi dei due partiti. Iniziano i grillini. Per il Movimento 5 stelle “la lealtà a Giuseppe Conte non si discute, a lui riconosciamo le grandissime capacità dimostrate da Premier, dire di no a Conte per trovare altri nomi figli di strategie politiche, significa indebolire il Paese. Non vorremmo che fosse una scusa per tornare al voto. In tal caso Zingaretti e i suoi devono essere chiari”. Bum!

La risposta dei Dem non si fa attendere e dopo pochi minuti è possibile leggere questo comunicato. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti nella telefonata con Luigi Di Maio ha ribadito il no a un Conte bis, per i motivi che aveva già spiegato al leader M5s. Secondo quanto riferiscono fonti della segreteria Dem Zingaretti avrebbe espresso “malessere” per gli “ultimatum” da parte di M5s. Le fonti riferiscono che “si lavora comunque a una soluzione”. Sospiro di sollievo!

Si lavora comunque a una soluzione, è scritto. Proprio così. Come se questo scambio di accuse e dichiarazioni fossero una forma di normale dialogo fra forze politiche non marginale nella società italiana. Sembra di essere nella fase finale del rapporto fra pentastellati e leghisti ma qui siamo ancora all’inizio.

Come non bastasse, il segretario del Pd in serata ha convocato i giornalisti per una conferenza stampa. Diversi minuti per dire di essere impegnati sui contenuti (figuriamoci!) e che naturalmente i Dem immaginano un futuro a pastelli, soprattutto “verdi”, e che addirittura vogliono abbassare le tasse ai più poveri. L’inciso che sono preoccupati per i conti sembra solo un modo per dire che anche Tria è nel mirino. Per il resto, fuffa a volontà. È sembrato il tentativo di riportare il cerino nel campo dei 5 Stelle. Peccato che i comunicatori dei grillini non attendono troppi minuti per ribattere. “La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepremier Luigi Di Maio. Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. È assurdo. L’Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno”. Uno spettacolo, sia detto da spettatori, un po’ patetico. Un vicolo cieco che nessuno vuole ammettere. Un mix di incapacità e malafede.

Fino a martedì, lo sappiamo, tutto può accadere. È una dinamica, questa in corso, scioccante e degna di alimentare la più violenta antipolitica. Se il danno non fosse sufficiente va annotata anche la beffa di un Presidente della Repubblica che da galantuomo, volendosi affrancare dall’eredità di Napolitano (che oggi si ha assai meno dubbi abbia fatto benissimo e forse salvato il Paese), si è fidato ed affidato alle buone intenzioni di Zingaretti e Di Maio. Non si può immaginare cosa il Capo dello Stato starà pensando. Di certo, nessuno vorrebbe trovarsi nei suoi panni. Alla fin fine è solo domenica. Martedì arriva presto, si spera!

Incartati! Ecco come Zingaretti e Di Maio stanno lavorando (per Salvini)

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