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La Tunisia va al voto per le elezioni presidenziali forse più importanti della sua storia recente, che si svolgono in un clima di grande attesa, ma anche di profonda tensione per l’arresto, lo scorso 23 agosto, del magnate Nabil Karoui, grande favorito nei sondaggi e finito in manette con l’accusa di riciclaggio ed evasione fiscale.

Domani, circa otto milioni di elettori saranno chiamati a scegliere la carica più alta dello Stato, dopo che, lo scorso 25 luglio, Beji Caid Essebsi è morto a 92 anni, proprio nel giorno in cui si celebra la proclamazione della Repubblica. Si tratta solo del primo turno. Il secondo, decisivo, si terrà a novembre. Nel frattempo, però, i tunisini saranno chiamato alle urne anche il 6 ottobre per le elezioni legislative. Una serie di appuntamenti elettorali cruciali, che potrebbero ridefinire gli assetti politici dell’unico Paese, unico esperimento positivo uscito dal periodo delle cosiddette ‘primavere arabe’.

I candidati, in partenza, erano ben 26, fra cui due donne. Ma con il passare dei giorni alcuni si sono ritirati per evitare il fenomeno della dispersione dei voti. In questo momento i contendenti che hanno maggiore possibilità di passare al secondo turno sono i seguenti.

Youssef Chahed, primo ministro dal 2016 ed è il capo del partito Viva la Tunisia, che ha fondato dopo la sua espulsione dal partito islamista Ennahdha. La sua campagna elettorale si è concentrata soprattutto sui risultati economici, che però secondo alcuni osservatori sono stati inferiori alle aspettative.

Abdelkarim Zubeidi che corre come indipendente ed è stato Ministro della Difesa del governo tunisino. Si tratta del candidato su cui converge l’appoggio dei partiti liberali “Orizzonti della Tunisia” e del movimento “Nidaa Tounes”, partito di chiara matrice laica. Per lui potrebbero votare anche gli iscritti dell’Unione Generale del Lavoro Tunisino (Ugtt).

Abdel Fattah Moro, candidato del partito islamico Ennahdha, avvocato, di orientamento conservatore e vicino a una confraternita islamica anti occidentale.

Kaïs Saïed, candidato indipendente, professore universitario di diritto costituzionale, al momento in grande crescita nei sondaggi. Considerato un uomo antisistema, appare comunque molto conservatore su diverse questioni, prima fa tutti la pena di morte e l’intolleranza verso l’omosessualità.

C’è poi magnate Nabil Karoui, che potrebbe trovarsi a competere per il secondo turno dal carcere. In una intervista rilasciata tramite il suo avvocato, ha dichiarato di essere un prigioniero politico ed essersi messo in sciopero della fame. L’uomo d’affari ha rivelato di essere stato arrestato “in modo brutale” e che non gli è nemmeno stato notificato un mandato di arresto, puntando il dito chiaramente contro la coalizione al potere, formata dai laici di Nidaa Tounes e gli islamici di Ennahdha.

L’esito è quanto mai incerto non solo per i numerosi candidati, ma anche per il fatto che il 30% dell’elettorato è ancora indeciso e ci sarà un alto tasso di astensionismo, soprattutto fra i giovani, proprio in occasione di un voto, dove sul piatto c’è il destino di un Paese che fino a questo momento ha lottato per cambiare il corso della propria storia e che, fra la situazione in Libia e quella in Algeria, si trova in una situazione a dire poco nevralgica.

Il risultato è quanto mai difficile da determinare a causa dei molteplici fattori in gioco. Da una parte il popolo è deluso perché la crescita economica è ancora troppo bassa, la disoccupazione rimane a livelli record e gli scandali per la corruzione sono all’ordine del giorno. Dall’altra c’è l’emergenza terrorismo e il contagio che possono avere crisi regionali come quella libica.

È una Tunisia dove islamisti e progressisti non sono più polarizzati come una volta, ma dove i partiti di sinistra sono praticamente scomparsi per lasciare spazio ai movimenti populisti.

Tunisia al voto per il nuovo presidente fra crisi economica e scandali

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