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Anche negli Stati Uniti sventola la bandiera tricolore. Lì, al riparo dalle azzuffate gialloverdi, hanno già preso il via da qualche giorno le celebrazioni per la Festa della Repubblica italiana. Una ricorrenza da sempre molto sentita dalla comunità italiana, la più grande all’estero (secondo i dati AIRE 2017 i residenti sarebbero 277.000), ma soprattutto dalla ben più estesa comunità italoamericana, che secondo l’ultimo censimento del 2013 ammonterebbe a circa 17 milioni. Lo è tanto più da quando alla Casa Bianca si è insediata una delle amministrazioni più italoamericane di sempre. Non è un mistero che il presidente Donald Trump abbia scelto per il suo gabinetto parecchi collaboratori con un albero genealogico che parla italiano.

Qualcuno ha dovuto lasciare nel gioco dei continui rimpasti. È il caso del precarissimo ex capo della comunicazione Anthony Scaramucci (in carica per 10 giorni), nipote di un immigrato di Gualdo Tadino (Umbria). Altri, come Mike Pompeo, hanno scalato la vetta. L’ex direttore della Cia, oggi Segretario di Stato, non perde mai occasione di ricordare le sue origini italiane. I suoi bisnonni sono immigrati italiani che hanno tentato la fortuna negli States negli anni ’20 del secolo scorso abbandonando Caramanico, in provincia di Pescara, per partire alla volta di Ellis Island. Con un breve messaggio oggi il n.1 d Foggy Bottom ha fatto gli auguri all’Italia, sottolineando il suo “ruolo vitale nella Nato, nel rafforzare la cooperazione nella sicurezza e nella Difesa nella regione Mediterranea” e augurandosi di “collaborare ancora più da vicino su temi di sicurezza globale e commercio”.

Anche quest’anno la Casa Bianca non ha fatto mancare il suo appoggio alle celebrazioni del 2 giugno. A Washington Dc è andato in scena il consueto ricevimento all’ambasciata italiana. A officiare il padrone di casa, l’ambasciatore Armando Varricchio, che ha esordito così: “Roma e Washington sono sono profondamente legate. Come lo sono i destini dell’Europa e degli Stati Uniti“.

Di fronte a lui, tra i 1200 partecipanti, tre pezzi da ’90 dell’amministrazione Trump. Kellyanne Conway, la combattiva sondaggista divenuta fin dagli albori della campagna elettorale fidatissima consigliera del presidente, padre irlandese e madre italiana. Il segretario del Commercio Wilbur Ross, e il presidente dell’Epa (Environmental Protection Agency) Andrew Wheeler.

Ed è solo l’inizio. Oggi New York ospiterà la seconda edizione della “Italy Run”. Otto chilometri di corsa in mezzo a Central park che vedranno sudare la comunità italoamericana della Grande Mela di fronte a Varricchio e al corpo consolare. A sponsorizzarla ancora una volta il Gruppo Ferrero assieme all’associazione New York Road Runners (NYRR), conosciuta per la ben più celebre New York Marathon. Presente ancora una volta il Montecitorio Running Club, gruppo trasversale di deputati con la passione per la corsa capitanato da Maurizio Lupi (Noi con l’Italia).

A far correre, anzi sfrecciare i colori italiani per il 2 giugno ci pensa un’altra eccellenza del Belpaese: Lamborghini. La “casa automobilistica del Toro” parteciperà a diverse manifestazioni per il 2 giugno, da New York a San Francisco, da Los Angeles a Detroit. Festa doppia per l’Ad Stefano Domenicali, proprio oggi insignito del titolo di commendatore della Repubblica. Il sipario sui festeggiamenti calerà a Chicago il 4 giugno. Il Consolato generale italiano omaggerà la Repubblica sulle note del soprano Elisabetta Russo, accompagnata al piano da Roberta Terchi Nocentini.

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