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Alla ricostruzione della guglia di Notre-Dame si affianca adesso un altro tema che coinvolge l’immagine di Parigi o, meglio, il suo profilo: un imponente grattacielo a forma triangolare che rievoca, in chiave moderna, una piramide. Si tratta di un’opera del tutto diversa dalla Piramide di Pei del 1989, che si limita a segnare l’ingresso del Louvre. Una volta completata, nel 2024, la Tour Triangle darà vita a un edificio ecologico di grande impatto, alto 180 metri, destinato a contenere non solo uffici, ma anche un auditorium, un albergo di 129 camere, spazi culturali, un centro per conferenze, un grande ambulatorio medico, un asilo nido, ristoranti e caffè.

Il progetto è di Herzog & de Meuron, i due architetti svizzeri autori in tutto il mondo di opere fortemente innovative, sia dal punto di vista formale che tecnologico-costruttivo. La Tour Triangle sarà realizzata in prossimità dell’anello che delimita il margine del centro cittadino, in corrispondenza della Porta di Versailles, all’interno del programma di ripensamento del Parco delle Esposizioni.

L’APPROVAZIONE DEL PROGETTO

Perché l’approvazione di questo grattacielo, presentato all’amministrazione della città nel 2008, ha richiesto tanto tempo e, soprattutto, una così accanita discussione sull’opportunità di realizzarlo? A Parigi, ma anche nel resto dell’Europa, il grattacielo è sempre stato considerato una presenza anomala. Al contrario delle città americane, prive di un tessuto storico omogeneo, nel nostro continente la conformazione dei centri urbani è data da nuclei medievali, trasformati nei secoli successivi, ma comunque all’interno di un disegno, misurato dalle sagome che non superano mai una determinata altezza. A Parigi la regola è stabilita dagli edifici del tessuto haussmaniano, con l’unica eccezione della Tour Montparnasse del 1973, un grattacielo alquanto ingombrante, poco accettato dai Parigini, di cui si è discussa perfino la demolizione.

LA PERSONALITÀ DEI GRATTACIELI

Sullivan, tra i maggiori innovatori nel progettare i primi grattacieli, attribuiva a questi edifici una sorta di personalità caratteriale. In sintesi, sosteneva che fossero grattacieli quegli edifici che pretendevano di essere considerati tali; quindi, non solo per la loro altezza, ma per la capacità di esprimere il desiderio di proiettarsi verso l’alto. Ovviamente, da questa definizione Sullivan escludeva le costruzioni, come la Tour Eiffel, prive di una concreta funzione d’uso, perché semplicemente simboli nel panorama urbano.

DAL GRATTACIELO PIÙ ALTO A QUELLO PIÙ SOSTENIBILE

Per anni, e non solo negli Stati Uniti, ma anche in Estremo Oriente e, più recentemente, in Medio Oriente, il grattacielo è stato interpretato come un portatore di record piuttosto che un edificio, più alto degli altri, ma valutabile in base alle sue qualità formali e funzionali e alla sua capacità di organizzare la vita all’interno della città. Negli ultimi anni alla rincorsa dei record “muscolari” si è affiancata la ricerca, anch’essa comunque espressione di un marcato valore simbolico, degli elementi di maggiore sostenibilità rispetto alle costruzioni tradizionali: più aria, più luce e, soprattutto a pari densità abitativa, una maggiore superficie libera a terra, utilizzabile per verde e spazi aperti. Recuperando quindi i principi che avevano affermato Le Corbusier con il Plan Voisin a Parigi (1922-25) e Wright attraverso il Grattacielo alto un miglio a Chicago (1956).

LA NUOVA PIRAMIDE

Questa lastra moderna, dalla forma piramidale, svetterà nel cielo di Parigi, ma non andrà a sovrastare i suoi tetti storici. Novella Torre di Babele, con un piede molto largo, poggiato solidamente a terra, saprà parlare il linguaggio universale del costruire intelligente, dichiarando soprattutto, come il Grattacielo Verde a Milano di Boeri, il rispetto dell’ambiente. Non proietterà che poca ombra sulle case vicine, favorirà i collegamenti con la banlieue e riverserà l’esperienza maturata da Herzog & de Meuron per consumare il meno possibile dal punto di vista energetico.

PIACERÀ AI PARIGINI?

Saranno sufficienti tali fattori perché i parigini possano accettare questa sagoma così diversa dal tessuto preesistente della loro città? L’orgoglio di costruire verso l’alto rimane per molti un goffo tentativo di sviluppo moderno, attribuendo alla dimensione il facile e banale significato della crescita. Nella realtà infatti molti grattacieli hanno trovato forti resistenze a essere accettati, provocando talvolta condizioni difficilmente governabili. In questo caso, il successo della Tour Triangle dovrebbe essere assicurato dalla ricca molteplicità funzionale interna, l’unica capace di garantire all’edificio un costante controllo sociale.

Il nuovo grattacielo di Parigi. Le sfide della Tour Triangle

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