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Domani la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si recherà in Algeria per rafforzare la cooperazione bilaterale, in un contesto di crisi energetiche globali e di nuove opportunità industriali. L’Algeria è ormai il principale fornitore di gas dell’Italia, superando la Russia già dal 2022 e coprendo circa il 36% delle importazioni nazionali via gasdotto. Questo ruolo centrale emerge chiaramente dalle interviste realizzate da Formiche.net a esperti algerini, che sottolineano sia le potenzialità sia i limiti della partnership italo-algerina.

Energia: gasdotto, GNL e idrogeno verde

Secondo Abdel Samad Saoudi, esperto economico dell’Università di Msila, l’Italia è vista come “partner molto affidabile” e il principale alleato europeo dell’Algeria, con scambi commerciali che hanno superato i 13 miliardi di dollari annui. Il settore energetico resta il pilastro della relazione, ma l’esperto avverte in un colloquio con Formiche.net che l’attuale gasdotto TransMed non è più sufficiente a soddisfare la crescente domanda italiana; è in costruzione un nuovo gasdotto che trasporterà anche idrogeno verde e altri componenti verso l’Italia. L’Algeria avrebbe già aumentato le esportazioni di GNL verso l’Europa del 74% nell’ultimo mese, beneficiando della priorità riconosciuta all’Italia grazie ai contratti a lungo termine e agli investimenti presenti nel territorio algerino.

Farouk Tayfour, ricercatore in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, invita però al realismo: nonostante l’impulso politico della visita di Meloni, qualsiasi aumento significativo delle esportazioni di gas algerino sarebbe tecnicamente limitato, poiché il TransMed opera già vicino alla sua capacità massima e l’incremento richiederebbe investimenti sostanziali nello sviluppo dei giacimenti da parte di Sonatrach. Secondo Tayfour, l’Algeria rimarrà un partner affidabile, ma non potrà sostituire completamente altre fonti, inserendosi piuttosto in un mix energetico europeo diversificato.

Sul fronte dell’idrogeno verde, entrambi gli esperti concordano sul carattere strategico e a lungo termine del progetto. Tayfour evidenzia che il corridoio italo-algerino richiede investimenti compresi tra 20 e 40 miliardi di dollari per produzione rinnovabile, elettrolisi e infrastrutture di trasporto e stoccaggio, definendolo un investimento geoeconomico non una soluzione immediata alla crisi energetica europea.

Abdel Kader Slimani, esperto energetico di Algeri, aggiunge che l’Algeria dispone di oltre 3.000 ore di irraggiamento solare annuo e che il corridoio potrebbe raggiungere una capacità di 4 milioni di tonnellate di idrogeno l’anno, generando tra 6 e 10 miliardi di dollari di esportazioni e trasformando il Paese da semplice fornitore di gas a potenza energetica integrata.

Cooperazione industriale: automotive, agroalimentare e minerali

Oltre all’energia, gli esperti evidenziano una partnership già attiva in settori chiave. Abdel Samad Saoudi segnala significativi investimenti italiani nel settore alimentare, anche nel sud dell’Algeria, e gli importanti passi della Fiat per aumentare la percentuale di componenti locali e produrre automobili destinate al mercato interno algerino. L’industria alimentare rappresenta oggi oltre 50 miliardi di dollari del Pil algerino, offrendo ampie opportunità per le medie imprese italiane note per la loro tradizione agroindustriale.

Anche il settore minerario presenta prospettive interessanti: le nuove riserve di fosfati della miniera di Gara Djebilet e dei giacimenti di Tebessa consentirebbero lo sviluppo di una nuova industria meccanica in Algeria, con i fosfati utilizzati sia per fertilizzanti agricoli che per l’industria alimentare.

Sicurezza e stabilità regionale

La cooperazione si estende poi alla sicurezza del Sahel e alla gestione dei flussi migratori. Saoudi sottolinea che l’Algeria considera la stabilità del Sahel fondamentale per proteggersi dal terrorismo e per fermare l’immigrazione clandestina verso l’Algeria e poi verso l’Europa, rendendo necessaria una collaborazione con l’Italia su questi temi. Tayfour aggiunge che, alla luce della sensibilità algerina riguardo a presenze militari straniere, l’Italia può svolgere un ruolo positivo adottando un approccio basato sullo sviluppo e sulla stabilità, piuttosto che su misure di sicurezza ristrette, costruendo fiducia attraverso progetti di sviluppo e partenariati multilaterali. Slimani conferma che la sicurezza è un pilastro inseparabile della partnership, con l’Algeria impegnata in un intervento diretto contro terrorismo e flussi irregolari dal Sahel, accanto a investimenti a lungo termine nello sviluppo costiero e nella stabilizzazione della Libia.

Verso una partnership multidimensionale

La conclusione degli esperti converge sulla necessità di superare un modello basato esclusivamente sull’importazione di gas. Tayfour afferma che il Piano Mattei italiano avrà successo in Algeria solo se si tradurrà in trasferimento di conoscenze, formazione professionale avanzata e partenariati industriali nelle energie rinnovabili e nell’agricoltura intelligente, evitando di ridursi a un mero esercizio diplomatico. Slimani condivide questa visione, affermando che il successo dell’alleanza multidimensionale dipenderà dalla capacità di entrambi i paesi di passare dalla logica dell’importazione a modelli di produzione congiunta e integrazione industriale diretta con il mercato europeo.

La visita di Giorgia Meloni del 25 marzo si inserisce in una fase già avviata di rafforzamento dei legami italo-algerini, dove l’energia rimane centrale ma si affianca a prospettive concrete nell’industria, nella tecnologia verde e nella sicurezza regionale. La sfida, come ricordano gli analisti algerini, consiste nel trasformare un partenariato dettato dall’emergenza in una collaborazione strutturale e multidimensionale, capace di creare valore condiviso lungo entrambe le sponde del Mediterraneo.

Meloni in Algeria, verso una partnership strutturale oltre il gas

Gli analisti algerini hanno spiegato a Formiche.net che l’obiettivo della visita è quello di trasformare la tradizionale collaborazione energetica in una partnership strategica multidimensionale, tra idrogeno verde, investimenti industriali e cooperazione sulla sicurezza del Sahel

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