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Reagisce in punta di diritto la Repubblica di Cipro dopo che la nave turca Fatih ha annunciato perforazioni a caccia di gas nella Zona economica esclusiva cipriota. Il governo di Nicosia parla di “seconda invasione” turca, dopo quella armata del 1974 e che continua ancora oggi nel 47% dell’isola, e annuncia tutte le necessarie azioni istituzionali e legali per annullare le mosse di Ankara, compreso il mandato di arresto internazionale e una protesta ufficiale a Ue e Onu.

Sullo sfondo, la tattica provocatoria di Erdogan i cui F16 due giorni fa hanno sconfinato per ben trenta volte in 24 ore nello spazio aereo greco sull’Egeo e le mire (non solo turche) sul dossier idrocarburi nel Mediterraneo orientale

QUI NICOSIA

Il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Anastasiades, ha scelto di definire l’azione turca al largo di Paphos alla stregua dell’invasione del 1974, quando Ankara in risposta ad un tentato golpe greco invase l’isola occupandone quasi la metà fino ad oggi. E ha descritto le attività turche nella Zee “una seconda invasione”, osservando che il governo segue la situazione con “occhio vigile”.

Per il prossimo sabato ha convocato il Consiglio nazionale in via straordinaria: l’obiettivo è attivare le procedure necessarie per l’emissione di mandati di arresto internazionali per tutti gli individui che offrono servizi alla nave perforatrice turca Fatih. La procedura giudiziaria si terrà presso il Tribunale distrettuale di Nicosia nel corso della giornata. Riguardo al fatto che i turchi abbiano iniziato già a lavorare, il ministro degli Esteri cipriota, Nicos Christodoulides, ha affermato che non vi è alcuna attività che indichi la circostanza. Ma è evidente che la sola presenza della nave, successiva all’emissione del Naxtex fino al 3 giugno, è motivo di scontro.

ALL’ONU

In una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Gutierrez, Anastasiadis ha chiesto al vertice del Palazzo di vetro di adottare misure immediate che impediscano alla Turchia di svolgere attività illecite definendo le recenti azioni turche a ovest di Pafos una “minaccia per la pace e sicurezza internazionale”.

Precisa che se la Turchia dovesse procedere in tale azione senza precedenti violerebbe i diritti sovrani della Repubblica di Cipro, le norme del diritto internazionale e la Convenzione sul diritto del mare, le cui disposizioni sono da tempo diventati diritto consuetudinario. Allo stesso tempo costituirebbe una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale, in netto contrasto con la Carta delle Nazioni Unite. Inoltre, se la Turchia dovesse continuare nel suo proposito, si determinerebbe “un colpo devastante per gli sforzi in corso delle Nazioni Unite per la ripresa dei negoziati volti a raggiungere una soluzione globale”. Per cui si attende un’azione immediata e le misure necessarie da parte delle Nazioni Unite in qualità di “guardiani della pace internazionale”.

PACE?

“È impossibile parlare di pace sotto minacce”. Secondo Anastasiades la chiara violazione del diritto internazionale è una spada di Damocle per tutti e non solo per Cipro. Va ricordato infatti che pochi giorni fa gli F16 turchi hanno effettuato ben trenta violazioni dello spazio aereo greco in 24 ore sull’Egeo. Esattamente un anno fa, per una circostanza simile, che aveva provocato la consueta reazione dell’aeronautica ellenica con quattro Mirage in volo, uno dei caccia greci era precipitato in fase di atterraggio, (morto il pilota) dando avvio ad una crisi anche con Atene visto che nelle stesse settimane due soldati greci venivano trattenuti al confine settentrionale sul fiume Evros.

Il riverbero delle tensioni turche con Grecia e Cipro è figlio dello scacchiere che si sta distendendo nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale, con il quadrumvirato del gas (Israele, Cipro, Grecia, Egitto) in azione sul dossier energetico con la benedizione del Pentagono. Scenario che è fortemente contrastato da Ankara.

Per questa ragione anche da Atene giunge un sostegno al governo di Nicosia. Secondo il ministro degli Esteri greco, George Katrougalos, la Turchia sta contribuendo ad aumentare il suo isolamento internazionale tramite azioni “simboliche” e “tentando di reagire ai progressi significativi che sono stati fatti nel Mediterraneo orientale in termini di portare avanti, attraverso il diritto del mare, il delineare la Zee e stabilire una cooperazione tra gli Stati, con il gasdotto Eastmed ad esempio”.

SCENARI

Il progressivo disimpegno Usa dalla base turca di Incirlik e l’appoggio della Marina americana alle perforazioni attuate da Exxon nella Zee, rappresentano la chiara intenzione anche di Washington di essere presente nel Mediterraneo orientale con una particolare interlocuzione con Nicosia ed Atene. Proprio nella capitale ellenica, dove procede spedito il dossier legato alle nuove mega navi gasiere e ad un’isola completamente adibita a deposito di gas, Revithoussa, l’ambasciatore americano Jeoffrey Pyatt ormai è un punto di riferimento.

Che la Grecia (dove stanno arrivando nuovi elicotteri Usa) sia diventata il nuovo plyer energetico in antitesi alla Turchia lo ha sottolineato pochi giorni fa anche un senatore americano, Robert Menendez, secondo cui le opportunità di approfondire i legami di sicurezza nella regione “non sono mai state più promettenti”, perché il paese è emerso dalla crisi economica con le sue istituzioni democratiche intatte, “e non è una cosa da poco date le sfide”.

twitter@FDepalo

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