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È tutto molto irrituale, d’accordo. Il livello del discorso pubblico è spaventosamente basso, il senso politico di molte mosse sfuggente. Tutto vero, come è vero che tutto quel che sta accadendo dipende dalla modesta caratura “istituzionale” dei principali protagonisti della crisi e dal fatto che nessuna loro scelta è stata coerentemente portata davvero fino in fondo. È tutto vero, ma se ci si sforza di ignorare le facce e i modi degli interpreti e si osserva la scena del film dall’alto si vede come d’incanto comparire sulle benvenute ceneri di un governo nato morto un quadro politico piuttosto chiaro e potenzialmente equilibrato.

Dopo un anno di caos, di errori, di mistificazioni e di mascariamenti si ufficializza finalmente il fallimento politico del governo gialloverde e di chi se ne era fatto interprete, si sancisce l’impraticabilità di un’alleanza strategica tra i due cosiddetti “populismi”, si riafferma il vecchio schema bipolare centrodestra contro centrosinistra.

Ieri, 13 agosto, giorno dei santi e martiri Ponziano e Ippolito, è perciò iniziata una fase nuova. Nuova comunque. Che si vada ad elezioni, scenario a dir poco auspicabile, o che nasca un nuovo governo con una maggioranza nuova, scenario inquietante, ciascun partito dovrà comunque ridefinire la propria identità politica e sarà in base ai frutti di questo lavoro di ridefinizione e alla visione politica conseguente che prenderanno corpo le prossime alleanze, i prossimi programmi di governo, le prossime leadership. Ieri è stato messo un punto a capo: il sistema politico-istituzionale, mandato in tilt da mani inesperte, si è risettato automaticamente.

Siamo ora, se ce la giocheremo bene, all’alba di un nuovo ciclo politico in Italia così come nel mondo. L’alternativa è il perdurare del caos e dell’inconcludenza. Dalle scelte che ciascun leader vero, presunto o aspirante farà nelle prossime ore dipenderanno la forza e l’autorevolezza dello Stato italiano nei i prossimi anni. Sarebbe davvero imperdonabile sciupare questa occasione. L’occasione di mettere ordine nella politica, rendere stabile il sistema, dare agli italiani una prospettiva nazionale e all’Italia una collocazione internazionale.

Il messaggio è chiaro, la lezione evidente. Troppo narcisismo, troppa propaganda, troppa furbizia e nessuna prospettiva comune condannano all’inerzia. È urgente tornare alla Politica. Ma per restituire alla politica l’efficacia e l’onore perduti occorre che tutti, politici, media, classe dirigente e magistrati, si mettano per una volta in discussione e si assumano fino in fondo le proprie responsabilità.

La crisi offre una occasione a (tutta) la politica italiana. Firmato Cangini (FI)

Di Andrea Cangini

È tutto molto irrituale, d’accordo. Il livello del discorso pubblico è spaventosamente basso, il senso politico di molte mosse sfuggente. Tutto vero, come è vero che tutto quel che sta accadendo dipende dalla modesta caratura “istituzionale” dei principali protagonisti della crisi e dal fatto che nessuna loro scelta è stata coerentemente portata davvero fino in fondo. È tutto vero, ma…

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La crisi di governo e gli scenari politici che potrebbero determinarsi sono osservati con grande attenzione dal mondo della Difesa. La preoccupazione riguarda tanti programmi che permangono in una fase di incertezza, tra cui, nei giorni scorsi, i riflettori sono tornati ad accendersi sugli F-35, con l’urgenza di confermare al più presto gli impegni italiani. Se ciò non avverrà entro…

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"L'obiettivo della Russia è di indebolire i Paesi occidentali polarizzando il dibattito", ha spiegato Daniel Stenling, capo del controspionaggio del Servizio di sicurezza svedese: "Negli ultimi cinque anni, abbiamo visto l'intelligence sempre più aggressiva lavorare contro la nostra nazione". È lo spaccato perfetto per creare il contesto attorno a un reportage formidabile del New York Times, che ha indagato sia l’ambiente…

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