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Il braccio di ferro tecnologico tra Stati Uniti e Cina prosegue. Al centro dello scontro, ormai globale, fra Washington e Pechino, si trova Huawei, recentemente inserito in una “lista nera” del dipartimento del Commercio. Ora, per tutta risposta, il colosso di Shenzen ha comunicato a Verizon che la telco americana dovrà pagare le licenze per oltre 200 dei suoi brevetti. Ma nel commentare la notizia su Twitter, il portavoce del Consiglio di Sicurezza nazionale, Garrett Marquis, ha stroncato la società della Repubblica Popolare: “Interessante”, ha evidenziato, “vedere Huawei lamentarsi delle violazioni dei suoi diritti di proprietà intellettuale; questo (detto, ndr) da un’azienda che ha regolarmente saccheggiato la proprietà intellettuale degli altri”.

CHE COSA È SUCCESSO

A febbraio – ricostruisce il Wall Street Journal – un dirigente delle licenze per la proprietà intellettuale di Huawei avrebbe scritto all’azienda specializzata in reti wireless, dicendo che dovrebbe pagare degli arretrati al fine di “risolvere il problema delle licenze di brevetto”. ” I brevetti in questione riguarderebbero delle apparecchiature di rete, l’infrastruttura cablata e la tecnologia internet-of-things, e qualora non risolta, la questione potrebbe avere un impatto su molti dei fornitori di Verizon. La lettera di Huawei è di fatto una questione puramente legale, dunque non lascia spazio a molti commenti, ciononostante si inquadra in un più ampio contesto di tensioni geopolitiche che stanno interessando le aziende tecnologiche e delle telecomunicazioni.

IL PROBLEMA DEL CYBER SPIONAGGIO

Per gli esperti del settore, tuttavia questo episodio segnala in modo chiaro quale sia il vero tema per Washington, al di là delle questioni commerciali. Da tempo gli Stati Uniti lamentano un atteggiamento aggressivo della Cina nel cyber spazio (e la stessa Huawei è al centro di alcuni processi oltreoceano per questioni di proprietà intellettuale). Il Dipartimento di Giustizia, alla fine dello scorso anno, ha indirizzato contro hacker della Repubblica Popolare diverse accuse per attacchi informatici, come quelli che hanno colpito i settori dell’aviazione e delle tecnologie dell’informazione. Alcune stime del governo Usa calcolano che il cyber-theft cinese starebbe costando all’economia americana centinaia di miliardi di dollari all’anno. L’accordo bilaterale siglato da Barack Obama e Xi Jinping, mirato proprio a ridurre le operazioni di spionaggio informatico, sarebbe – secondo l’intelligence statunitense – stato ripetutamente violato dalla Cina.

LA QUESTIONE 5G

Inoltre gli Usa hanno a più riprese avvisato i Paesi partner che affidarsi a tecnologia di Pechino – in particolar modo nello sviluppo del 5G – potrebbe influire sulla capacità americana di condividere informazioni di intelligence con gli alleati. La Casa Bianca teme infatti che i giganti tech cinesi possano diventare strumenti di spionaggio della Repubblica Popolare, anche in virtù di una legge sull’intelligence che obbliga le aziende cinesi a collaborare con il proprio Paese. Inoltre, la rete 5G comporterà notevoli cambiamenti, connetterà una vasta moltitudine di dispositivi e per velocità supererà in prospettiva di 100 volte quella attuale delle reti 4G. Per gli Usa sarebbe quindi un rischio dare alla Cina l’ipotetica possibilità di poter “spegnere” infrastrutture strategiche o l’erogazione di servizi. Accodandosi a Washington, alcuni Paesi hanno escluso le aziende cinesi delle loro reti 5G.

Huawei si scaglia contro Verizon (ma Marquis la stronca)

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