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IL NODO NON È SFIDARE L’EUROPA

Fabrizio Cicchitto è tra i relatori de “I colloqui sulla democrazia” organizzati al Centro Studi Americani. È intervenuto al panel dedicato all’Occidente e alla rottura degli argini democratici. Con lui, però, in questa conversazione con Formiche.net discutiamo dell’attuale, complessa, situazione dell’Italia alle prese con un insidioso braccio di ferro con l’Europa, braccio di ferro che potrebbe condurre all’apertura di una procedura di infrazione. Cicchitto, protagonista della stagione Popolo delle Libertà, presidente della commissione Esteri nella scorsa legislatura, non ha nascosto la sua preoccupazione per la situazione politica nazionale. E per il comportamento politico della maggioranza.

“Partiamo dal nodo di contenuto. E dico che il punto non è il conflitto in sé sui conti con l’Europa. Perché avremmo anche potuto sfidare Bruxelles sul parametro del 3%, però avremmo dovuto farlo concentrando tutte le risorse in due direzioni: investimenti infrastrutturali e riduzione della pressione fiscale per le imprese e il costo del lavoro. Questo sì che sarebbe stato funzionale alla crescita, all’aumento della produttività, all’aumento dell’occupazione e all’aumento dei salari. Bruxelles avrebbe avuto più di una difficoltà a bocciarci. Senza dimenticare che, visto che siamo di fronte a un governo che si autodenomina del cambiamento, si sarebbero potuti anche misurare con il nodo della pur minima riduzione della spesa pubblica andando oltre l’eliminazione dei vitalizi di duemila parlamentari”.

Per Cicchitto, la politica economica del governo è da bocciare su tutta la linea.

“Vedo una dispersione pazzesca di obiettivi. Voglio usare una terminologia brutale: vedo buttare circa 20 miliardi tra quota cento, che è un’operazione assolutamente demenziale rispetto alle pensioni, reddito di cittadinanza che è un altro provvedimento molto discutibile; a questo vanno aggiunti la flat tax, il salario minimo e sullo sfondo ecco 20 miliardi per il 2020 e altri 20 per il 2021 per l’Iva. Tutto ciò crea da un lato un ingranaggio di una debolezza estrema dal punto di vista della logica economica e produttiva rispetto al’Europa e dall’altro è di una contraddittorietà devastante rispetto a una logica di politica economica. E, ripeto, non ho il dogma di Bruxelles, il parametro del 3% si può contestare ma avendo delle regioni serie e non puntando sul ricorso all’assistenzialismo più esasperato”.

POLITICA BURLESQUE

E in questa situazione, l’immagine offerta del nostro governo non è – a detta di Cicchitto – tra le più entusiasmanti. Anzi.

“Rispetto a questo nodo di fondo, stiamo assistendo a un balletto che, se non riguardasse il vertice del governo, sarebbe anche divertente nel suo grottesco. Tra un presidente del Consiglio che si candida a fare il presidente del Consiglio e non semplicemente l’avvocato del M5S; e Di Maio e Salvini che hanno litigato selvaggiamente durante la campagna elettorale, poi sembrava che si fossero riavvicinati e adesso ricominciano a litigare. La combinazione tra il burlesque del quadro politico e la estrema serietà del quadro economico e finanziario, è fonte di grandissima preoccupazione“.

Gli scenari, per Cicchitto, potrebbero diventare anche più foschi.

“Anche perché – aggiunge – finora dalla Bce Draghi ci ha aiutati in tutti i modi e dovrebbe essere ringraziato, senza dimenticare che ci ha detto alcune cose significative. In secondo luogo, facciamo attenzione perché il nodo non sono Juncker, Moscovici o Draghi. Il nodo è che se non sei credibile per i mercati, non è che ci mettano troppo tempo o a chiedere una remunerazione molto maggiore dei nostri Btp o di mandare inevase le aste. Ed è superfluo ricordare che che se un’asta di Btp non viene coperta, è il segno che ci avviamo verso una situazione modello Argentina. Io, ovviamente, mi auguro che tutto questo non  avvenga, però mi auguro anche che queste sceneggiate finiscano”.

Cicchitto è scettico che il fronte cosiddetto istituzionale, quello che fa capo a Mattarella e che arruola anche Conte, Tria, possa in qualche modo riuscire a guidare il cosiddetto partito del balcone.

“A parte il fatto – dice – che il partito istituzionale non ha a disposizione un revolver per costringere il partito del balcone e il partito del barcone a ragionare, siamo in un bel guaio proprio per questo. In più, aggiungo che non ci voleva quel che sta avvenendo attorno al Csm che però è una tardiva dimostrazione che in Italia non c’è alcuna categoria eletta, nessun angelo sterminatore alla Buñuel al di sopra di tutti gli altri, perché siamo tutti uguali”.

Infine, gli chiediamo una battuta sul 6 luglio giorno in cui Giovanni Toti a Roma presenterà “L’Italia in crescita”.

“Il 6 luglio, se non cambiano le cose, è un tentativo di omicidio di Salvini nei confronti di Berlusconi”.

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