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Manfred Weber è l’uomo del compromesso. Il quarantasettenne bavarese è la carta che il Ppe vuole giocarsi alle elezioni europee per il dopo Juncker alla presidenza della Commissione Ue. Membro di spicco della Csu, si presenta come novello federatore dei moderati europei ma nuovo davvero non è. Ha alle spalle quattordici anni su banchi di Strasburgo, e di quel passato non rinnega una virgola. È amico di Juncker e Merkel ma è anche uno dei pochi popolari che fino all’ultimo ha difeso il sovranista magiaro Viktor Orban. “Non rinneghiamo nulla di questa Ue, chi vota per i populisti la vuole distruggere – spiega lo Spitzenkandidat a Formiche.net a margine di un evento romano assieme a Joseph Daul, Antonio Tajani e Lorenzo Cesa – mi batterò per un’Europa solidale, ma ognuno si deve prendere le sue responsabilità, Italia compresa”.

I sovranisti sono sicuri di avere il vento in poppa alle elezioni europee. Voi che sensazioni avete?

Siamo in democrazia. Noi ci presentiamo con un programma, saranno le persone a decidere. Il nostro monito è chiaro: chi voterà per i populisti distruggerà l’Europa così come la conosciamo oggi. Abbiamo visto cosa succede quando queste persone prendono iniziativa con la Brexit, un disastro. Ci sono tanti benefici di questa Unione Europea che ormai siamo abituati a dare per scontati. Noi proponiamo un approccio serio, un mondo complesso come il nostro non si può affrontare con gli slogan.

Come fate a spiegare all’elettore medio che il Ppe, un partito che ha sempre governato a Bruxelles, ha una ricetta per cambiare l’Ue?

Una premessa. Noi difendiamo quanto abbiamo fatto a Bruxelles e nelle istituzioni. L’Ue in cui viviamo oggi è la stessa che negli ultimi dieci anni ha creato stabilità fiscale, trenta milioni di nuovi posti di lavoro e una crescita media dell’Eurozona del 2,2%. Dal 2015 il numero di migranti è diminuito del 95,5%. Non saremo perfetti, ma il quadro generale oggi è decisamente più roseo di cinque anni fa.

La crescita italiana è ben lontana da quel numero…

Questo è un problema italiano, non si può sempre dare la colpa all’Europa. La Spagna cresce molto più velocemente dell’Italia, e così la Grecia e altri Paesi del Sud Europa. L’Unione Europea è fatta di responsabilità. Bruxelles e Roma devono prendersi le proprie. Il mio proposito, se sarò eletto presidente della Commissione europea, sarà quello di lavorare insieme, di accantonare le accuse reciproche e mettere tutti di fronte a una responsabilità comune.

Londra e Bruxelles hanno lavorato insieme questi tre anni ma la Brexit è ancora al giorno zero…

Il governo inglese sta collassando, il Parlamento non è riuscito a trovare un compromesso per portare fino in fondo la Brexit. Quando governo e parlamento falliscono in una democrazia è giusto restituire la parola alle persone.

Un referendum bis?

Spetta agli inglesi, non a noi, decidere se farlo con nuove elezioni o un secondo referendum. Il nostro compito è fare in modo che l’incertezza di Londra non infetti i processi decisionali europei. Se un Paese si prepara ad abbandonare l’Ue non può contribuire alle elezioni che ne decideranno il futuro.

I sovranisti europei hanno lo sguardo sempre più rivolto ad Est. Per voi del Ppe Cina e Russia sono una minaccia o un partner?

Entrambe le cose. Sono partner con cui dobbiamo mantenere buoni rapporti, ma anche due potenziali minacce alla solidarietà europea, perché hanno interesse a vedere un’Europa divisa. Per questo il nostro intento è lavorare per trovare un approccio comune fra tutti gli Stati membri nelle relazioni con questi Stati e con i nostri amici americani. Purtroppo vedo che l’Italia ha voluto fare un passo solitario in direzione della Cina, e questo non aiuta a consolidare una posizione comune europea.

Voglio un'Europa solidale, sovrana ma non sovranista. La versione di Manfred Weber

Manfred Weber è l’uomo del compromesso. Il quarantasettenne bavarese è la carta che il Ppe vuole giocarsi alle elezioni europee per il dopo Juncker alla presidenza della Commissione Ue. Membro di spicco della Csu, si presenta come novello federatore dei moderati europei ma nuovo davvero non è. Ha alle spalle quattordici anni su banchi di Strasburgo, e di quel passato…

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