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Il quotidiano cinese Global Times ha pubblicato due giorni fa un editoriale interessante dal punto di vista delle relazioni internazionali di Pechino, sponda Europa e Stati Uniti – l’interesse è dato anche (o soprattutto) dal fatto che il GT è un giornale i cui articoli vengono usati come vettore per diffondere le visioni del governo cinese sui dossier considerati più importanti (sono scritti in inglese, e dunque hanno scala globale: in pratica il giornale pubblica ciò che il Partito comunista di governo vuole passi all’estero della Cina).

E dunque, il giornale diretto dal 2005 da Hu Xijin (uno degli uomini più influenti nel mastodontico mondo della comunicazione cinese), scrive che la Cina deve rifiutare l’idea lanciata durante la Conferenza di Monaco dalla Cancelliera Angela Merkel, che vorrebbe modificare l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (trattato più noto con l’acronimo inglese Inf) e inserire Pechino tra i sottoscrittori. Quel “deve rifiutare” significa, in una lettura maliziosa, che il governo cinese non ha interesse – e non piace nemmeno che se ne parli tanto – alla possibilità di inserimento all’interno del trattato che da decenni garantisce il disarmo tra Stati Uniti e Russia per quel che riguarda le armi nucleare a medio raggio.

L’amministrazione Trump ha annunciato qualche settimana fa la volontà di ritirarsi unilateralmente dall”Inf per una ragione formale: secondo gli americani, la Russia sono anni che viola i protocolli firmati nel 1987 e prosegue nello sviluppo (non ufficiale) di vettori balistici che il trattato vieterebbe. Poi c’è una questione più delicata e meno pubblica: gli americani temono che restando all’interno dell’intesa e rispettandone i dettami possano rimanere indietro sul fronte missilistico e subirne uno svantaggio con la Cina, che secondo il Pentagono ha da tempo avviato la costruzione di vettori a medio raggio in grado di ospitare testate, e lo sta facendo liberamente stando fuori dall’Inf (firmato ai tempi in cui Pechino non era una potenza globale in costante confronto con l’America).

“Capiamo che Berlino sia ansiosa, ma la frettolosa richiesta di Merkel a Pechino è inappropriata” scrive il GT, che poi precisa: “Le sue parole mancano di rispetto agli interessi e ai desideri della Cina, e obiettivamente incoraggiano Washington ad abbandonare irresponsabilmente il trattato”.

Il giornale cinese critica la volontà tedesca di far diventare il dossier multilaterale: “La Germania – più avanti accusata di “doppi standard” riguardo Cina e Stati Uniti – crede che più Paesi sono coinvolti nell’Inf e meglio è […] tuttavia molti dei Paesi europei non potranno mai comprendere le esigenze di sicurezza che si creano in altre regioni del mondo”.

Poi una stilettata sui rapporti transatlantici, che la presidenza Trump ha messo in difficoltà e su cui la Cina gioca, cercando spazio tra le distanze che le linee più distruptive del presidente americano hanno creato tra Europa e Stati Uniti: “Gli europei devono aver chiaro che il ritiro degli Stati Uniti dal trattato Inf fa parte del suo (di Donald Trump, ndr) programma America First; è un abbandono dei suoi obblighi internazionali”.

“L’era in cui gli interessi dell’Europa sono legati al campo occidentale sta finendo. L’America First diventerà il principio dominante nei legami transatlantici. L’Europa è destinata a rimanere indietro rispetto agli Stati Uniti e ha bisogno di ricalcolare il suo orientamento”.

Poi un veloce e chiaro passaggio sulle necessità della Cina attuale: “Essendo la seconda economia più grande del mondo, la Cina ha bisogno di capacità di difesa che dovrebbero essere più potenti di quanto non lo sono ora, al fine di costruire la pace nella regione Asia-Pacifico e oltre. Una situazione pacifica e stabile della regione Asia-Pacifico andrà a beneficio dell’Europa”.

Ma, secondo il GT, quell’area nevralgica del pianeta, su cui la Cina non gradisce interferenze, è ancora lontana dal raggiungere un equilibrio di potere: “I tedeschi non hanno chiaro l’ampio divario tra le forze armate cinesi e statunitensi. Le parole di Merkel non sono altro che una bolla (di sapone, ndr) nel nulla”. Ossia, Pechino non può entrare in un sistema multilaterale che ha come obiettivo limitare la costruzione di tecnologie militari strategiche nel momento in cui sono esattamente quelle di cui i cinesi hanno bisogno per giocare il ruolo di potenza nel mondo e creare deterrenza nei confronti delle presenze americane nel Pacifico.

 

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