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È difficile dire quando si risolverà la vicenda di Nave Diciotti della Guardia costiera, ferma nel porto di Catania con 150 migranti a bordo dopo lo sbarco dei 27 minori non accompagnati avvenuto nella serata del 22 agosto. Venerdì 24 a Bruxelles si riuniranno solo gli sherpa di 12 Stati membri, pur se sarà aperta a tutti, e quindi non ci saranno decisioni politiche. Un portavoce del ministro dell’Interno tedesco ha detto che sul caso della Diciotti non è stata presa alcuna decisione e che “serve la solidarietà da più Stati”. Se l’obiettivo è arrivare a una soluzione duratura della gestione dei flussi migratori e quindi dei ricollocamenti o, meglio, della distribuzione delle persone fin dal momento del loro arrivo, i vertici già fissati sono due: quello dei ministri degli Esteri e della Difesa a Vienna dal 29 al 31 agosto e soprattutto quello dei capi di Stato e di governo a Salisburgo il 20 settembre. Visti i tempi della diplomazia, sembra difficile che se ne convochi un altro ad horas per fare un piacere all’Italia.

Per ora, quindi, permangono uno stallo e un durissimo braccio di ferro tra le istituzioni italiane e tra l’Italia e parecchi Stati europei. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non molla e sembra voler giocare il tutto per tutto ribadendo, da ultimo in un’intervista a Rtl, di non temere un eventuale intervento del Quirinale e di rispondere al mandato ricevuto dal voto del 4 marzo, cioè di produrre più sicurezza. Ha ripetuto anche di puntare al “No way” australiano: nessun immigrato irregolare mette piede in Australia e viene trasferito su due isole (lo stato di Nauru e una della Nuova Guinea) con costi a carico del governo australiano. Sembra difficile che nel Mediterraneo si possa replicare questa esperienza. Provando a stilare torti e ragioni del leader leghista, con inevitabile approssimazione, gli argomenti sono i seguenti.

SALVINI HA RAGIONE

1) L’indifferenza europea. Non c’è dubbio che l’Europa finora si sia voltata dall’altro lato e l’ultimo esempio, da cui nasce la particolare durezza dell’atteggiamento di questi giorni, è il mancato rispetto degli impegni assunti per i 450 migranti sbarcati a Pozzallo in luglio: su 270 che dovevano essere distribuiti tra sei altre nazioni (Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda e Malta) solo la Francia ne ha presi 47. Malta è un caso a sé: pur se con limiti di accoglienza a causa delle ridottissime dimensioni, sono innumerevoli negli ultimi anni i casi di indifferenza sul fronte dell’immigrazione fino alle testimonianze dei primi migranti sbarcati dalla Diciotti a Lampedusa che hanno accusato i maltesi di averli soccorsi dirigendoli però verso l’Italia.

2) Ricollocazione flop. Meno di 12.800 immigrati sono stati ricollocati in Europa rispetto agli almeno 36mila previsti: un tema già al centro di discussioni e polemiche con i governi precedenti, ma che oggi aiuta Salvini a sottolineare l’inconsistenza della collaborazione europea.

3) Un indubbio merito di Salvini è di aver costretto le istituzioni comunitarie e i singoli Stati membri a confrontarsi su un tema che avevano sempre accantonato, anche se sta incontrando molti ostacoli proprio dall’Ungheria e dagli altri del Patto di Visegrád che politicamente sono i più affini. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha ricordato che proprio i Paesi di Visegrád si opposero alla proposta di riforma del Regolamento di Dublino presentata dal Parlamento europeo che prevedeva il ricollocamento immediato.

4) La maggioranza dell’opinione pubblica, più di quanti hanno votato per la Lega e per gli altri di centrodestra, è a favore della linea dura sull’immigrazione. Il recente sondaggio di Skytg24 per il quale l’81 per cento degli italiani sarebbe favorevole a riportare in Libia i migranti è significativo. Il cittadino risponde di pancia e non si pone i problemi politici e giuridici. Certamente, però, gradirà l’annunciata intenzione di tenere in custodia nei Cpr (Centri permanenti per il rimpatrio) gli irregolari per più tempo: dagli attuali 90 giorni a 180. Se ne saprà di più alla presentazione del decreto sicurezza.

SALVINI HA TORTO

1) Ha vinto le elezioni con la promessa di espellere i 500mila irregolari presenti in Italia, ma dal primo giorno non ne ha quasi mai parlato perché sa che è impossibile e si è concentrato sul frenare o impedire gli arrivi, nonostante un evidente crollo dopo gli accordi stilati da Marco Minniti con la Libia. Solo nelle ultime settimane il tema è entrato nel dibattito: pur battendosi sugli sbarchi, forse avrebbe dovuto usare il pugno duro con l’Ue spiegando che è interesse di tutti i Paesi rimpatriare gli irregolari e dunque sarebbe il caso di impegnarsi sugli accordi di riammissione. A quanto pare, finora invece si è ottenuto un irrigidimento delle posizioni di molte nazioni europee, spesso per motivi di politica interna come in Francia o in Germania, e le ipotesi di modifica del regolamento di Dublino sono ancora peggiorative.

2) Impedire lo sbarco di migranti a bordo di una nave, per di più militare, è oggettivamente una violazione dei diritti della persona. Un ministro dell’Interno che sfida la magistratura dicendo “indagatemi pure” va un po’ sopra le righe ed è politicamente rischioso dire di non temere il ruolo del Quirinale sulla vicenda Diciotti, aggiungendo di aver “ricordato” al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i mancati impegni europei su quei migranti di Pozzallo. Magari Conte dovrebbe saperlo di suo, stando a Palazzo Chigi.

3) Rimandare i barconi in Libia è un respingimento collettivo perché si impedirebbe la possibilità di chiedere asilo e il diritto internazionale non si cambia in pochi giorni (se mai si potrà cambiare). Inoltre, Salvini è sicuro che la Libia accetterebbe indietro immigrati non fermati dalla loro Guardia costiera, visto che è il governo di Tripoli ad autorizzare l’ingresso nelle proprie acque territoriali?

Si dovrà attendere ancora prima che si concluda la vicenda di quella nave della Guardia costiera. In attesa del prossimo barcone, del prossimo diverbio con Malta e della prossima nave da bloccare in porto.

salvini

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