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In questi giorni, dove lo specchio della Brexit torna ad aleggiare sull’Europa, vale paradossalmente la pena di ringraziare uno che all’Ue aveva dichiarato guerra e che poi invece, volente o nolente, è diventato uno dei più fedeli collaboratori: il premier greco Alexis Tsipras.

Il giovane leader ellenico ha superato un voto di fiducia che gli permette di concludere la sua legislatura a ottobre. Una crisi di governo durata appena quattro giorni e che si era aperta domenica scorsa con le dimissioni del ministro della Giustizia, Panos Kammenos, leader del partito di destra Anel, il Partito dei Greci indipendenti.

La motivazione della frattura all’interno di una maggioranza ideologicamente agli antipodi, ma che aveva sempre trovato il modo di raggiungere un compromesso, è stato determinato dall’accordo raggiunto fra Atene e Skopje sul nuovo nome della Repubblica di Macedonia. Il Parlamento di Skopje venerdì scorso ha approvato il toponimo di Macedonia del Nord, ponendo così fine a una disputa che durava da decenni e soprattutto ha aperto la strada alla piccola Repubblica ex jugoslava verso la Nato e la Ue.

In pratica, Tsipras ha regalato al club di Bruxelles una delle poche gioie dell’ultimo momento e per farlo ha quasi rischiato di rimetterci il posto. L’accordo con la Macedonia non permette solo l’allargamento della Ue ma toglie anche la Repubblica jugoslava dall’orbita di Mosca e questo per il Vecchio Continente, a capirla, è solo una buona notizia.

In politica non si fa nulla per nulla. Tsipras con questo passo importante nei confronti della Macedonia e Bruxelles, gode di un credito nei confronti della Commissione Europea che prima o poi andrà a esigere. Sul piano interno, gli analisti dicono che quello fra lui e Kammenos sia stato un divorzio consensuale. Il premier ellenico si è assicurato una maggioranza in grado di fargli approvare alcuni provvedimenti chiave come l’accordo con la Macedonia, che dopo Skopje deve essere votato anche da Atene, la separazione fra lo Stato greco e la Chiesa Ortodossa e l’aumento del salario minimo.

Tre mosse con le quali il premier greco spera di poter colmare il divario di circa 10 punti che lo divide da Nea Dimokratia, il partito conservatore che alle prossime elezioni politiche potrebbe riuscire a governare da solo. Kammenos, in calo nei sondaggi e sotto il quorum necessario per entrare in Parlamento, tenta la carta sovranista per compattare il consenso in vista di un voto che comunque non si terrà in breve tempo. In poche parole, a guadagnare tempo. Vedremo nei prossimi mesi se riuscirà a salvare il governo che, suo malgrado, ha aiutato Bruxelles più di tutti.

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