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Molta acqua sul fuoco. Per la situazione internazionale complessa? Per le polemiche e i rischi connessi all’accordo con la Cina? Per la situazione economica che potrebbe costringere a misure draconiane? Forse per tanti motivi, ma sembra proprio che Matteo Salvini stia gettando acqua sul fuoco delle polemiche con il Movimento 5 Stelle, all’apparenza dando una mano a Luigi Di Maio tra una punzecchiatura e l’altra. Il leader della Lega ha detto che non si può fare il referendum sulla Tav che il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino (Pd), vorrebbe invece indire il 26 maggio, giorno in cui si voterà per le elezioni europee e per quelli regionali piemontesi.

Autorevoli costituzionalisti spiegano da giorni che non si potrebbe indire neanche una consultazione regionale per complicate interpretazioni giuridiche sull’articolo 123 della Costituzione, che consente agli statuti regionali di prevedere i referendum, ma le parole di Salvini sembrano sottintendere altro. Per fare un paio di esempi, nello scorso dicembre il ministro dell’Interno disse che il referendum “potrebbe essere una strada se dall’analisi sui costi e benefici non dovessero arrivare risposte chiare” e un mese fa ribadì di “essere sempre favorevole ai referendum” quando si era nel pieno delle polemiche sulla stessa analisi. Invece adesso è arrivata una frenata: “Il referendum? Magari, ma Chiamparino ignora: non si può perché manca la legge della Regione Piemonte. E si potrebbe fare cambiando la Costituzione, cosa che sono dispostissimo a fare perché io i referendum li adoro”. Nelle stesse ore il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, era stato tassativo: “Il referendum non è previsto. Non ci sono gli strumenti giuridici”. È così? “Mi permetto di ricordare al presidente del Consiglio che non ho mai chiesto un referendum sulla Tav – ha replicato Chiamparino -, ma una consultazione popolare che riguarda i cittadini del Piemonte e che è prevista dallo statuto regionale, che la consente, per interrogare i cittadini su un tema specifico. Si può quindi svolgere sulla Tav”.

La frenata di Salvini sul referendum fa il paio con le dichiarazioni fatte alla presenza di Conte a margine della presentazione delle celebrazioni per i 500 anni della morte di Leonardo: “Sono felice di essere qui a fianco di Giuseppe Conte con cui abbiamo lavorato bene 9 mesi e con cui lavoreremo bene i prossimi 5 anni”. I giornalisti che parlano di crisi “aspetteranno ancora” e, a quanto pare, aspetteranno anche un rimpasto: “Squadra che vince non si cambia” ha risposto a chi ipotizzava le dimissioni del ministro Danilo Toninelli. Tutti sanno che questo governo non durerà 5 anni, anzi, eppure Salvini sparge miele in quantità: sembra parte di una tattica attendista in una fase in cui il maggiore movimentismo di Conte e il nervosismo di Di Maio consigliano prudenza.

 

 

Il nuovo corso di Salvini: parole al miele per Di Maio e stop al referendum sulla Tav

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