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Mittenti: Russia e Cina. Destinatari: Stati Uniti e Nato. Il messaggio: Vostok-18, un’esercitazione dai “numeri impressionanti”, con 300mila soldati e circa 40mila veicoli militari (compresi mille aerei e 80 navi da guerra), qualcosa “che non si vedeva dai tempi della Guerra fredda” e che conta l’inedita partecipazione di 3.200 militari cinesi. Se per Mosca significa assicurarsi una copertura sul proprio fianco orientale, per Pechino si tratta di affermarsi quale potenza non solo commerciale ma anche militare. In comune (ma separato) c’è l’obiettivo di dimostrare all’Occidente uno strumento militare efficiente e capace di assicurare difesa e deterrenza, finalità perseguibile anche grazie ai vuoti lasciati dagli Stati Uniti. È quanto emerge dalle parole dei generali Mario Arpino, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica militare, e Marco Bertolini, già comandante del Comando operativo di vertice interforze (Coi), del Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali (Cofs) e della Brigata paracadutisti Folgore, che abbiamo raggiunto per commentare Vostok-18, da molti descritta come la più grande esercitazione nella storia della Russia.

NUMERI E FINALITÀ DELL’ESERCITAZIONE

“I numeri sono veramente impressionanti, tanto che ci credo poco”, ha detto Arpino. “È un’enormità, qualcosa che non si vedeva dai tempi della Guerra fredda e a cui rispondevano esercitazioni della stessa portata della Nato, con almeno due anni di anticipo per la programmazione”, ha aggiunto .“Esercitazioni di questo tipo – gli ha fatto eco il generale Bertolini – non si improvvisano nel giro di sei mesi; ci vogliono anni di pianificazione, nonché ingenti risorse finanziarie da reperire”. Anche per questo, ha rimarcato, “la finalità non è tanto quella di esercitare la forze quanto i comandi, ma soprattutto si tratta di una dimostrazione di efficienza operativa”. In passato, ai tempi della Guerra fredda, “la Nato compiva esercitazioni dal nome Display determination, proprio nell’intenzione di dimostrare alla controparte, allora il patto di Varsavia, la capacità e la determinazione di difendersi”. Allo stesso modo, ha notato ancora Bertolini, gli obiettivi di Vostok-18 sono “tutti politici”.

GLI OBIETTIVI DI MOSCA…

Per la Russia riguardano la volontà di “dimostrare agli Stati Uniti un collegamento solido con la Cina, una sorta di assicurazione per coprire il proprio fianco orientale”. Mosca “è fortemente impegnata in Siria, un Paese in cui c’è il rischio continuo di frizione con gli Stati Uniti, a loro volta presenti; contemporaneamente, si muove a oriente in un’area piuttosto delicata, in corrispondenza della penisola coreana. Per questo – ha spiegato il generale – dimostrare un all’alleanza con la Cina rappresenta un fattore di sicurezza”.

…E QUELLI DI PECHINO

D’altra parte, “i cinesi si trovano attaccati economicamente dagli Stati Uniti, mentre stanno producendo un grosso sforzo di penetrazione in Africa e in tutto il continente asiatico; dimostrare agli Usa la vicinanza strategica con la Russia rientra nel loro interesse strategico di prevenire le velleità americane”.

LA CINA COME ATTORE MILITARE

“In passato – ha ricordato Bertolini – Pechino non produceva proiezioni di carattere militare, mente adesso lo sta facendo in modo sempre più palese”. Oltre all’ormai nota militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, “stanno costruendo una grossa base a Gibuti, così da controllare i collegamenti tra Oceano indiano e Mediterraneo; navi cinesi sono entrate in quest’ultimo pure in fasi piuttosto delicate della crisi in Siria, e qui dovrebbero esserci anche advisor di Pechino a contribuire, insieme ai russi sebbene in maniera molto minore, allo sforzo di Assad”. In altre parole, ha chiosato Bertolini, “la Cina è passata da una fase nella quale era un enorme Paese proletario e comunista, ad essere un Paese turbo-capitalista; e come tale ora comincia a comportarsi anche dal punto di vista militare”. È d’accordo il generale Arpino, per cui Pechino “si sta preparando ad essere un attore militare a tutti gli effetti; sta marciando per obiettivi, con pianificazioni su incrementi di forze che mantiene scrupolosamente, non all’anno ma al mese”, ha aggiunto. “Punta tutto sul commerciale, ma si sta organizzando per sostenere la propria politica anche con il deterrente armato”.

TRA STRUMENTO DI POLITICA E FATTORE DI POTENZA

Una volta, ha ricordato Arpino, “ci insegnavano che le Forze armate sono fattore di potenza e strumento di politica. Per adesso, Russia e Cina le utilizzano come strumento di politica, non ancora di potenza”. D’altronde, ha rimarcato, “Pechino per ora non appare temibile, rappresenta una briciola rispetto all’Occidente da un punto di vista militare”. Eppure, i due Paesi “puntano, magari per diffidenza reciproca, a incrementare le proprie disponibilità su entrambi gli aspetti, e questo non porta bene per il futuro, soprattutto se si considera che gli Stati Uniti, nonostante le grandi spese per la Difesa, hanno perso con Obama moltissima credibilità del proprio strumento militare, sia come fattore di potenza che come strumento di politica; e ora ne stanno perdendo altra, sebbene per altri motivi, con Trump”. Così, “non vedo Vostok-18 con preoccupazione, ma piuttosto come un grande show; la preoccupazione è invece per il trend nel futuro, connesso proprio alle intenzioni americane”.

UN ASSE TRA RUSSIA E CINA?

Non è detto però che la maxi esercitazione sia il primo passo per un’alleanza tra Mosca e Pechino sul fronte militare. “Più che un avvicinamento – ha detto Arpino – mi sembra una dimostrazione separata, ma allo stesso tempo unificata, dei due verso gli Stati Uniti”. D’altronde, russi e cinesi “restano competitor su tanti altri aspetti, compreso lo spazio, per cui la Cina ha un piano che procede in modo molto preciso e con cui ha ormai battuto la Russia e sta battendo gli Usa”. Dunque, ha notato, “Vostok-18 è un’unione di azioni dimostrative, non di interessi”.

UNA RISPOSTA DELLA NATO?

Ma ci potrebbe essere una risposta della Nato, magari con un’esercitazione di portata simile? “L’Alleanza Atlantica ha un calendario molto intenso di esercitazioni e impegni addestrativi complessi e multinazionali”, ha ricordato il generale Bertolini, ribadendo altresì la necessità di anni di preparativi per uno sforzo come Vostok-18. “La Nato ha già schierato i famosi battaglioni nei Paesi baltici, mentre gli Stati Uniti hanno già portato in Polonia una brigata corazzata prima che finisse il mandato di Obama; il sistema Aegis Ashore (per la difesa missilistica, ndr) è piazzato in Romania e lo sarà anche in Polonia”. Considerando tutto questo, ha aggiunto, “non so se sia la Nato a dover rispondere a Russia e Cina o se non siano piuttosto queste a rispondere alla Nato”. In altre parole, “Vostok è un modo con cui Pechino e Mosca dicono all’Alleanza Atlantica che anche loro sanno usare lo strumento militare”. A buon intenditor, poche parole.

Vostok

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