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“Taiwan-made & Taiwan-proud, Formosat-8 is now in orbit!”, ha dichiarato il presidente Lai Ching-te dopo il lancio del primo satellite della nuova costellazione di Taipei. “Siamo pronti a mettere in orbita gli altri sette, rafforzando capacità di gestione dei disastri, tutela ambientale e resilienza nazionale”. Gli ha fatto eco la vicepresidente Hsiao Bi-khim: “Taiwan non sarà assente dallo spazio. In collaborazione con SpaceX, Chi-po-lin è ora in orbita: è il primo satellite della costellazione Formosat-8 e un passo avanti per la nostra industria spaziale”.

L’FS-8A e le ambizioni tecnologiche

Il satellite FS-8A, ribattezzato “Chi Po-lin” in onore del regista che ha raccontato Taiwan attraverso immagini aeree, è decollato dalla base spaziale di Vandenberg a bordo del razzo SpaceX Transporter-15. Un lancio notturno, slittato di qualche minuto per evitare una possibile collisione con un altro oggetto in orbita. L’FS-8A è il primo degli otto satelliti della costellazione Formosat-8: una piattaforma che opererà in orbita eliosincrona a 561 km di altitudine e che, a regime, fornirà immagini a risoluzione di un metro, affinata fino a 0,7 metri in post-processamento.

Le applicazioni sono immediate: gestione dei disastri naturali, monitoraggio ambientale, valutazioni di sicurezza in un territorio esposto a rischi sismici e climatici. “È come vedere crescere un figlio”, ha detto il direttore di Tasa Wu Jong-shinn, ricordando le cinque precedenti posticipazioni del lancio. Il progetto punta a incrementare drasticamente il “revisit rate”, permettendo più passaggi al giorno sulla stessa area e un’osservazione continua dell’isola e del suo spazio marittimo circostante.

Nella dichiarazione ufficiale, il presidente Lai ha definito l’evento “un nuovo capitolo” dell’industria spaziale taiwanese, allineato alla strategia annunciata nel 2024 di sviluppare una nuova generazione di satelliti per comunicazioni in orbite bassa e media, in collaborazione con industria e mondo accademico.

Un passo tecnico, un segnale politico

Il lancio dell’FS-8A non è soltanto un progresso industriale. È un atto politico. Rafforza la posizione di Taiwan nella ristretta cerchia di attori con capacità spaziali autonome e rafforza il suo “brand” geopolitico in un dominio — lo spazio — dove la presenza nazionale conta quanto la tecnologia. L’isola, pur con risorse limitate, marca un territorio extraterrestre e invia un messaggio implicito ma chiaro: Taiwan agisce come un soggetto internazionale, non come una questione interna cinese. Da aggiungere: nel farlo si fa sponda di partner internazionali – nel caso, non banale, Space X del supporter trumpiano Elon Musk.

È un punto sensibile per il Partito comunista cinese, che cerca di presentare Taiwan come parte integrante della Repubblica Popolare e inserisce il tema della “riunificazione” tra gli obiettivi strategici di Pechino. Taipei risponde sul piano simbolico e operativo: non è mai stata governata dalla Repubblica popolare e continua a muoversi secondo una propria orbita.

Lo spazio diventa così un’estensione della complessa questione sulla legittimità politica, in un clima internazionale già teso — come hanno mostrato le frizioni tra Cina e Giappone dopo che la premier Sanae Takaichi ha definito il futuro di Taiwan legato alla sicurezza nazionale giapponese.

Taiwan, perché conta il lancio spaziale (con Space X)

L’orbita dell’FS-8A è quindi più che un traguardo scientifico: è un nuovo livello della competizione per il riconoscimento internazionale dell’isola. Lanciandosi verso lo spazio, Taiwan dimostra la sua capacità di proiezione internazionale e autonomia strategica (dalla Cina)

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