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La Nuova Zelanda, nel 1893 – ben 124 anni fa – fu la prima nazione al mondo che riconobbe alle donne il diritto di voto: parteciparano alle elezioni persino le Maori che rappresentavano una minoranza. L’Italia invece avrebbe dovuto aspettare il 1946, quando le italiane e gli italiani riuscirono ad eleggere 21 donne all’Assemblea costituente: erano 9 comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste e una per il “movimento dell’Uomo qualunque”. Si dovrà attendere poi il 1951 per vedere la prima donna al governo: Angela Guidi Cingolani, con il sottosegretario all’Artigianato, industria e commercio, e arrivare al 2017 (governo Gentiloni) per avere la prima donna sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi.

Se in Nuova Zelanda, per la terza volta in 150 anni, il premier è donna (Jacinda Arde, 37 anni), l’ipotesi che possa avvenire lo stesso pure in Italia, ad oggi, non è nemmeno da prendere in considerazione. Forse è per questo motivo che anche il lavoro di questa esponente politica (che ha l’età della premier neozelandese) viene considerato non essenziale (per non dire addirittura residuale) da parte dei grandi media e che l’impegno del dipartimento Pari Opportunità viene quasi ignorato.

In tutta Europa – non soltanto da noi – il 33 per cento delle donne adulte è stato vittima di violenza, in Italia si parla di 7 milioni di donne che hanno subito nel corso della loro vita violenza fisica o pressioni psicologiche durissime, insomma una qualunque forma di abuso. Neppure loro sanno che c’è un Piano nazionale di 40 milioni di euro che comprende da ultimo un bando di 10 milioni di euro per progetti contro la violenza di generedi cui 5 per le scuole -, che c’è e c’è stato un lavoro enorme per le cosiddette “case di tregua”, che la consigliera di Boschi su questa quotidiana emergenza è l’avvocato Lucia Annibali, sfregiata con l’acido dal suo ex fidanzato e che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha sfidato il sentiment purtroppo comune e la “pancia” della popolazione dichiarando che è sbagliatissimo fare connessioni tra migranti e stupri.

C’è chi pensa che il femminismo abbia fatto il suo tempo e che le italiane non abbiano più nulla da conquistare, mentre invece le donne nel nostro Paese continuano a guadagnare complessivamente meno della metà degli uomini. Essere donna in politica è oggi più che mai una questione di coraggio: se Boschi sta pagando il suo impegno legato al perduto referendum costituzionale, come dimenticare la vicenda di Sandra Lonardo, sposata Mastella, completamente assolta dopo 9 anni la quale molto difficilmente avrà mai più opportunità di governo né locali né nazionali.

Oltre l’importante delega alla Pari Opportunità, Boschi si occupa del programma di governo ed ha presso di sé i dossier delle Autorità amministrative indipendenti: una questione delicatissima che sarà decisiva per una futura valutazione del suo operato.

Quando il nostro Paese comincerà a giudicare le “politiche donne” dai risultati ottenuti e non dall’aspetto fisico o dagli abiti indossati, o ancor di più dall’età, anche le altre donne italiane, quelle che hanno “messo nel cassetto” l’impegno, la voglia di partecipare alla vita democratica e la passione per l’amministrazione, potranno, come Biancaneve, svegliarsi da un sonno che dura da troppo tempo.

Il lavoro di Maria Elena Boschi per le Pari opportunità

Di Paola Severini Melograni

La Nuova Zelanda, nel 1893 - ben 124 anni fa - fu la prima nazione al mondo che riconobbe alle donne il diritto di voto: parteciparano alle elezioni persino le Maori che rappresentavano una minoranza. L'Italia invece avrebbe dovuto aspettare il 1946, quando le italiane e gli italiani riuscirono ad eleggere 21 donne all'Assemblea costituente: erano 9 comuniste, 9 democristiane,…

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