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Non una “lobby cattiva” alla quale guardare con sospetto, ma un comparto industriale con cui dialogare e sancire alleanze come con tutti gli altri, per far crescere gli investimenti stranieri in Italia. Sembra improntato a questa logica l’approccio con cui il governo di Matteo Renzi sta interloquendo con le grandi aziende mondiali del tabacco. Un orientamento in linea con gli esecutivi precedenti, confermato dall’accordo siglato oggi con la Japan Tobacco International.

L’INTESA 

In virtù dell’intesa raggiunta, il colosso del Sol Levante si è impegnato ad acquistare tabacco dall’Italia per i prossimi quattro anni, fino al 2020. Un’operazione da 160 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai quasi 500 che la major giapponese già si era impegnata a garantire al nostro Paese attraverso precedenti accordi. Fondi di cui beneficeranno soprattutto Toscana, Umbria, Campania e Veneto dove si concentra, in particolare, la produzione italiana di tabacco.

LA VERSIONE DI MEB

E’ un’intesa molto importante per il governo italiano che rende stabili le prospettive di impresa in un comparto che si è modernizzato nonostante la crisi“, ha commentato Maria Elena Boschi, che – ieri mattina, a Palazzo Chigi – ha presentato i dettagli dell’accordo insieme al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e ai vertici della compagnia giapponese. Per l’occasione la Japan Tobacco International era rappresentata dal presidente per l’Europa occidentale Vassili Vovos e dal numero uno per l’Italia Piercarlo Alessiani.

JTI E L’ITALIA

Un accordo della durata di quattro anni e non di tre – a differenza dei precedenti – con il quale la JTI mira a rendere ancora più stabile la sua presenza nella penisola. Dal 2005 – quando venne stipulato per la prima volta un patto del genere – l’azienda giapponese ha coinvolto nella sua filiera oltre 1.700 agricoltori italiani nelle varie fasi di coltivazione, raccolta e lavorazione del tabacco. Le tonnellate ammontano complessivamente a 128.000 mila per un valore totale di oltre 460 milioni di euro.

RENZI E IL TABACCO

I rapporti di Matteo Renzi con i big mondiali del tabacco è confermato, poi, anche dagli altri accordi che ha siglato da quando è arrivato a Palazzo Chigi agli inizi del 204. Il caso più emblematico sono le relazioni con Philip Morris, suggellate dalla visita – lo scorso 23 settembre – agli stabilimenti bolognesi dove la multinazionale americana sta producendo la sua nuova sigaretta elettronica “a riscaldamento”. Proprio con la Philip Morris il governo italiano ha concluso un accordo nel luglio del 2015 con il quale la compagnia si è impegnata a comprare tabacco dal nostro Paese per il valore 80 milioni di euro l’anno per tre anni. Un’intesa che – secondo le stime del ministero dell’Agricoltura – avrebbe un potenziale d’investimento complessivo da 500 milioni di euro entro il 2020. Soluzione analoga era stata trovata nell’aprile del 2014 anche con la British American Tobacco.

GLI ALTRI GOVERNI

Non che il governo Renzi, comunque, sia il primo ad essersi contraddistinto per questo tipo di relazioni con le grandi aziende internazionali del tabacco. Lo stesso avevano fatto i precedenti esecutivi, in particolare dai tempi del terzo governo Berlusconi quando, nel 2005, l’allora ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno siglò due accordi: uno con i giapponesi di JTI e l’altro con la British American Tobacco.

Maurizio Martina, Piercarlo Alessiani, Maria Elena Boschi e Vassilis Vovos

Tutte le sintonie tra il governo Renzi e i colossi mondiali del tabacco

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