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Tra i dossier che dividono l’Italia dalla Commissione Europea ce n’è uno che sembra si voglia “segretare” in quanto causa di grande imbarazzo. In questa fase, però, è pur vero che sarebbe utile che queste cose escano allo scoperto per avere un dibattito pubblico.

Se ne parlò alcuni anni fa grazie ad un libro di un giurista italiano che ha passato alcuni anni alla rappresentanza del nostro Paese presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ed è ora dirigente presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Uscirono, a quell’epoca, articoli sia su riviste scientifiche come la Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale, sia  su quotidiani economici come Il Sole 24 Ore.

A via IV novembre ne seguì un lungo silenzio, pare stimolato dalla Rappresentanza della Ce in Italia. Ultimamente il tema è riaffiorato nei quesiti posti da parte dell’Avvocatura dello Stato – non da studenti alle prime armi con il diritto pubblico internazionale dell’economia – ad un convegno alla Università di Roma a Tor Vergata. A quanto se ne sappia, i rilievi posti dall’Avvocatura dello Stato non hanno avuto una risposta, come trattato da Formiche.net con riferimento a questo documento. Inoltre, proprio in questi giorni, l’Omc ha pubblicato un documento il cui testo integrale può essere letto in questo link e che potrebbe riaprire la questione.

Per chi non ha dimestichezza con il diritto del commercio internazionale, l’argomento sembra di lana caprina. Ma ha un contenuto esplosivo e potrebbe essere un asso nella manica del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il tema specifico è un emendamento al Trattato di Marrakesh con cui il 15 aprile 1994 è stata istituita l’Omc, trattato debitamente ratificato dal Parlamento italiano. In effetti se il Trattato di Roma prevede che la Ce rappresenti gli Stati membri nelle trattative commerciali internazionali (un elementare principio di semplificazione: il mandato della CE viene di volta in volta definito dal Consiglio dei Ministri del Commercio con l’Estero della Ue) i trattati commerciali, gli accordi e le loro modifiche devono essere ratificati dai Parlamenti, unici detentori di una sovranità popolare mai trasferita, per elementari principi di democrazia, all’Ue. Per delineare un parallelo eloquente, i cittadini di uno Stato possono dare deleghe al Parlamento e al Governo, ma non quella del diritto di voto che si esprime nel segreto dell’urna.

Alcuni anni fa, il Trattato di Marrekesh è stato emendato per un fine altamente sociale: deroghe ai brevetti per i farmaci salvavita a beneficio delle popolazioni più povere del pianeta. Nel documento Omc il cui testo integrale è nel primo dei due link, l’Italia non è tra gli Stati che hanno accettato l’emendamento. Lo è, invece, la Ce dell’Ue. Il documento è particolarmente significativo perché a p.29 si conferma esplicitamente l’accettazione (ratifica) del Trattato di Marrakesh da parte dell’Italia ma a p.115 si parla di ‘accettazione’ da parte della Ce ma non si menziona l’Italia, come se nel frattempo ci fosse stato un trasferimento di sovranità per la ratifica dei trattati internazionali, materia che in tutte le democrazie è di specifica, e non delegabile, spettanza dei parlamenti.

Sarebbe utile al Governo non “segretare” il dibattito ma porlo in primo piano non tanto per i suoi contenuti specifici (i brevetti per i farmaci salvavita a beneficio delle popolazioni più povere del pianeta) quanto per i suoi principi di base che coinvolgono non solo il diritto internazionale dell’economia ma la stessa Costituzione della Repubblica.

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Che si dice del Trattato di Marrekesh

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