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La Turchia ha accusato nuovamente la Russia di aver violato il suo spazio aereo. Nel comunicato diffuso, il ministero degli Esteri turco ha detto che un bombardiere russo Sukhoi SU-34 ha attraversato lo spazio aereo turco alle 11:46 ora locale di venerdì 29 gennaio, ignorando diversi avvertimenti fatti in russo e inglese dalle torri di comunicazione turche.

L’ambasciatore russo in Turchia è stato ufficialmente convocato dal governo che ha “protestato fortemente e condannato“ l’incidente. Il ministero degli Esteri russo avrebbe etichettato le affermazioni come “propaganda”, mentre il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha dichiarato che la Russia dovrà “pagare le conseguenze di queste continue violazioni“. La situazione tra i due paesi è già al massimo livello di tensione dopo che a novembre 2015 Ankara aveva abbattuto un jet russo esattamente uguale a quello accusato della violazione di venerdì. Nei giorni immediatamente successivi la vicenda aveva aperto un acre scontro diplomatico tra i due leader, le cui personalità erano state considerate da alcuni esperti tra i motivi di fondo dietro alle tensioni: Mosca aveva deciso di introdurre alcune sanzioni economiche che sono andate a colpire il settore delle esportazioni alimentari, il turismo e alcune ditte di costruzioni in affari in Russia, che secondo alcune analisi produrranno perdite per 10 miliardi di dollari ad Ankara.

TENSIONI CON LA NATO

La BBC riporta anche un’altra dichiarazione rilasciata da Erdogan che ha definito i comportamenti russi “irresponsabili“ e pericolosi per “la Federazione russa, o per le relazioni Russia-Nato, o per la pace regionale e globale“. Sabato la Nato ha esortato la Turchia “ad agire responsabilità e a rispettare pienamente lo spazio aereo dei paesi Nato“ e “a prendere tutte le misure necessarie per assicurare che tali violazioni non si ripetano“. In questo periodo sono in corso contatti di avvicinamento tra la Nato e la Russia, con possibili incontri formali da iniziare già a febbraio: contatti essenzialmente legati alla convergenza di interessi strategici comuni, come la lotta al terrorismo.

IL CONTESTO

Lo scontro tra Russia e Turchia, oltre che nel tentativo di avvicinamento sopra descritto, si inquadra anche all’interno del contesto problematico del conflitto siriano. L’intervento militare di Mosca al fianco del regime siriano, fin qui non troppo decisivo, comincia a far raccogliere i suoi primi frutti: grazie alla copertura aerea di Mosca, che spesso non ha avuto scrupoli su chi “si finisse sotto alle bombe”, i governativi (affiancati a terra dalle milizia sciite irachene e afghane mosse dall’Iran, dagli iraniani stessi e dai miliziani di Hezbollah) sono riusciti  guadagnare un po’ di terreno al nord sopra Latakia. L’obiettivo tattico dei russi, per il momento, è tagliare i rifornimento che arrivano ai ribelli (non Isis) dal permeabile confine turco, e nell’area i caccia russi sono stati impegnati in una serie martellante di airstrike contro ogni genere di camion sospetto varcasse il confine. Sono stati pesantemente colpiti i gruppi ribelli sponsorizzati da Ankara, e questo è un aspetto importante per inquadrare la vicenda della violazione aere di venerdì denunciata dalla Turchia. La Russia ha messo la zona in cima agli obiettivi, non solo perché rappresenta un’area di avanzata che il regime può rivendicare al tavolo negoziale in corso, ma anche con l’interesse strategico di impedire alla Turchia di piazzare un proprio contingente nella zona, come più volte ventilato da Ankara come “soluzione per controllare i confini” (in realtà considerata da molti come mossa per fornire protezione ai gruppi guidati contro Bashar el Assad).

Possibile che Mosca usi anche l’appoggio ai curdi siriani dell’YPG come leva per ampliare la propria influenza nel nord siriano. Le milizie del Rojava sono una realtà forte, che riceve l’appoggio diretto degli americani e indiretto (o clandestino) dei russi, ma che tuttavia è stata clamorosamente esclusa dai talks di Ginevra, che hanno la pretesa di trovare una soluzione politica alla crisi siriana senza far partecipare i principali attori sul campo. L’appoggio russo ai curdi ha un doppio valore: crea spazio strategico per bloccare la possibile presenza al confine di truppe turche, e allo stesso tempo indispettisce Ankara, che vede nell’avanzata dell’YPG una chiara minaccia, dato che la milizia è alleata al PKK (se i curdi siriani troveranno legittimazione sulla futura spartizione della Siria, è possibile che i curdi di Turchia infuochino ancora di più lo scontro con il governo centrale rivendicando un proprio spazio territoriale).

erdogan

Tutte le nuove tensioni fra Turchia e Russia

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