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Grazie all’autorizzazione di Class editori e dell’autore, pubblichiamo l’analisi di Paolo Savona uscita sul quotidiano Mf/Milano Finanza diretto da Pierluigi Magnaschi

Yanis Varoufakis ha osato sfidare i poteri costituiti europei. Forse verrà processato dalle forze del suo stesso Paese che invocano il rispetto di una sovranità defunta. Giustizia è fatta! Capisco ora i rischi che ho corso per avere ingenuamente proposto e recentemente ribadito che anche l’Italia deve avere il suo Piano B nel caso, non improbabile, che l’euro entri in crisi irreversibile o che, alternativamente, entri in crisi l’Italia, in linea con il detto romano mors tua, vita mea.

Ho avuto occasione di discutere direttamente con Varoufakis la sua posizione nella trattativa. Egli ha affermato d’avere una concezione della politica che contrastava con quella dei suoi interlocutori, adusi a non affrontare la realtà come dovrebbero.
Mi ha detto: potevo riconoscere che la Grecia era in condizione di rimborsare il debito pubblico, per giunta accollandosene altro come hanno fatto i suoi predecessori e il suo successore? No, non potevo.

Il Fondo Monetario Internazionale ora lo ammette, dopo che l’ordine dell’obbedienza dei più deboli ai più forti è stato ripristinato. Qualche analogo segnale proviene anche dagli organi europei e dalla stessa Germania, che ha riportato a casa i suoi crediti indebitando ulteriormente la Grecia, purché non si osi mettere in dubbio che non siano loro a comandare.

Varoufakis ha poi aggiunto: potevo sostenere che le riforme che ci chiedono non aggravano le condizioni dei milioni di cittadini greci che già vivono in estrema difficoltà? No, non potevo. Esistevano ed esistono questi due problemi: chiedo ai critici se la soluzione scelta li ha risolti.
Varoufakis ha, come me, una concezione dell’Europa coerente con l’oggetto dei Trattati firmati, che possono essere sintetizzati nell’esistenza di un patto solidaristico.

I contenuti sono chiaramente espressi fin dal Trattato di Roma e poi ripresi, con maggiore specificazione, in quello di Maastricht e, da ultimo, in quello di Lisbona. Questo oggetto degli accordi europei è stato sistematicamente negato sia da nuovi “accordi”, non di rado approvati sotto ricatto delle crisi, ultimo il Fiscal compact che, come argomenta in modo incalzante Giuseppe Guarino, è un illecito giuridico; sia dalla soluzione data alla crisi greca.

L’attacco che ha subito Varoufakis mi ricorda quello mosso a Peyrefitte, che Carli difese dalle ire dei benpensanti per aver criticato il Vaticano. Come pure mi ricorda il detto di Giolitti: per gli amici le leggi si interpretano e per i nemici si applicano.
Tsipras viene considerato un nemico perché “di sinistra”. Siamo ancora a questo punto in Europa?

Tutti coloro che approvano la soluzione “vendicativa” della crisi greca per l’insubordinazione alle condizioni offerte e, soprattutto, per aver indetto il referendum, come se il popolo sappia scegliere meglio del trio Merkel-Schäuble-Juncker (un vero anatema!), sono i veri nemici dell’euro.
Chi invece vuole un’Europa diversa o, più precisamente, l’Europa sognata e desiderata dai Padri fondatori e non dai figli deviati è nel giusto, anche se viene trattato da ingenuo, da persona in malafede e potenzialmente golpista.

E’ inutile che giriamo attorno al problema centrale della sopravvivenza dell’euro: esso richiede uno Stato la cui attuazione si è purtroppo allontanata a causa dei seguaci dell’attuale euro e della politica europea miope.
Viviamo in un non Stato creato da non Stati, ai quali però resta il compito, Grecia docet, di ratificare le scelte di chi conta veramente. Qualcuno dovrà pur spiegare come può sopravvivere un’architettura siffatta. E se anche fosse possibile questo tipo di sopravvivenza, gli Stati deboli periranno, non perché non siano capaci di farlo, ma perché si impongono soluzioni che li affondano ancora di più.

L’unica legge non scritta che conta è quella del capitalismo finanziario, che ha fastidio degli Stati democratici e chiede mani libere di agire. Chiunque ha un minimo di sale in zucca e abbia a cuore le sorti del Paese di appartenenza, dato che ancora non ne esiste uno di livello superiore, dovrebbe sentire il dovere di preparare un Piano B se intende rispettare la Costituzione che regge il suo Stato.
Sul Piano B di Varoufakis-Galbraith, che presenta caratteristiche tecniche interessanti da meditare, si afferma che conteneva l’ipotesi di un golpe, consistente nell’appropriarsi telematicamente delle informazioni fiscali per consentire una corretta immissione della moneta alternativa.

I liberali che meritano questo nome sanno che uno dei loro Padri, John Locke, sosteneva che se le libertà degli individui (diritto alla vita, al libero pensiero, alla proprietà e all’eguaglianza) venivano violate, esisteva il diritto-dovere di ribellarsi ai poteri costituiti. Locke è considerato non solo padre del liberalismo, ma anche delle rivoluzioni moderne.
Qualcuno mi dica se la soluzione data alla crisi greca rispetta uno solo di questi cardini di una convivenza civile valida per tutti. L’Europa attuale non solo nega la validità del principio di una decente eguaglianza sostanziale, ma anche di un’indispensabile eguaglianza formale.

Perché non demonizzo Varoufakis

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