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Caino Salvini ha cacciato Abele Tosi dall’inferno della Lega. Ancora una volta i Lumbard hanno messo il loro sigillo di potere sull’autonomia dei veneti.

Avevamo avvertito la piccola vedetta lombarda: attenti a non svegliare “el Leone in moeca”. Zaia silente e accovacciato ai piedi di Salvini si è dimostrato quel modestissimo politico che è sempre stato: un simpatico DJ prestato a svolgere un ruolo troppo alto, più elevato rispetto alle sue capacità.

Ora si apre un’altra partita. E’ finita un’intera lunga stagione politica e si preannuncia un nuovo inizio.

Eravamo agli inizi degli anni’80, quando nella DC veneta ci chiedevamo cosa stesse succedendo nell’area pedemontana, tradizionalmente terreno fertile per il consenso al nostro partito, dove in ogni paese sorgevano all’improvviso i manifesti bianchi della Liga e i voti al partito di Rocchetta e Tramarin giungevano sempre più copiosi specie nelle province di Treviso, Padova, Verona e Vicenza.

Era il segnale che il terzo stato dei piccoli e medi produttori, dei commercianti, artigiani, agricoltori, tradizionalmente rappresentati dalla DC, non si riconoscevano più nel partito-Stato e rispondevano ai richiami del nuovo soggetto leghista, nato dal basso e sul territorio grazie a un tam tam comunicativo lontano mille miglia dai tradizionali media della politica.

Umberto Bossi, il senatur lombardo, ne era il leader carismatico e mai la Liga Veneta seppe assumere una posizione di autentica totale autonomia nei confronti dei fratelli compagni d’arme della regione confinante.

Fu così, quando Comencini tentò di emanciparsi dalla sudditanza lombarda e ne pagò le conseguenze e la storia si ripete adesso con l’aitante Salvini aiutato dal silente Zaia contro Flavio Tosi e la maggioranza schiacciante del consiglio nazionale leghista del Veneto.

Penso che Salvini e Zaia abbiano fatto male i conti con la realtà della nostra regione.
Squassata dallo scandalo di Galan-Chisso e compagnia di giro collegata del PD, l’elettore veneto sarà chiamato a esprimere il suo giudizio su una classe dirigente mediocre rivelatasi onnivora e indegna sul piano morale e dei comportamenti amministrativi, e lo farà senza farsi prendere in giro dai finti innovatori lepenisti, in grado di raccattare qualche voto in più facendo appello ai mal di pancia della gente, ma assolutamente incapaci di assumere una credibile funzione di governo di un Paese come l’Italia, o di una regione – Stato come il Veneto.

Spiace che Luca Zaia, che molte speranze aveva suscitato nel 2010 con il suo: prima il Veneto, abbia accettato per mera ambizione personale e per un calcolo errato, la sudditanza ai lumbard.

Ora si tratta di aprire una stagione nuova per offrire al terzo stato dei ceti medi produttivi e delle classi popolari venete una nuova speranza.

Lo faremo da popolari offrendo il nostro Manifesto per un Veneto Popolare, Venerdì prossimo a Padova, con l’obiettivo di concorrere a costruire con Tosi e gli altri amici disponibili il nuovo soggetto politico collegato alla tradizione migliore dei popolari della CSU bavarese e della vicina Austria. Un soggetto politico laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano e inserito a pieno titolo nel Partito Popolare Europeo.

www.alefopopolaritaliani.eu

www.insiemeweb.net

www.don-chisciotte.net

Il caso veneto: l’autogol di Zaia

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