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Le difficoltà della classe operaia e del ceto medio, quelle legate a potere di acquisito e senso di sicurezza, sono alla base dell’avanzata del populismo e dell’ultradestra in Europa. A sostenerlo è stato Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio, che ha preso parte a un dibattito sul futuro della politica europea organizzato dal Tony Blair Institute for Global Change, think tank britannico fondato dall’ex primo ministro britannico laburista Tony Blair e di cui il leader di Italia Viva è da alcuni giorni consigliere strategico. C’è anche un “problema culturale” in Occidente, ha aggiunto Renzi, citando la necessità di riconoscere che la questione dell’identità è “la base per accettare la sfida del futuro”.

Presenti allo stesso dibattito, inserito in una lunga giornata di lavoro, anche Sanna Marin, ex premier finlandese, e Sandro Gozi, europarlamentare francese vicino al presidente Emmanuel Macron, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche europee nel governo Renzi. A moderare, il giornalista Jon Sopel, ex Bbc.

“Penso di essere qui come esperto del caos essendo esperto di politica italiana”, ha ironizzato l’ex premier suscitando l’ilarità del pubblico. Altre risate quando ha spiegato che “se si considera il populismo una startup, l’Italia è la Silicon Valley”. E ha citato come esempi la Lega (già Nord), l’ascesa di Silvio Berlusconi e il Movimento 5 Stelle fondato dal comico Beppe Grillo.

Renzi ha parlato di riformismo e individuato tre fragilità che in Italia hanno favorito l’ascesa del populismo e dell’ultradestra: la mancanza di visione strategica a cui viene preferita la politica fatta sui social e con i loro ritmi; il problema non dell’immigrazione ma dell’emigrazione dei giovani talenti; la burocrazia che rischia di rendere l’Europa “un museo e non un laboratorio”.

Da Londra, Renzi ha inviato la sua eNews settimanale, anche questa dedicata alla sfida dei populismi. Citando il leader socialista francese Raphaël Glucksmann, ha sostenuto fare politica significa “fare proposte credibili e riformiste” e “farlo da adulti”. E ancora: “Fare politica da adulti significa non mettere veti sulla base delle antipatie ma far valere i voti”. Parla a Elly Schlein, leader del Partito democratico, che ha spiegato di non voler porre veti ma di rendere il suo partito il perno dell’alternativa al governo. Ma anche agli altri potenziali alleati nel campo largo, tra cui il Movimento 5 Stelle.

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