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Il Consiglio supremo di difesa, riunitosi ieri al Palazzo del Quirinale sotto la guida del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è occupato anche dei “cambiamenti che le nuove tecnologie stanno introducendo nella competizione internazionale e quindi sui loro effetti nell’evoluzione dei moderni scenari strategici”. Nella nota diffusa dopo l’incontro viene definito “indispensabile” lo sviluppo di una “consapevolezza e capacità d’azione anche nei nuovi ambiti dell’interazione umana: i domini cibernetico, spaziale e subacqueo e la dimensione cognitiva”. E, si legge ancora, una “più efficace architettura di sicurezza e di governance nazionale è condizione per contrastare le nuove minacce nonché i rischi di uso offensivo delle tecnologie emergenti quali l’intelligenza artificiale. Considerata la trasversalità delle minacce ibride, è indispensabile uno sforzo congiunto del sistema Paese”, conclude il comunicato.

Quanto riferito dal Quirinale rappresenta un ulteriore passo in termini di consapevolezza delle istituzioni italiane, per giunta a pochi mesi dalle elezioni per il Parlamento europeo, sui temi della sicurezza nazionale, che non possono essere più distinti in maniera novecentesca tra singoli domini separati. Anzi, la minaccia oggi è fluida, multidimensionale, asimmetrica e ibrida, come ha dichiarato nelle scorse settimane Elisabetta Belloni, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, al San Marino Aerospace (qui il suo intervento riportato da Formiche.net). 

Tante le ipotesi sul tavolo per trovare una nuova e “più efficace architettura di sicurezza e di governance nazionale”.

Tra i lasciti della precedente legislatura c’è stata la spinta a riformare il comparto intelligence, dossier di cui si sta occupando sin dal suo insediamento il sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Si sta lavorando a “un serio restyling del comparto”, aveva detto a giugno confermando le indiscrezioni di stampa sul lavoro per l’aggiornamento o il superamento della legge 124 del 2007 (su Formiche.net già a febbraio) e sottolineando la necessità di “una migliore articolazione organizzativa soprattutto nel settore economico-finanziario”.

Ma l’intelligence è solo un tassello della sicurezza nazionale, per giunta di supporto al policy-making. Ecco, dunque, che sul tavolo c’è l’ipotesi di un Consiglio per la sicurezza nazionale legato a una strategia di sicurezza nazionale (di cui si è discusso a luglio anche in sede di Consiglio supremo di difesa).

“Minacce sistematiche e risposte whole of government: un Consiglio per la sicurezza per l’Italia”? è il titolo del recente paper di Beniamino Irdi, Head of Strategic and International Affairs presso Deloitte Legal Italia, per il Luiss Policy Observatory. Nel contesto attuale è necessario “un punto di fusione costante e permanente delle diverse dimensioni della sicurezza, che agevoli la formazione di una direttrice di governo armonica”, si legge nell’abstract della proposta di istituzione di un Consiglio per la sicurezza nazionale presso la Presidenza del Consiglio. Opinione molto diffusa durante il dibattito di presentazione del documento (a cui Formiche.net era presente) è stata che lo scenario attuale delle minacce, che spesso colgono di sorpresa le vittime come dimostra l’attacco di Hamas del 7 ottobre nel Sud di Israele, imponga il superamento dell’approccio emergenziale. Uno dei modelli di riferimento è quello degli Stati Uniti, dove il Consiglio per la sicurezza nazionale è una “squadra”, piuttosto che di una burocrazia, che assiste il capo del governo sulla base anche di un forte legame di fiducia.

Non mancano gli interrogativi. Come quelli riguardanti il personale, il legame tra questa proposta e l’ipotizzata riforma del comparto intelligence, il superamento degli organismi già presenti (come il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, il Comitato politico strategico e il Nucleo interministeriale situazione e pianificazione, il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica) e l’architettura istituzionali italiana diversa da quella, per esempio, statunitense. Ma il fatto che proprio il Consiglio supremo di difesa dal Quirinale abbia sottolineato l’importanza di “una più efficace architettura di sicurezza” davanti a nuove minacce appare un importante passo avanti e una sponda al governo.

Dalla difesa alla sicurezza. Ecco il cambio di passo del Quirinale (evviva!)

Il Consiglio supremo di difesa affronta, per la prima volta e in modo innovativo, il tema di un’architettura di sicurezza nazionale per fronteggiare la natura ibrida delle nuove minacce. È un cambio di passo rilevante e coerente con la strategia della presidenza del Consiglio. Ecco perché

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