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Pechino torna a espandere la propria presenza militare negli arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale. Alcune immagini satellitari mostrano infatti prove evidenti di trasformazioni infrastrutturali nell’atollo corallino denominato “Antelope Reef”, facente parte dell’arcipelago delle isole Paracel e situato circa 250 miglia a est di Hue, in Vietnam, e a circa 175 miglia a sud-est della base navale di Sanya, sull’isola cinese di Hainan.

Già dopo la metà di ottobre dello scorso anno il dragaggio dei bordi orientali e meridionali della laguna erano ben visibili, ma i cambiamenti sostanziali (come nuove infrastrutture e una via di accesso per gli ormeggi roll-on/roll-off, lavori necessari per permettere il trasporto sull’isola di attrezzature pesanti per il dragaggio e la bonifica dei terreni) sono divenuti visibili solo nel corso di questo mese. Una volta completati i lavori per la costruzione di una base militare sull’atollo, essa potrebbe fungere da eliporto, stazione radar e ancoraggio per le navi da guerra e le imbarcazioni della guardia costiera cinesi.

La militarizzazione dell’Antelope Reef da parte della Repubblica Popolare Cinese non è un caso: quella di sfruttare piccoli fazzoletti di terra emersa nell’Oceano Pacifico per potenziare la propria capacità di power projection è un approccio seguito in modo estensivo da Pechino. Soltanto nell’arcipelago delle Paracel, strappato al Vietnam nel 1974, sono 20 gli atolli in cui la Cina ha costruito delle basi militari; tra questi è inclusa anche Woody Island, su cui è stata costruita un’infrastruttura logistica capace di ospitare i bombardieri della triade nucleare cinese).

Una presenza simile è registrata anche nell’Arcipelago delle Spratly, sito più a sud rispetto alle Isole Paracel, dove però anche altri attori mantengono una presenza militare. Come ad esempio le Filippine, che nel Second Thomas Shoal sfruttano il relitto di una nave dell’epoca della Seconda guerra mondiale, fatto appositamente incagliare lì, come avamposto. Una mossa non gradita a Pechino, che non corso degli anni ha condotto una serie di attività “ibride” (o relative alla grey-zone, per usare un lessico più affine a quello impiegati negli ambienti militari cinesi) volte a spingere Manila ad abbandonare l’atollo e il relitto. Attività che, fino ad ora, non hanno avuto successo.

Sul piano temporale, c’è una coincidenza interessante da notare. I lavori sostanziali sulla superficie dell’Antelope Reef sono stati portati avanti in concomitanza con la conduzione di strane manovre da parte di migliaia di pescherecci cinesi, che in due occasioni hanno formato una sorta di “muraglia galleggiante” nel Mar Cinese Meridionale, segnalando una capacità di mobilitazione che può essere sfruttata dalla Repubblica Popolare in caso di escalation militare.

Un nuovo avamposto cinese nel cuore del Mar Cinese Meridionale? Cosa dicono le immagini satellitari

Le immagini satellitari dell’Antelope Reef mostrano come Pechino continui a sfruttare piccoli atolli per ampliare la propria capacità di proiezione di potenza. Un modello già abbondantemente sperimentato in precedenza

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