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Per l’Ucraina, è iniziato ufficialmente il terzo anno di guerra. O almeno, di guerra su larga scala. Dall’annessione-lampo della Crimea e dalle prime avvisaglie insurrezionali negli oblast orientali dello Stato post-sovietico, di anni ne sono già passati dieci. Due anni fa, i soldati di Mosca davano avvio a quella che il Cremlino ha definito propagandisticamente “Operazione Militare Speciale”, per evitare di ricorrere a termini scomodi come “guerra” o “conflitto”. Un’operazione destinata a durare poche ore, al massimo pochi giorni. E che invece si è protratta per ventiquattro mesi. E non sembra sul punto di arrivare a una fine.

Dall’autunno a questa parte, il fronte sembra essersi più o meno stabilizzato. Piccole variazioni ci sono, ma avvengono dietro pagamento di altissimi costi umani e materiali: l’occupazione russa del piccolo sobborgo di Avdiivka dopo mesi di combattimenti ne è soltanto l’ultimo esempio. L’esercito ucraino stima che la conquista di Avdiivka sia costata alla Russia 47.000 soldati, mentre Andrey Morozov, un blogger russo filo-militare morto suicida, ha scritto che le perdite dell’esercito durante gli scontri per il sobborgo di Donetsk sarebbero ammontate a 16.000 uomini.

Mosca tuttavia riesce a sopperire, anche se a fatica, a questo alto consumo grazie al suo vasto apparato produttivo di natura militare e ai rifornimenti che arrivano da Paesi affini come la Corea del Nord o l’Iran. E anche se Kyiv soffre molto di più la carenza di munizionamento e di sistemi d’arma, non vuole darsi certo per vinta: poche ore fa lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che le forze armate del suo Paese prepareranno “una nuova controffensiva” per scacciare l’invasore russo dal suolo ucraino. Senza però fornire tempistiche di sorta.

La testata Politico ha interpellato alcuni militari delle forze armate occidentali per chiedere loro una previsione sul futuro, più o meno immediato, del conflitto ucraino. Nessuno degli interpellati ha optato per una precisa tabella di marcia per l’anno a venire, ma tutti hanno concordato su tre elementi fondamentali che determineranno l’evolversi della situazione bellica durante i prossimi mesi.

In primo luogo, nei prossimi mesi l’Ucraina non avrà l’equipaggiamento o il personale per lanciare la controffensiva paventata da Zelensky. Quest’anno sarà un anno di “recupero e preparazione da entrambe le parti, come il 1916 e il periodo 1941-42 nelle ultime guerre mondiali”, ha dichiarato il Tenente Generale Marc Thys, che l’anno scorso è andato in pensione come vice capo della difesa belga. “Il fattore critico è la capacità dell’Ucraina di stabilire posizioni difensive favorevoli”, ha invece dichiarato in anonimato un ufficiale tedesco che sta monitorando il conflitto.

Questo perché, in secundis, la Russia (per i motivi enunciati poco sopra) si è assicurata la superiorità dell’artiglieria, con cui sta martellando le posizioni ucraine. Dopo Avdiivka, Mosca ha continuato a lanciare attacchi contro altre posizioni tenute dagli ucraini come Robotyne Kupiansk e Chasiv Yar.  “L’anno sarà difficile, nessuno può prevedere in quale direzione andrà la Russia o se noi avanzeremo quest’anno”, ha detto Taras Chmut, analista militare ucraino e sergente della Naval Forces Marine Corps Reserve.

L’Ucraina, nel frattempo, sta soffrendo una carenza di proiettili che costringe le sue truppe di prima linea a razionare i colpi e ad affidarsi a tecnologie non convenzionali come i droni per contenere gli attacchi russi. In una telefonata del 20 febbraio tra il capo della difesa ucraina Rustem Umerov, il comandante generale Oleksandr Syrskyi e il Segretario alla Difesa americano Lloyd Austin sono state esposte le priorità dell’Ucraina per l’acquisto di nuove armi ed equipaggiamenti nei prossimi mesi. Come al solito, in cima alla lista ci sono altri sistemi di difesa aerea, ma invece di aerei da combattimento (che dovrebbero arrivare a inizio estate, secondo le previsioni) o carri armati, Kyiv vuole droni per la sorveglianza e gli attacchi a lungo raggio, seguiti da sistemi di guerra elettronica per bloccare i droni e i missili balistici russi che colpiscono le linee del fronte ucraino e le infrastrutture civili. “Mantenere la fornitura di munizioni [missili terra-aria] per i sistemi di difesa aerea occidentali dell’Ucraina e per quelli rimanenti di origine sovietica sarà un compito cruciale per i partner occidentali nel 2024”, ha affermato Justin Bronk, ricercatore senior presso il think tank Royal United Services Institute.

Per avere questi rifornimenti è necessario che l’Occidente rimanga coeso nel sostegno all’Ucraina. Segnali incoraggianti in questa direzione sono stati mandati dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in occasione del secondo anniversario di guerra si è recata nella capitale ucraina, dalla quale ha ribadito la vicinanza dell’Italia, che da poco ha assunto la guida del G7, alla causa del Paese in lotta.

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