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Il “contorsionismo retorico” e la moralità dell’Occidente, manifestati nel sostegno ai governi di Israele e nelle piazze propalestinesi, sono cosa ben diversa dall’unità del fronte a difesa dell’Ucraina contro l’aggressione russa. Le divisioni e i distinguo hanno offerto a Cina, Russia e Iran l’opportunità di diffondere messaggi celebrativi della propria influenza globale. Pur non essendo gli unici attori rilevanti nella regione, sono, insieme al Qatar grazie all’emittente Al Jazeera, coloro che meglio possono sfruttare il conflitto per plasmare il dibattito pubblico mondiale.

Gli analisti dell’Alliance for Securing Democracy, un’iniziativa del think tank German Marshall Fund of the United States, sottolineano che nell’ultimo anno l’ambiente informativo è diventato “molto più ospitale per la propaganda e la disinformazione di Stato”, in parte a causa di decisioni come quella di X, precedentemente Twitter, di rimuovere le restrizioni e le etichette sugli organi di propaganda affiliati agli Stati.

Cinque i risultati dell’analisi condotta sulla Hamilton 2.0 dashboard, piattaforma dell’Alliance for Securing Democracy.

Primo: le narrazioni di Cina e Russia variano notevolmente a seconda della piattaforma. La moderazione della diplomazia cinese contrasta con le posizioni più conflittuali su X, dove alcuni “lupi guerrieri” hanno condiviso meme e immagini provocatorie, compresi contenuti generati dall’intelligenza artificiale. La Russia ha utilizzato Telegram per pubblicare i contenuti più controversi, specialmente quelli non in lingua inglese, definendo gli israeliani “psicopatici genocidi” e “fascisti” la cui crudeltà “supera [Adolf] Hitler”.

Secondo: non sorprende che la Russia, più dell’Iran e della Cina, abbia cercato di collegare il conflitto all’Ucraina, sostenendo che l’Occidente sia ipocrita nel sostenere contemporaneamente l’Ucraina e Israele, incapace di gestire entrambi i conflitti e irresponsabile nel presunto armare Hamas con armi destinate all’Ucraina.

Terzo: Russia, Cina e Iran differiscono nella volontà di criticare direttamente Israele, con l’Iran più deciso e la Cina più cauta, ma tutti e tre sono chiari nel puntare il dito sulle politiche occidentali, soprattutto statunitensi.

Quarto: Russia, Cina e Iran hanno menzionato la Palestina quasi quattro volte più spesso dell’Ucraina su Telegram nell’ultimo mese, dimostrando quanto il conflitto sia diventato centrale nella loro narrazione esterna.

Quinto: il coinvolgimento con i post iraniani è aumentato ad ottobre rispetto a settembre su tutte le piattaforme monitorate. Su Facebook, ad esempio, i post delle pagine iraniane sostenute dallo Stato hanno ricevuto circa quattro volte e mezzo più condivisioni e sei volte più commenti in ottobre rispetto a settembre.

Così Cina, Russia e Iran fanno propaganda su Israele e Palestina. Report Asd/Gmf

Anche utilizzando un ambiente “molto più ospitale per la propaganda e la disinformazione di Stato”, in particolare su X, le autocrazie stanno sfruttando il “contorsionismo retorico” occidentale. Ecco come

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