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Un triplo focus tarato su migranti, guerra ed energia al centro della visita di Stato in Norvegia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tre giorni (fino a venerdì 12) per toccare quei temi che, dall’invasione russa dell’Ucraina in poi, sono al centro dell’agenda internazionale, con un interessante risvolto bilaterale. Roma e Oslo infatti vantano comunanze di interessi, visioni e relazioni che si intrecciano con le politiche italiane.

Oslo dopo Kiev

Dopo la guerra, la Norvegia (dove operano circa 500 scienziati e ricercatori italiani) ha assunto un ruolo significativo nello scacchiere internazionale, dal momento che ha guadagnato lo status di primo fornitore per l’Europa. Il Paese scandinavo, a dispetto del suo peso demografico, ha una rilevanza internazionale oggettiva, anche per via del maggior Fondo Sovrano al mondo, passando per le esportazioni di gas e petrolio. Oslo si è dichiarata contraria alle violazioni di Mosca del diritto internazionale e sui migranti ha storicamente una posizione integralista, ritenendo che l’emergenza migratoria abbia un carattere globale e non regionale (come i paesi di prima accoglienza). Anche per questa ragione in passato ha accolto alcuni rifugiati provenienti da Italia e Grecia. Non solo flussi, l’Artico è diventato negli ultimi anni un settore nevralgico per via dei nuovi giacimenti e, di conseguenza, appetito da vari big player.

Sabotaggi sottomarini

Nel gennaio dello scorso anno un cavo sottomarino che collega la Norvegia con la stazione satellitare artica era stato misteriosamente interrotto. Quelle acque sono strategiche, dal momento che connettono il Mare di Barents con il Mare di Norvegia. Inoltre quei cavi in fibra ottica, ciascuno esteso, per oltre 800 miglia, forniscono la banda larga alle Svalbard e si snoda tra Longyearbyen e Andøya, nel nord della Norvegia.

L’incidente segue altri casi simili, antecedenti alla guerra, in cui sono stati messi ko vari cavi che collegavano una rete di sorveglianza al largo della costa norvegese: era l’11 novembre 2021 quando vennero tagliati alcuni cavi molto importanti che, tra le altre cose, segnalavano la presenza e le attività di sottomarini. Le indagini rilevarono che quei cavi che collegano i nodi dei sensori alla terraferma siano stati tagliati e poi scomparsi. In sostanza le ipotesi su un sabotaggio intenzionale non erano peregrine, né ieri né oggi alla luce delle evoluzioni belliche.

Eni

Il cane a sei zampe è presente in Norvegia dal 1965 nel Mare di Norvegia, nel Mare del Nord norvegese e nel Mare di Barents. Al momento si contano 173 licenze esplorative. Risale allo scorso dicembre l’ultima scoperta nel Mare di Barents: ovvero 9-21 miliardi di metri cubi di gas recuperabile (57-132 milioni di barili di olio equivalente) con la possibilità potenziale di contribuire alla futura fornitura di gas dal Mare di Barents. Il pozzo in questione si trova 85 km a nord-ovest di Hammerfest e circa 27 km a nord-est del giacimento Goliat, gestito da Vår Energi. È stato perforato a una profondità d’acqua di 403 m con la piattaforma di perforazione Transocean Enablers.

Var Energi detiene una partecipazione del 50% nella licenza PL229E, con il partner AkerBP (50%) ed è partecipata da Eni al 63%: di fatto è una delle principali società indipendenti di petrolio e gas upstream sulla piattaforma continentale norvegese costituita nel 2018. Da quest’anno inoltre ci sono 12 nuove licenze esplorative con 5 operatori, a seguito degli “Awards in Predefined Areas 2022” (APA) del Ministero del Petrolio e dell’Energia della Norvegia.

Mattarella in Norvegia, tutti i dossier tra Roma e Oslo

Triplo focus su migranti, guerra ed energia nella visita di tre giorni del Presidente della Repubblica. Eni è presente in 173 licenze esplorative. Area sensibile anche alla geopolitica legata alla guerra, alla Nato allagata e alle mire globali sui mari settentrionali

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