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“Nell’indirizzare un deferente omaggio alla memoria di quanti hanno sacrificato la vita nell’adempimento del dovere, ricordo che la professionalità e la dedizione delle donne e degli uomini della Forza armata rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza della nostra comunità e l’affermazione dei valori della Costituzione, nel vasto contesto internazionale in cui si inserisce la vita del nostro Stato.”

Non potevano essere scelte parole migliori di quelle usate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per celebrare il 165° anno di costituzione dell’Esercito, specie nel quadro del “grave inasprimento dei conflitti in atto”. Ed una grata attenzione va quindi rivolta in particolare alla difficile situazione in cui si trova ora la Brigata Sassari, inquadrata nel comando della missione Unifil. Senza trascurare i militari impegnati, come informa il ministero della Difesa, nelle 42 operazioni (21) e missioni (21), di cui 4 operazioni sul territorio nazionale (Strade Sicure, Difesa aerea nazionale, Vigilanza pesca e Milano-Cortina 26).

Vitale anche l’attività di esercitazione. Da ultimo si è da poco conclusa nell’area addestrativa di Postojna, in Slovenia, l’operazione “Iron Hail 2026”, principale attività addestrativa annuale dell’Esercito sloveno per il tiro indiretto di artiglieria, alla quale ha preso parte la 14ª batteria obici del 3° reggimento artiglieria terrestre da montagna italiano.

L’area di Poček, situata nei pressi di Postumia, è noto poligono militare molto utilizzato per addestramenti, esercitazioni a fuoco e scenari tattici. È spesso sede anche di importanti esercitazioni internazionali come la “Adriatic strike”. Nella recente “Iron Hail” sono stati impiegati pure droni a pilotaggio remoto a supporto dell’osservazione e dell’acquisizione degli obiettivi. Il personale italiano ha operato con i sistemi aerei senza pilota “Radon X” e “Xenon”. L’impiego di questi sistemi conferma la crescente centralità dei dispositivi a pilotaggio remoto nei moderni scenari operativi.

Ma l’Esercito conduce anche attività meno note o riservate, gestite spesso da reparti speciali. Si tratta di adempimenti affidati a unità come il 9º reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, il 4º reggimento alpini paracadutisti “Monte Cervino” e il 185º reggimento paracadutisti Ricognizione acquisizione obiettivi “Folgore” (acquisitori obiettivi), che svolgono operazioni delicate e anche segrete. Queste includono il supporto a governi alleati, attività contro il terrorismo internazionale e raccolta di informazioni in zone di conflitto. Vi sono poi le cosiddette missioni “ombra” all’estero, che includono l’addestramento di forze locali in aree instabili e interventi umanitari in contesti critici. L’Esercito è inoltre presente in spedizioni scientifiche in Antartide, volte a studiare il cambiamento climatico, l’adattamento umano in ambienti estremi e la tettonica globale. Viene pure svolta una incisiva azione di contrasto delle Fake news: la Difesa utilizza metodi innovativi, come quelli sperimentati a bordo di Nave Italia, per contrastare la disinformazione.

Queste attività evidenziano come l’esercito operi ben oltre il contesto prettamente bellico, coprendo scenari scientifici, di sicurezza interna e di intelligence.

Accanto ai campi tradizionali di svolgimento dei conflitti, terra, mare ed aria (quest’ultimo “inaugurato” nel mondo dall’Italia con l’invio di aerei nella guerra di Libia del 1911), se ne sono dunque aggiunti altri: la guerra ibrida, strategia di conflitto che combina tattiche militari convenzionali con azioni non convenzionali (cyberattacchi, disinformazione, sabotaggi, pressioni economiche) per destabilizzare un avversario senza dichiarare guerra ufficiale. Sue “specializzazioni” sono la guerra cibernetica (o cyberwarfare), conflitto che utilizza attacchi informatici per danneggiare le infrastrutture critiche, le reti o i sistemi di un avversario, con l’obiettivo di destrutturare un Paese, e la guerra cognitiva, forma di conflitto ibrido che tende a manipolare il pensiero, le emozioni e i comportamenti di individui e società, rendendo la mente umana il campo di battaglia principale anche attraverso data poisoning (cioè l’avvelenamento dei dati).

“Le guerre ibride – osserva Maria Marino, commentando il libro di Michele Mazza “Guerre in codice” – operano proprio su questo piano: intervengono sui linguaggi, modificano i vocabolari, destabilizzano i riferimenti comuni”. Pochi soggetti dotati di potenza computazionale possono incidere sulla volontà elettorale. Apprensioni ben presenti anche in ambito “civile”, poiché l’intelligenza artificiale senza regole “cambia la mente delle persone” e può dar vita ad “un mondo post umano controllato da una ristretta élite costituita appunto da coloro che dominano la rete e l’intelligenza artificiale” (così A. Cazzullo, Corriere della Sera, 6.05.2026).

Ad Anzio (Rm), presso la caserma “S. Barbara”, ha sede il Comando Brigata Informazioni tattiche (Bit). Questa unità è un’eccellenza specializzata nelle attività di intelligence, guerra elettronica e sorveglianza. Si avvale di diversi reparti: il 13° reggimento Humint (Human intelligence), specializzato nella raccolta di informazioni tramite fonti umane. È composto da operatori addestrati a operare in piccoli nuclei in scenari internazionali. Il 9° reggimento Sicurezza cibernetica “Rombo”, che si occupa di difesa cibernetica e guerra elettronica. Si aggiungono il Reparto supporto operativo alla guerra elettronica (Resoge), che è unità di supporto tecnico specializzato, ed il Reparto analisi integrata terrestre (Rait), addetto all’analisi dei dati raccolti. La Brigata Informazioni tattiche (ex Brigata Rista-Ew, costituita nel 2004) fornisce supporto informativo di alto livello, fondamentale per le operazioni tattiche e strategiche.

Il 28° reggimento Comunicazioni operative “Pavia” è invece un’unità specializzata dell’Esercito italiano, con sede a Pesaro presso la caserma “Del Monte”. Fondato nel 1860, oggi è l’unico reparto dell’Esercito deputato alle comunicazioni operative e psicologiche nei teatri internazionali ed opera sotto la Brigata Informazioni tattiche. Ne è a capo il colonnello Marco Ferrara, esperto di operazioni psicologiche (Psyops) dell’Esercito italiano ed autore di analisi su minacce ibride e strategie Nato. Ha svolto studi sulla disinformazione (ad esempio, una sua analisi al riguardo sul n. 4-2025 della Rivista militare comprende anche le contromisure Nato nell’ambiente informativo) e report su conferenze operative della Forza armata.

Gli uomini e le donne del reggimento sono tutti volontari e rappresentano – spiega il sito dell’unità – vere e proprie pedine pregiate che con la loro azione producono effetti strategici per il raggiungimento degli obiettivi della missione. Lo studio delle lingue, la conoscenza e l’utilizzo dei più moderni sistemi di comunicazione mediatica, l’analisi delle diverse realtà socio-antropologiche che caratterizzano le aree in cui opera l’Esercito italiano sono solo alcuni esempi del complesso lavoro svolto da questo reggimento.

Si tratta pertanto di punte avanzate per l’approfondimento di metodi bellici che acquisteranno sempre più piede, per lo spazio determinante dell’informazione e dell’intelligenza artificiale che, come rileva Alessandro Aresu nel volume Geopolitica dell’intelligenza artificiale (2025), comporta un rinnovamento di tutti i processi dell’infrastruttura militare, oltre che di quelli industriali, della gestione dell’agricoltura, del consumo di energia, della mobilità.

Difatti la guerra ibrida contemporanea assume proprio la forma di una competizione per il controllo dell’intelligenza artificiale: chi governa i sistemi di machine learning, capaci di accumulare, interpretare e predire comportamenti, governa la realtà. Maria Marino, nel recensire il sopra citato e recentissimo volume di Michele Mazza “Guerre in codice. Come le intelligenze artificiali resettano la democrazia”, ricorda l’episodio dell’insediamento a Kiev dell’ex dirigente Google Eric Schmidt, con la sua società Swift Beat, che permette l’uso dei propri droni dotati di sistemi di IA in cambio di un accesso libero e illimitato ai dati di combattimento. Ciò evidenzia una dinamica cruciale, ovvero la guerra diventa laboratorio di addestramento algoritmico e chi controlla i dati di addestramento controlla l’evoluzione del sistema e, con essa, l’asimmetria strategica futura.

Ebbene, alla luce della nostra Costituzione, è coerente rafforzare l’Esercito e tutte le Forze armate? Taluni si appellano al citatissimo articolo 11, secondo il quale, come noto, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ma pochi ricordano, o fingono di non ricordare, che sempre la massima Carta della Repubblica, all’articolo 52, prescrive: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge”. Quindi prepararsi ad una guerra di difesa – che sempre guerra è, come rileva Galli della Loggia – “è sacro dovere del cittadino”, anche se lo scarso senso civico di molti e lo spirito di appartenenza alla Patria, da tanti poco avvertito, fiaccano questo vincolo e la fibra stessa del Paese. Quell’articolo 52 rafforza in realtà ciò che chiede l’art. 11, poiché pone i presupposti per l’adeguata deterrenza contro i malintenzionati. Del resto l’Italia nel periodo repubblicano ha già preso parte a guerre: Iraq, Afghanistan, Serbia. Il grande giurista Arturo Carlo Iemolo, il 2 gennaio 1948, scriveva: “Se dietro la Carta costituzionale non c’è una forza vigile, non ci sono cuori caldi, la Carta sarà travolta dal fatto”. Ed invero, come ha sottolineato Sabino Cassese il 15 febbraio 2023, “la Costituzione non è solo stata attuata lentamente, ma contiene anche promesse non mantenute, e addirittura dimenticate”. Quindi non basta infiammarsi quasi solo per la nazionale di calcio!

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