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Rinnovare una presenza e investire nei settori strategici. I Balcani secondo la visione del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, corrispondono a due azioni italiane, connesse e interdipendenti: la prima è quella di distendere una strategia di allargamento corroborata da una nuova visione europea; la seconda tocca il concetto di macro regione che fa il suo ingresso nel mercato europeo. La conferenza di Trieste “L’Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione” ha questo obiettivo, da raggiungere mediante una serie di mosse ad hoc nei settori delle infrastrutture, delle relazioni commerciali e della geopolitica.

Passaggio che negli ultimi mesi più volte è stato evidenziato dal premier (e non solo nel suo messaggio alla conferenza) quando dice che portare più Italia nei Balcani è l’obiettivo di questo Governo, perché è quello che “ci chiedono tutti gli amici della regione, l’ho constatato personalmente in occasione del vertice a Tirana. Siamo protagonisti nella regione ma dobbiamo rinnovare questa presenza e investire nei settori strategici”.

Più dialogo

Punto di partenza l’assunto spiegato ieri dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla mancanza di un’alternativa al dialogo, con esplicito riferimento alle tensioni tra Serbia e Kosovo. Troppo forte la tentazione dei player esterni di influenzare oltremodo le dinamiche eurobalcaniche, ragion per cui le policies da applicare in loco, con costanza e saggezza, non possono che essere caratterizzate da uno spiccato senso distensivo.

In secondo luogo, come osservato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’obiettivo ampiamente alla portata di Roma deve essere quello di riunire tutte le forze italiane “dei diversi settori, imprenditoriali e politici, anche con la benedizione dell’Ue, per lanciare una presenza sempre più forte del nostro Paese in una regione che deve diventare anche parte del mercato europeo”.

Il tutto con un altro passaggio propedeutico: l’accelerazione dei processi di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali, che l’Italia sosterrà con convinzione.

“È fondamentale la stabilità della regione anche perché attraverso i Balcani passano anche i flussi migratori dalla Turchia ed è importante evitare l’immigrazione illegale. Stabilità significa anche possibilità di crescita economica e di presenza delle nostre imprese. Con il ministro Crosetto siamo già stati in Serbia e Kosovo anche per facilitare il dialogo tra questi due Paesi. Anche grazie alla presenza di tanti militari italiani, credo si possa costruire per il nostro Paese un’azione positiva”, ha puntualizzato il numero uno della Farnesina.

Più Italia nei Balcani

Sul punto c’è il pollice alzato dal commissario Ue all’allargamento, Oliver Varhelyi, secondo cui “abbiamo bisogno di più Italia nei Balcani occidentali, come Paese fondatore e grande Stato membro dell’Ue. Le nostre aspettative sono più alte. Vogliamo che l’Italia riesca a promuoversi in modo più forte nei Balcani occidentali e nell’Ue”, ha aggiunto spiegando che “Trieste non è solo la porta per l’Europa orientale ma anche per quella occidentale”.

La collocazione peculiare di Trieste è stata il gancio per mettere l’accento su un altro settore strategico del dossier balcanico: le infrastrutture legate alla geopolitica. Interessante è il progetto del Corridoio Pan Europeo 10 (dopo un altro utilissimo tassello infrastrutturale come la Via Carpatia), ovvero la bretella che dall’Austria giungerà al porto greco di Salonicco, in piena evoluzione geopolitica, tanto dell’area balcanica quanto di quella del Nord Egeo, visto che Salonicco è in mano all’oligarca russo Ivan Savvidis, su cui si intrecciano una serie di interessi, interni ed esterni all’Ue.

Anche per questa ragione Tajani ha assicurato che a breve si terrà un vertice dei ministri degli Esteri dei Balcani a Roma: “Con la Bulgaria, la Macedonia del Nord e l’Albania organizzeremo un altro evento dedicato al Corridoio paneuropeo”, ha spiegato il ministro.

@FDepalo

Da Trieste l'Italia guarda al futuro (europeo) dei Balcani

La conferenza di Trieste è utile per riflettere su crescita e integrazione, senza dimenticare un settore nevralgico come le infrastrutture: interessante il Corridoio Pan Europeo 10, ovvero la bretella che dall’Austria giungerà al porto greco di Salonicco, in piena evoluzione geopolitica. Tanto dell’area balcanica quanto di quella del Nord Egeo

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